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Che la Chiesa facesse politica si è sempre saputo. Non per nulla, siamo stati governati per lungo tempo da un partito – la Democrazia Cristiana – che aveva come simbolo la croce. Ma era una politica sottotraccia, mai invadente, mai partecipata in modo attivo.

Nessun politico è mai stato attaccato direttamente e nessuna ideologia è mai stata combattuta, a parte il caso della lotta contro l’ideologia atea del comunismo. Ma in quanto dottrina atea, non in quanto prassi politica.

Per il resto, la Chiesa faceva riferimento alla dottrina cristiana, per suggerire ai fedeli quali fossero le scelte su cui orientarsi. Quella Chiesa, con l’abbandono dell’ultimo papa, Benedetto XVI, è scomparsa.

Al suo posto è arrivata una “macchina da guerra” vaticana, con tanti soldatini disciplinati schierati al “fronte” e ubbidienti al loro capo politico. Un’obbedienza imposta, a meno che non ci si voglia immolare sull’altare dei dissenzienti, con le conseguenze che si possono immaginare.

Questo esercito di preti, guidato dal loro leader, il Presidente Francisco, è ormai un vero e proprio partito politico italiano, che attacca o si allea con altri partiti per una battaglia comune. Oggi contro Salvini, domani contro l’intero centrodestra, poi contro il popolo che non vota come dice lui, e via dicendo.

In pratica, o con me o contro di me. É il pensiero politico del primo papa gesuita, Jorge Mario  Bergoglio, qui arrivato dall’Argentina dove ha avuto modo di apprendere dai militari golpisti i metodi e i sistemi per imporsi.

Con l’ingresso in politica di Francesco, molti fedeli sono rimasti spiazzati e scioccati. Non capiscono più gli attacchi gesuiticamente politici su “Famiglia Cristiana”, divenuta ormai l’organo ufficiale del partito bergogliano. Non è un caso che le sue copertine riguardino solo i nostri politici e non più Gesú Cristo, gli Angeli e i Santi. Quel Cristo di cui la Chiesa, una volta, predicava gli insegnamenti: insegnamenti religiosi per le anime cristiane, non ragionamenti politici.

L’impressione è che la Chiesa, oltre a perdere fedeli praticanti e nuovi sacerdoti (che non arrivano più), non si interessi più dei cristiani, preferendo riservare la sua attenzione alla “multireligiositá”, specialmente ad un Islam praticato in molti paesi dove si continuano a bruciano le Chiese, spesso con i cristiani dentro.

É una scelta del neo capo politico del Vaticano, il quale, giorno dopo giorno, licenzia o costringe alle dimissioni gli elementi nominati dai Papi che l’hanno preceduto, sostituendoli con suoi fedelissimi. Le ultime dimissioni sono state quelle del Comandante della Gendarmeria Pontificia, Domenico Giani. Una pedina importante nel sistema di potere vaticano.

Il modo di governare di Bergoglio sembra ispirarsi a quello del cardinale Richelieu, secondo il quale «chi sta al potere deve attorniarsi di uomini di sua fiducia». Con questi principi Richelieu scalò tutti i gradini del potere ecclesiastico e politico, fino a diventare il padrone assoluto della Francia del Seicento, ai tempi del romanzo “I Tre Moschettieri”.

Intanto papa Bergoglio ha nominato ben 62 cardinali “suoi”, che nel futuro Conclave rappresenteranno la maggioranza bergogliana. E buona notte allo Spirito Santo, che non potrà più guidare i cardinali nella scelta del futuro papa, perché ci ha già pensato Bergoglio.

E bravo “El General”, come lo chiamano i suoi critici. Chissá se i suoi amici politici italiani non decidano, prima o poi, di nominarlo senatore a vita. Farebbe la sua bella figura, seduto in senato accanto a Napolitano.

Un esempio eclatante ci viene dato dal superiore dei gesuiti Arturo Sosa Abascal, uomo vicinissimo a Bergoglio, il quale nel meeting di Rimini del 2019 ha affermato: «I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale.» Ne discende che – se non abbiamo capito male – il diavolo non esiste. Con tanti saluti a quei creduloni di cristiani che per secoli si sono fidati delle parole della Chiesa e dei riti degli esorcisti.

Di rincalzo, il fondatore di “Repubblica”, Eugenio Scalfari, ci comunica quanto appresso: «Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo. […] Quando mi è capitato di discutere queste frasi, papa Francesco mi disse: “Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio”.»                                                                                                                       

Se la sostanza delle cose dette dal Papa fosse realmente quella (il direttore della sala stampa vaticana ha parlato di «personale e libera interpretazione di ciò che [Scalfari] ha ascoltato») la revisione della dottrina cristiana sarebbe totale, fino a negare l’essenza divina di Gesú Cristo.

Queste cose, naturalmente, non trovano per niente concordi larghissimi strati della gerarchia ecclesiastica, ma i molti che non condividono l’operato del monarca hanno paura di uscire allo scoperto, perché verrebbero cancellati da un potere assoluto.

«La sofferenza dei cattolici: la Chiesa in mano al partito di Francesco» titolava nei giorni scorsi il quotidiano “La Veritá”. E si tratta di un partito ultra-aperturista e quasi comunista, che offre ai musulmani delle chiese sconsacrate da trasformare in moschee, che accetta l’impostazione “gretina” della politica ambientalista, che predica e addirittura invoca l’invasione dell’Italia da parte di milioni di immigrati islamici e/o africani, senza molto curarsi che costoro andranno semplicemente a ridurre quel poco che lo Stato italiano fa per il milione e passa di poveri (veri) italiani. E questa sarebbe l’accoglienza!

I cattolici soffrono in silenzio, vanno sempre meno in chiesa, pregano per conto loro, secondo la tradizione e non certamente per i dettami di questa nuova chiesa.

E lo scisma – secondo alcuni – è dietro l’angolo.

 

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