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L’incuria

Per motivi personali questa estate non ho potuto viaggiare per acquisire nuove conoscenze e allora mi sono limitato a fare piccole escursioni nella nostra bellissima provincia.

Diverse le cittadine del trapanese che ho avuto modo di riosservare e ammirare.

Nella maggior parte, cittadine pulite, ridenti e ben sistemate. Ma soprattutto cittadine che si aggiornano e si presentano al passo coi tempi, capaci di non sfigurare nemmeno al cospetto delle più ricche città del nord Italia (con le dovute proporzioni).

L’unica città che, aldilà delle proprie bellezze offerte dalla natura, è rimasta ferma e senza alcuna prospettiva di futuro è, nientepopodimeno (come direbbe il compianto Mario Riva conduttore del famoso “Il musichiere”), che il capoluogo della provincia: Trapani.

Chi vive qui non se ne accorge o se lo capisce non fa nulla. Un popolo apatico e addormento che non può che produrre una classe politica dirigente a sua immagine e somiglianza. Da qui l’evidente immobilismo della città che continua a non svilupparsi come se ci fossimo fermati agli anni ’60.

Senza andare lontani possiamo affermare che nell’ultimo ventennio, per rendere il capoluogo più bello e vivibile, è stato fatto poco o nulla. Poiché l’immagine e lo sviluppo, come detto, passa attraverso l’operato dei politici rappresentanti del popolo, possiamo senza dubbio di smentita affermare che l’ultimo consistente intervento è stato fatto dall’ex sindaco Girolamo Fazio che si è ben occupato della città in occasione dell’evento dell’America’s cup del 2005. Vero è che ha trovato le disponibilità finanziarie necessarie, ma è altrettanto vero che le ha saputo amministrare. E di questo se ne vedono ancora oggi i vantaggi.

Basti osservare il centro storico com’era diventato e com’è: attività commerciali chiuse, case e negozi in vendita, gente che scappa e nuova desolazione.

Certo, la crisi dell’aeroporto di Birgi ha influito negativamente, ma fino ad un certo punto.

Ovviamente la nostra è una opinione sui fatti e non certo politica, sulla quale ci asteniamo.

Dopo di Fazio, ahimè, abbiamo registrato un vuoto assoluto perché non abbiamo trovato, o cercato, la persona giusta.

A Fazio, come amministratore, e non come politico, risalgono il recupero e la rivitalizzazione del centro storico, la pulizia e l’utilizzo della spiaggetta adiacente all’ex mercato del pesce, la criticata rotonda di piazza Martiri d’Ungheria, il rilancio del Luglio Musicale e tante altre attività che avevano rifatto il look alla città.

Ma lasciamo il passato e veniamo al presente. Trapani, a detta dei turisti, è una bellissima città, ma troppo “morta”.

Non a caso abbiamo un bellissimo porto e aeroporto sottovalutati e sottosviluppati. Ci chiediamo: quando sarà realizzato lo scavo dei fondali che dovrebbero ospitare navi di grande crociera? Ci chiediamo: quando sarà ripristinato l’aeroporto che tanto lavoro ha portato all’intera provincia? Ci chiediamo: perché l’ex Bacino di carenaggio è ancora chiuso senza nessuna prospettiva? Ci chiediamo, infine, perché le nostre bellezze (non fornite dalla natura ma dalla mano di qualche nostro concittadino) come ad esempio la antichissima Piazza Vittorio Emanuele che ha segnato la storia di Trapani, sia oggi occultata a tutti e inopinatamente isolata? Potremmo continuare a lungo, ma per un senso di dignità trapanese ci fermiamo qui.

Apprendiamo intanto della distruzione interna dell’amatissima Villa Nasi, ancora una volta, a distanza di decenni, incustodita e abbandonata a sé stessa nonostante i vari passaggi di proprietà e amministrazioni. Le foto che riportiamo sono state pubblicate sul sito Agorà Trapani nel mese di ottobre 2019.

Mi sovvengono, a questo punto, i ricordi degli anni ’60 quanto ero ancora studente.

A quell’epoca, come tutti i giovani, si marinava la suola e il rifugio migliore era proprio il Villino Nasi. Si entrava facilmente nei giardini, ma soprattutto si entrava facilmente, dalla porta principale, all’interno del villino dove si bivaccava per diverse ore ammirando anche lo stupendo paesaggio marino. In quel tempo vi erano ancora diversi mobili antichi e nessuno pensava di danneggiarli, così come mai li abbiamo sfiorati. Ma quello che, ad oltre cinquanta anni di distanza ci stupisce, è che l’abitazione fosse ancora aperta e incustodita.

Se all’inizio di questo libero articolo, volevamo dimostrare che Trapani è una città perduta o a perdere, l’ultima notizia della distruzione del Villino Nasi, dopo ad esempio l’abbandono della ex cartolibreria Pons, nostro malgrado, ci conferma tutto e dà, purtroppo, un senso compiuto a queste riflessioni.

Trapani non merita tale abbandono dopo aver fatto la storia nell’800 e anche quella di prima, così come i nostri storici ci insegnano.

Risorgerà? Noi, testardi come siamo, lo speriamo.

A.M.

 

 

 

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