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DUE DEI PIÙ GRANDI ORATORI DEL DOPOGUERRA

Sfogliando una vecchia edizione del Cantachiaro, curato da Michele Megale, ci è capitato di trovare le parole di due inni di partito che si sono combattuti e scontrati per il loro modo di vedere totalmente contrapposto. Si tratta di “Bandiera Rossa” e “Giovinezza”.

Chi è nato dopo la seconda guerra mondiale certamente ricorderà che la politica era fatta da ex fascisti e comunisti, rappresentanti della destra e della sinistra, anche se a governare è stata la Democrazia Cristiana che si collocò al centro, equidistante dai due opposti poli. In ogni caso, la battaglia tra i due nemici estremi, si tramutò, fortunatamente, da guerra armata in guerra dialettica.

Fu il momento dei grandi oratori che sapevano parlare alla gente attirando nei propri comizi maree di persone, anche se poi queste oceaniche folle non si trasformavano in voti. Segno evidente che i cittadini erano attirati dalla grande capacità oratoria di questi uomini che, aldilà del proprio pensiero, riuscivano ad essere piacevoli nell’ascolto.

A memoria, ricordiamo e rendiamo omaggio a due noti oratori che nel nostro ricordo di ragazzi, attiravano anche noi oltre che i più anziani.

Parliamo di Umberto Terracini del Partito Comunista italiano e di Giorgio Almirante del Movimento Sociale italiano.

Il primo era nato a Genova nel 1899.Laureato in Giurisprudenza, avvocato, fu fervente marxista leninista fino a rompere diverse volte il ponte con il proprio partito che pure aveva contribuito a creare. L’ultima critica al “suo” partito avvenne quando il PCI di Berlinguer tentò il famoso “compromesso storico”. Morì a Roma nel 1983.

L’altro oratore di “piazze” fu Giorgio Almirante, nato a Salsomaggiore Terme, provincia di Parma, nel 1914. Laureato in Lettere e Filosofia e abilitato all’insegnamento nei licei. Fascista della prima ora e combattente nella seconda guerra mondiale, fu tra i fondatori del MSI. Morì a Roma nel 1988.

In buona sostanza due uomini sostanzialmente diversi per la visione della società che ognuno di essi sognava, nemici storici, divenuti fortunatamente, dopo la fine della guerra, solo avversari, anche se acerrimi.

Oggi vogliamo rendere omaggio ai due “nemici” perché le loro azioni erano dettate da puri princìpi ideologici più o meno condivisibili.

Nel mondo politico nazionale odierno gli ideali sono inesistenti e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Proliferano i Movimenti e le Associazioni che raccolgono voti (quasi sempre di protesta), senza sapere però come investirli e capitalizzarli nell’interesse del popolo.

La verità è che siamo stufi e stanchi di sentire ancora parlare di fascisti e comunisti dopo tre quarti di secoli.  Così come siamo stanchi di vedere pseudo fascisti e nuovi comunisti nati dopo la seconda guerra mondiale. Ci aborrisce l’idea che persone dai 90 anni in giù si definiscano fascisti o partigiani, anche se i partigiani comunisti erano, in definitiva, una minoranza. Infatti, la fine della guerra è datata 1944/45 e un adolescente, per potere avere una idea onesta dei due ideali, avrebbe dovuto avere, all’epoca della fine della guerra almeno 15 anni.

Eppure oggi le accuse di fascista e comunista si sprecano e vengono pronunciate a tutte le ore e per ogni circostanza. Qui è bene ricordare che i cosiddetti neo fascisti in Italia sono, secondo le ultime consultazioni, lo 0,3 per cento della popolazione, mentre i comunisti puri rappresentano appena il 3 – 4 per cento della popolazione.

Ad onor del vero, dobbiamo ricordare che le nazioni fasciste, nel mondo, non esistono più, mentre i paesi comunisti resistono in diverse parti (Cina, Corea del Nord, Cuba…). Dobbiamo però rilevare che la nazione “madre” del comunismo, l’Unione Sovietica, ha cambiato letteralmente registro dichiarando fallito il tentativo ideologico perché inattuabile in una moderna società civile anche se, utopisticamente, rimane un sogno e nulla più.

Ed è per questi elementari motivi che invitiamo i pochi fanatici dell’una e dell’altra parte a farsene una ragione e calarsi nella società moderna per il bene dei propri figli e nipoti.

Che restino pure a sognare, ma che non rompano più le scatole ai rimanenti italiani che sono oltre 58.000.000 su 60.000.000, ossia il 91 per cento della popolazione.

Se riportiamo qui, come pubblicati sul Cantachiaro, i due vecchi inni di partito, è solo per pura conoscenza dei più giovani, perché si tratta di storia, ormai lontana, e nulla più.

In questo contesto vanno interpretati anche gli articoli pregressi pubblicati su questa rivista, con l’augurio che i falsi mentori non propongano, come qualcuno ha fatto, di abolire la storia dalle scuole.

 

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