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di Alberto Pace

Sinistri scricchiolii si erano avvertiti anche a Scafati. In terra campana la squadra era andata sotto di brutto, sfiorando i 30 punti al passivo e perdendo quelle certezze acquisite dopo la franca vittoria dell’esordio contro Treviglio. Si pensava ad un pronto rilancio contro Capo D’Orlando, una squadra raffazzonata, raccogliticcia, allestita con mezzi finanziari ridotti al lumicino. Ebbene Trapani è riuscita nell’ardua ed inverosimile impresa di rilanciare i Paladini e farli apparire uno squadrone. Ed è finita tra una bordata di fischi, con un giocatore Amici che, beccato dal pubblico, ha perso letteralmente la testa entrando in aperta polemica con alcuni di essi. Quasi uno scontro fisico con gli stessi e sicuramente innescante una vicenda che produrrà seri strascichi non solo sulla delicata psiche del giocatore, ma anche all’interno di tutto l’entourage della pallacanestro cittadina. Il giocatore, a quanto pare, ha espresso la ferma volontà di lasciare Trapani. Tempestivo il comunicato dell’Amministratore Delegato Nicolò Basciano in merito all’episodio “ … Una sconfitta sportiva non può giustificare comportamenti contrari al fair play specialmente contro i tifosi che rappresentano il cuore pulsante della squadra e che si sono distinti per rispetto ed educazione”. Fin troppo chiara l’amarezza in seno alla massima dirigenza granata che rispecchia in modo crudo ed evidente il clima che si respira.  “Questa sconfitta- prosegue l’AD- che non sottovalutiamo, deve servire a dare a tutti noi le giuste motivazioni per ricompattarci e riprendere il cammino”. Non sarà sicuramente facile dopo tali polemiche ritrovare la giusta via. Da un punto di vista tecnico abbiamo assistito contro Capo d’Orlando ad una prova inaudita dei granata, senza capo né coda, senza un minimo di razionalità nel gioco in cui tutti gli elementi, escluso qualcuno, Bonacini e Mollura, giocavano più per se stessi che per la squadra. In questo bailamme anche coach Daniele Parente ha perso la trebisonda, lasciando colpevolmente in campo per 32 minuti il reo confesso Alessandro Amici e tenendo per lungo tempo in panchina il migliore dei suoi, il giovane Bonacini, l’unico che aveva le idee chiare in quel momento. Sarà una sconfitta sicuramente difficile da digerire perché apre scenari inquietanti su tutto l’ambiente, pubblico compreso. Nella fattispecie mi sento di ragionare come Alberto Camus, quando sosteneva che nessuno può dichiararsi innocente, mentre tutti possiamo tranquillamente asserire di essere colpevoli. Parlavo di scenari inquietanti e forse uso un eufemismo per definirli. Il fatto sta che in tutto l’ambiente si sono aperte profonde crepe e spaccature difficili da risanare nel breve tempo. La crisi non investe solo l’aspetto tecnico, ma anche le prospettive societarie. La partenza, quasi data per scontata di Amici, indurrà la Società a correre ai ripari sul mercato. Ma da questo punto di vista il Presidente Pietro Basciano ha dato fondo a tutte le risorse finanziarie destinate questa estate ad allestire la squadra. Un surplus economico rappresenterebbe un notevole danno, difficilmente sopportabile. Ma proseguire con gli elementi tuttora a disposizione potrebbe rappresentare un rischio di vaste proporzioni considerate le difficoltà tecniche finora incontrate. Si è già partiti con il piede sbagliato, o meglio con la spalla sbagliata, nel momento in cui capitan Renzi ha dovuto saltare l’intera preparazione. Daniele Parente ha dovuto così improvvisare schemi e geometrie che poco si confanno alle caratteristiche tecniche dei giocatori. L’anno scorso la squadra si reggeva soprattutto sul pick and roll tra Clarke e Renzi ed i risultati erano più che dignitosi, sfociati, come si sa, nel raggiungimento dei play off. Senza Renzi il Trapani manca di un centro puro e nessuno del roster sembra in grado di sostituirlo adeguatamente Non lo è sicuramente Curtis Nwohuocha, ancora acerbo tecnicamente e, come si dice in questi casi per giocatori da completarsi, con grandi margini di miglioramento. Non lo è sicuramente l’oggetto misterioso Goins cui, dopo la mia trentennale esperienza di basket, non riesco ad attribuirgli un ruolo. Chi esce dai college non ha ruoli ben definiti. Deve saper fare tutto, dal playmaker al pivot, e inevitabilmente si finisce per non saper fare niente. Difficilmente un giocatore uscito dai colleges americani riesce a sfondare al primo anno di campionato italiano.  Apro la sfida, indicatemi i giocatori che hanno fatto sfracelli al primo anno di campionato italiano e, toh mi voglio rovinare, ci metto anche l’intera Europa nel guanto di sfida. La società su Goins ha innescato una scommessa che potrebbe risultare deflagrante e deleteria. Sarebbe stato meglio acquistare un giocatore, Bruttini per esempio e puntare su un ruolo ben definito, con un giocatore, ancorché italiano, con vasta esperienza sulle spalle. Ma è inutile piangere sul latte, ampiamente versato sul parquet del Palailio, nell’indecoroso incontro con i Paladini. La penso come Nicolò Basciano: occorre rinserrare le fila e ritrovare una unità di intenti tra spogliatoio, Società e pubblico. Non sarà certo facile: le scorie radioattive lasciate sul campo saranno difficili da smaltire. Un coach che in conferenza stampa esordisce con un “ mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta” fa tanta tristezza, non è sicuramente un bel segnale e non assolve pienamente i veri artefici della debacle. Non deve essere tutto caricato sulle larghe spalle di un coach che ha dimostrato finora di saperci fare prima tirando la squadra dalle secche di una palude pericolosa (mi riferisco alla gestione post Ducarello), poi raggiungendo i playoff con un manipolo di giovani di belle speranze.

 

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