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di Peppe Cassisa

Un colpo di scena dietro l’altro, con la società granata, sempre in continua evoluzione e alla ricerca di effetti speciali: l’ingresso nei quadri di Ignazio Arcoleo, sotto l’etichetta, di difficile comprensione, di “club manager”; quello nel consiglio di amministrazione di Fabio Petroni, poi dell’avvocato Giuliano (cui è stata affidata la gestione aziendale), quindi di Luca Nember, investito delle deleghe sportive e di direttore sportivo, subito dopo l’esonero di Rubino.

Ma non sono stati gli unici. Lo dimostrano le dimissioni di Petroni junior, da amministratore delegato, in aperta contestazione con la decisione di esonerare Rubino. Insomma, un sodalizio che appare al suo interno in continua fibrillazione e fermento alla ricerca di una dichiarata “maggiore snellezza nella catena di comando”, oltre che di maggiore solidità, immagine e professionalità.

A essere sacrificato, volutamente e senza mezzi termini, Raffaele Rubino che tanto si era speso in sede di costruzione della squadra, scegliendo tecnico e giocatori con le risorse messegli a disposizione ma condannato dalla mancanza dei risultati sul campo. E inoltre dalle motivazioni ufficiali addotte dalla società, in quanto giudicato notevolmente al di sotto delle competenze e della professionalità di Nember, definito una “scelta di categoria superiore”. Contestato, anche, per la gestione dei casi Taugordeau e Nzola, pronti a essere ceduti dallo stesso Rubino, ma in assenza di sostituti. Evidente, quindi, l’ormai assoluta mancanza di fiducia da parte del “dominus” Petroni senior nei confronti dell’ex ds. Una sfiducia originata anche dall’arrivo di alcuni giocatori del Parma, reputati non di interesse e soprattutto, a quanto pare, dal mancato introito del bonus spettante alla società granata sulla plus valenza determinata, rispetto al prezzo della cessione di Mulè alla Sampdoria, dalla cifra (“folle”) della cessione del giocatore da parte della stessa Sampdoria alla Juventus.

Rubino capro espiatorio, a dispetto del tecnico Baldini, rimasto unico superstite. Chissà per quanto! L’obiettivo adesso è quello di “cambiare il trend con gli attuali collaboratori” e quindi di traghettare e passare in maniera indolore il periodo che separa dalla finestra di mercato di gennaio, dove Nember, a cui è stata affidata l’intera direzione sportiva, metterà mano, grazie ad un incremento del budget messo a disposizione dalla società.

Imprescindibile, però, non attardarsi troppo in classifica, ricercando quella continuità di risultati che finora è mancata e che potrebbe salvare qualcuno degli attuali protagonisti. Inutile dire che allontanarsi nelle prossime gare dalle potenziali avversarie dirette é il pericolo che si corre in simili circostanze. Un pericolo davvero grosso per una matricola, chiamata poi a dover rincorrere affannosamente. E la storia insegna che difficilmente i miracoli poi si possono compiere.

Che potesse essere un inizio di campionato quanto mai complicato, era di facile lettura. Innanzitutto, per l’assemblaggio di una squadra totalmente rinnovata e soprattutto costruita in corsa. Il cartello dei lavori in corso è stato continuamente esposto nelle prime giornate di campionato. A complicare le cose, gli infortuni di giocatori chiave, come quello occasionale di Còrapi, nell’ultima giornata di preparazione o quello di gioco di Evacuo, ad Ascoli, all’esordio stagionale. Malasorte che ha messo fuori uso due dei giocatori più esperti, importanti se non fondamentali, nel gioco e nello spogliatoio granata.

Un inizio difficilissimo e altalenante, che ha messo subito in discussione la scelta, poi imputata a Rubino, di aver affidato la panchina a un allenatore giovane e conseguentemente poco esperto. Per nulla ineccepibile, seppur condizionato da alcune scelte forzate, lo schieramento messo in campo da Baldini nelle prime gare. Non è che poi la fortuna abbia dato una mano a lui e al Trapani, se si pensa alla sconfitta immeritata di Ascoli, o alle gare interne con Salernitana e Cremonese. Seppur in bilico e sulla lama del rasoio, il tecnico è riuscito a rimettere tutto in discussione con l’acuto esterno di La Spezia, trovandosi la squadra al suo fianco e concretizzando un grosso torto all’ex mister granata, Italiano.

Un inizio fatto di vere e proprie montagne russe e che è proseguito con la sconfitta interna con la Juve Stabia, rivitalizzata da quel successo in rimonta al Provinciale. Il resto, con il pari di Chiavari, con l’Entella di Boscaglia e dei tanti altri ex e gli altri risultati sono storia recente.

Seppur nell’incostanza dei risultati, la squadra ha evidenziato una crescita e un miglioramento del gioco, di quel gioco che Baldini vorrebbe caratterizzato dal possesso, dal giro palla, nascondendo il pallone agli avversari ma che a volte non si è saputo mettere in atto e che in alcune circostanze invece ha penalizzato i granata, subendo contropiedi micidiali.

Ovvio che il futuro è e sarà condizionato dai risultati. Vero è che la squadra sta dimostrando segnali di crescita e quindi di poter tenere il campo, in una serie B non trascendentale. Conseguire la salvezza sarà dura ma il traguardo non sembra impossibile da raggiungere.

L’importante da qui a gennaio sarà, dunque, tenere botta, consolidando l’inserimento dei tanti volti nuovi, alcuni arrivati a Trapani fuori condizione, altri ancora da “svezzare” e sperare al più presto di recuperare gli infortunati (Còrapi e Evacuo) che potrebbero allungare le rotazioni e assicurare un elevato tasso di esperienza e di personalità alla squadra.

Se sotto l’aspetto prettamente sportivo i problemi non mancano, nulla di diverso si può dire in seno alla società. Una compagine nuova, costruita in fretta e furia, smontata e rimontata, che sta cercando di organizzarsi sotto mille sfaccettature.

A tenere banco è anche la “questione De Simone”, circa i pagamenti pattuiti, per la cessione delle quote sociali, fra la “Fm service” e l’“Alivision”. Ma a pendere c’è anche l’indagine della procura federale sulla società avellinese circa la presentazione di referenze bancarie false al momento dell’acquisto delle quote del Trapani calcio.

La prima storia, ormai è diventata un braccio di ferro fra l’Alivision e la Fm Service di De Simone, come si ricorderà, bravo, in quel famoso venerdì 21 giugno, data dell’atto di cessione, nel far modificare al rialzo l’accordo siglato il venerdì 14, prima della partita decisiva con il Piacenza. Il tutto fra mille peripezie e con un accordo assai oneroso: un milione di euro, che l’Alivision deve versare alla Fm service, con 13 rate mensili di 75 mila euro a partire dal 25 luglio e una finale di 25 mila euro. A fronte, di condizioni capestro, come quella di poter arrivare alla risoluzione del contratto o a pretendere l’intero prezzo della cessione, in caso di mancato pagamento di due rate consecutive. Finora a essere stata pagata è stata solamente la seconda rata di agosto.

Alision, unico socio del Trapani calcio, però ha messo tutto in discussione, documentando di vantare un credito di oltre 3 milioni di euro da parte della società avellinese, già in odore di fallimento e chiedendo al Tribunale di Milano l’auto-sequestro dei conti, relativamente alle somme dovute, in attesa della decisione della causa intentata con la Fm service e la cui prima udienza è fissata per il mese di marzo 2020. Ma la decisione del giudice sulla richiesta dell’Alivision di un sequestro conservativo presso sé stessa non le ha dato ragione, obbligando, quindi, la stessa società a pagare quanto meno la rata di ottobre per evitare pesanti conseguenze.

Insomma, storie assai intricate fra due parti pronte ai colpi di coda. Viene in mente quello di De Simone che dopo aver siglato un accordo di cessione della società con il gruppo Heller, qualora la squadra avesse conquistato la serie B, prima della vendita alla Alivision, aveva già ceduto, all’insaputa di tutti, quasi la metà delle quote sociali ad una società avellinese della quale lo stesso risultava amministratore qualche anno prima. Salvo poi da parte del notaio rogante a non trascrivere l’atto, vanificandone gli effetti.

Insomma, vere e proprie telenovele, lungi dall’addivenire a una celere soluzione e che avevano portato i legali delle parti a cercare accordi transattivi, non trovati.

Per Trapani e per i tifosi granata, comunque, in simili contesti, sportivi e societari in continua evoluzione, rimane la fortuna di poter almeno assistere ad una stagione di serie B, quasi piovuta dal cielo, fortemente voluta dai giocatori della scorsa stagione, augurandosi di poter festeggiare alla fine la permanenza in B.

Certamente in tema di presenze, la risposta del pubblico non è stata quella sperata dalla società. Ma si sa, alla fine, sono sempre i risultati a condizionarle. E allora … l’augurio è che queste possano aumentare alla luce dei risultati, arrivando ancora in piena corsa per la salvezza al mercato di gennaio. Sarà troppo tardi? Sarà il campo a dirlo e a fornire il verdetto.

Intanto, da segnalare la lodevole iniziativa della società di fondare il “Club delle vecchie glorie granata”, “Dentro la leggenda”, omaggiando una tessera agli ex giocatori granata per assistere alle partite interne della stagione regolare. Un bel segno di riconoscimento.

 

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