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l’intervista

Se c’è una persona che ha dedicato nell’ultimo ventennio gran parte delle sue energie e del suo tempo al recupero del Castello della Colombaia, senza ombra di dubbio, questi è Luigi Bruno, presidente della “Associazione Salviamo la Colombia”.

Una campagna martellante, quella di Bruno, condotta giorno dopo giorno, senza soluzione di continuità, con l’unico obiettivo di salvare un vecchio castello trapanese che, oltre a fare da avamposto, nei secoli scorsi, contro le invasioni piratesche, è stato utilizzato, tra gli altri, dalla marina militare e per ultimo come carcere giudiziario.

Dopo una lunga battaglia, condotta, come detto, dall’associazione trapanese, è arrivata la notizia della concessione in gestione dell’immobile.

Una breve sintesi della situazione in divenire, la troviamo nel comunicato dell’Associazione Salviamo la Colombaia che da notizia dell’avvenuta assegnazione in gestione dell’immobile.

Questo il testo: “Abbiamo atteso diciassette anni per conoscere la sorte della Colombaia. Quando iniziammo ad interessarci delle sue condizioni faceva parte del Demanio marittimo ed ottenevamo l’autorizzazione per recarci sull’isola con il divieto assoluto di entrare nel castello a causa delle disastrate condizioni dato il suo cinquantennale abbandono. Con l’andare degli anni e dopo il passaggio al Demanio della Regione Sicilia si aprì uno spiraglio attraverso il quale ritenevamo di essere arrivati al punto in cui la struttura potesse avere le attenzioni più ”ravvicinate” per conseguire lo scopo prefisso che era quello della sua definitiva ristrutturazione.                                                                              Non fu così perché un unico provvedimento preso fu quello della messa in sicurezza che determinò soltanto la possibilità di visitare l’interno dell’immobile.                                                         L’Associazione ebbe così la possibilità con suoi Colombaia day di rendersi conto delle condizioni di tutto l’insieme che dimostrava l’esigenza di urgenti interventi strutturali imponenti.                                                                                                       La Regione Sicilia non potendo affrontare le ingenti spese pensò bene di affidarla all’Agenzia del Demanio la quale tempestivamente preparò ed avviò un bando per la concessioni in gestione a privati.                                                                                                 Altro tempo è trascorso e finalmente siamo arrivati, dopo la valutazione delle proposte, ad avere conoscenza dell’organizzazione che si è aggiudicata la gestione.                                                                                                                              Si tratta della Ditta Gianluca Seidita di Palermo.                                                                                Per la parte conclusiva, prima della consegna dell’immobile, si attendono la decisione sulla durata della concessione e sul canone di affitto che avverrà nel più breve tempo possibile.                                                                                                                  A questo punto, conoscendo le condizioni di base della concessione, auspichiamo di potere creare e mantenere un rapporto sinergico con l’organismo aggiudicatario per far si che permanga il vincolo storico che lega la Colombaia alla cittadinanza trapanesi. F.to Luigi Bruno”

Abbiamo raggiunto il nostro caparbio concittadino che non ha mai mollato un minuto la sua battaglia per salvare la Colombaia, coinvolgendo con le sue geniali iniziative un gran numero di persone. Tra gli appuntamenti principali proposti dall’Associazione ricordiamo il Colombaia day che è arrivato alla sua XII edizione con le visite guidate.                                                                                                        Sulla vicenda pregressa e presente della storia contemporanea della Colombaia abbiamo intervistato proprio il Presidente dell’Associazione Salviamo la Colombaia, Luigi Bruno.

Presidente, come e quando è nata la sua passione per il nostro Castello?

Nell’anno 2002 un gruppo di persone amanti della città di Trapani si sono riunite per sollecitare le pubbliche amministrazioni a ristrutturare l’immobile. Nel 2003 il gruppo si costituì con atto notarile.

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate durante questo lungo percorso?

La mancata presenza affettiva dei cittadini trapanesi.

Ha trovato collaborazione e sostegno da parte di qualche Amministrazione pubblica?

All’inizio sembrava che tutti si interessassero. Poi il nulla,

Come ha affrontato le spese che sicuramente in tutti questi anni sono state notevoli?

Per un breve periodo abbiamo ottenuto dei contributi da parte degli Enti Locali in quanto associazione senza scopo di lucro.  Poi abbiamo fatto fronte con le poche quote sociali ammontanti a 10,00 euro pro capite l’anno.

Al di là di quanto già scritto nel suo ultimo comunicato, come vede la concessione della struttura a questa società aggiudicataria?

Nei 17 anni di attività l’Associazione ha insistito in maniera determinata affinché i titolari dell’immobile facessero qualcosa. Da quando la Colombaia è transitata nel patrimonio della Regione Sicilia è stata realizzata soltanto la messa in sicurezza per bloccare l’aggravarsi della situazione e per consentire la visita ai cittadini.

Null’altro. Soltanto qualche anno fa decise di darla in gestione a privati dato che gli enti pubblici non erano in grado di provvedere alle necessità. Oggi che sappiamo del risultato del bando ci possiamo considerare soddisfatti in quanto, ora, siamo certi, che il castello avrà un dignitoso destino nei limiti, sempre, di quanto stabilito nel bando di concessione.

Cosa rimarrà ai trapanesi nella fruizione di questa struttura storica?

Nel bando sono tenuti presenti due “momenti”: il primo quello di destinare una parte ad attività museale e ricreativo, il secondo quello di destinare un’altra parte ad attività turistica e di ricevimento. Con la prerogativa di una possibile “certa” fruizione dei cittadini e degli studiosi.

Risulta, comunque, evidente che la parte storica non dovrebbe subire mutamenti.

 

 

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