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di Elio D’Amico

In questi giorni due notizie clamorose stanno scuotendo il mondo culturale trapanese, già di per sé estremamente fragile: le dimissioni di Giovanni De Santis, Amministratore Delegato e Direttore Artistico dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, e il dimissionamento dell’Arch. Luigi Biondo, Direttore del Museo Pepoli.

L’allontanamento dei due personaggi ha suscitato scalpore anche perché i due enti avevano raggiunto negli ultimi anni un livello di eccellenza che raramente si era visto nel passato, grazie  alla gestione di De Santis e Biondo.

I due cambi al vertice sembrano dunque inspiegabili, a meno che non si voglia riesumare antiche spartizioni di sottogoverno che nulla hanno a che vedere con la preparazione artistica e la capacità imprenditoriale con cui negli ultimi anni sono stati amministrati i due enti.

Proprio per comprendere cosa ci sia dietro questi cambiamenti di rotta, e soprattutto per avere chiaro quale possa essere il futuro di queste due entità culturali, ci siamo recati nella sede del Luglio Musicale Trapanese per fare una chiacchierata con Giovanni De Santis.

Più che una chiacchierata, si è trattato di un lungo “assolo”, in cui il Direttore Artistico, con la chiarezza e la sincerità che lo contraddistingue, ci ha reso più chiara la situazione artistica e amministrativa sua e del Luglio Musicale.

“Mi sono dimesso – ci ha detto immediatamente De Santis – perché sono stanco di combattere contro la burocrazia trapanese; fin dal mio insediamento, nel 2014, alla disponibilità dei Sindaci si è sempre contrapposto un ostruzionismo sistematico dei burocrati, teso a combattere la mia posizione giuridica in seno all’ente e, conseguentemente, tutti i miei atti amministrativi.

È stato fatto perfino un bando di concorso per il ruolo di Direttore Artistico, che io ho abbondantemente vinto, ma a quasi cinquant’anni sono stanco di sentirmi costantemente un precario”.

De Santis è un passionale, si accalora subito nel parlare, ma mantiene una lucidità assoluta, che gli permette di citare con assoluta precisione date e numeri.

“Quando sono arrivato all’ente – continua – ho trovato una situazione finanziaria fortemente debitoria, con il rischio concreto di fallimento, nonché un lento ma continuo declino artistico; ho iniziato a lavorare razionalizzando la programmazione dell’Ente, ma ancor di più cercando di portare entusiasmo e senso di appartenenza in chi lavorava in questa struttura; ed i risultati si sono immediatamente visti: dai 126.000 euro dei finanziamenti statali iniziali, siamo passati, in soli 4 anni, a erogazioni per l’importo di 429.000 euro, quadruplicando quasi i finanziamenti; e tutto questo non è dovuto certamente né alla politica, né ad amicizie personali, ma soltanto ad una crescita artistica che è stata giustamente premiata.

A tutto ciò va aggiunto un ritrovato finanziamento regionale 614.000 euro, ed un incremento del botteghino con un più 50% negli abbonamenti ed un tutto esaurito quasi costante nelle rappresentazioni; inoltre il Luglio ha conquistato una prestigiosa collocazione internazionale, organizzando spettacoli in Tunisia, oltre che a Segesta, a Mothia e nei parchi archeologici”.

Per provocazione e non per convinzione, facciamo notare come qualcuno sostenga come il Luglio sia un Ente che economicamente gravi sulla comunità; e la reazione è quella che volevamo:

“Nulla di più falso: a fronte di un finanziamento del Comune di 430.000 euro, il Luglio ha portato nel territorio una ricaduta economica quantificabile in circa 810.000 euro; oltre il lavoro assicurato ad artigiani e fornitori, nel 2018 il Luglio ha mantenuto per due mesi a proprie spese 130 artisti tra cantanti, coristi ed orchestrali; senza considerare il contributo anche economico offerto al Comune nell’organizzazione del Natale, del Comix e di tutte le altre manifestazioni promosse dall’Amministrazione Comunale; una volta il finanziamento comunale rappresentava il 40% della dotazione economica, adesso solo il 25%; se qualcuno si deve lamentare è proprio l’Ente Luglio, considerando la disparità di trattamento che ha avuto nei confronti della Biblioteca Fardelliana per cui il Comune ha subito sopperito a proprie spese al disimpegno economico della Provincia Regionale. Abbiamo risolto anche il problema dello smontaggio dei camerini alla Villa Margherita, con dei prefabbricati che prevedono solo tre ore di lavoro, con notevole risparmio di tempo e di denaro”.

Ovviamente domanda d’obbligo è quella sul futuro dell’Ente.

“Il Luglio – riprende de Santis – si sta modernizzando trasformandosi in Fondazione; ma la vera differenza la fanno gli uomini, poiché nei ruoli di Amministratore Delegato e Direttore Artistico devono starci uomini competenti ed appassionati, e non certamente politici o burocrati; e, ovviamente, devono essere remunerati in maniera adeguata al ruolo ricoperto, e non quasi gratuitamente come è stato con il sottoscritto”.

E De Santis ?

“Fermo restando che un giorno vorrei ritirarmi a fare l’agricoltore, io sono sempre disponibile a continuare il mio mandato, purché mi si lasci lavorare in serenità, con le dovute garanzie amministrative; secondo me ancora non siamo nemmeno alla metà del possibile percorso di crescita. Il Mediterraneo sta tornando ad essere il centro degli interessi economici – e l’arrivo degli investitori cinesi lo dimostra – e culturali, e noi di questo Mediterraneo siamo l’ombelico”.

E chiudiamo, ovviamente, sulla spinosa questione del teatro a Trapani.

“Per me il teatro deve essere un teatro con tutti i crismi, e non una struttura più o meno adattata. – conclude De Santis – Intanto ci sono buone probabilità di recuperare il finanziamento per Palazzo Lucatelli, che non sarà certamente un teatro, ma un ottimo contenitore culturale; in gennaio entrerà in funzione il teatro Pardo del Conservatorio con i suo 550 posti: sarà un teatro polifunzionale, con foresteria, attrezzato per le riprese televisive e le registrazioni audio. Ma il mio sogno è di costruire a Trapani una Cittadella della cultura con studi per prove, per la costruzione scene, parcheggio, stoccaggio scene e attrezzeria… e quant’altro; e, ovviamente, un teatro degno delle tradizioni della città. Dove ? alla stazione ferroviaria, dove attualmente è lo scalo merci; quest’area è stata dismessa, ed è in vendita senza alterare la struttura della città; è una location perfetta, sia per estensione che per la strategica collocazione al centro della città.  I fondi sono disponibili, basta sfruttare i finanziamenti europei. Se io ho la possibilità di lavorare serenamente, senza nessuno che remi contro, sono sicuro che Trapani, nell’arco di sette anni, avrà il suo teatro; parola di Giovanni De Santis !”

Noi gli crediamo, e questi sette anni glieli concederemmo con assoluta tranquillità, siamo sicuri che il buon Giovanni manterrebbe la sua parola; purtroppo sette anni sono lunghi, cambiano i colori politici, i Sindaci, gli Assessori, le Giunte… i burocrati purtroppo no, quelli purtroppo non cambiano mai.

 

 

 

 

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