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TRAPANI ED ERICE NEL RICORDO E NEI DIPINTI DI ALBERTO PISA (1864/1930)

di Alberto Barbata

Mentre si sale sulla montagna dell’Erice che nel basso medioevo veniva denominato Monte San Giuliano per i ricordi normanni durante gli assedi saraceni, l’aria si fa rarefatta e quando si arriva verso la cima soltanto ma non sempre una coltre di nuvole olimpiche avvolge il borgo medievale con le sue case intatte e le strade pulite, lastricate e le mura dette elime per i ricordi dell’antichità classica racchiudono ed aprono verso squarci di paesaggi sublimi, difficilmente riscontrabili in altri luoghi dell’isola del sole, la Sicilia, l’antica Trinacria. E’ facile, quindi, che il visitatore, il viaggiatore, il globe trotter per dirla alla Bruce Chatwin, venga catturato da tanta bellezza e ne immortali le immagini con l’obiettivo fotografico o prima ancora con il pennello, se pittore e quindi un po’ prima del secolo breve, il novecento. Spesso i libri di viaggio venivano, pertanto, illustrati da celebri vedutisti, pittori di paesaggi che all’acquerello o tempera immortalavano i luoghi più belli della nostra isola.  Erice si è sempre prestata ad una tale occasione, ma il più celebre pittore che l’abbia visitata è senza ombra di dubbio, il ferrarese Alberto Pisa (1864-1930) che visse per trenta anni a Londra e che illustrò diversi libri di viaggio sull’Italia. Nel 1911 illustrò un raffinato libro sulla Sicilia, il cui testo era stato scritto (described) da Spencer C. Musson, un giornalista e pubblicista inglese che dal dicembre 1908 aveva visitato a lungo la Sicilia, in un periodo tragico in cui il terremoto aveva distrutto la città di Messina. Il libro venne pubblicato nel 1911 da Adam & Charles Black, una casa editrice che aveva sede a Londra, al n. 4 di Soho Square. Il libro non affascinerebbe certamente per il testo, se non fosse illustrato da diecine di acquerelli sui siti più belli dell’isola. Alberto Pisa non era nuovo ad imprese del genere, già aveva illustrato nel 1905 Rome di Tucker & Malleson, e Pompei di W.M. Mackenzie nel 1910, ma anche altri libri e monografie vedutistiche su Ferrara e l’Umbria. Illustra per l’editoria, e nelle figure femminili ritrae in genere la moglie, come nel caso di Brigida per Salani. Era nato nel 1864 per una curiosa coincidenza nella stessa casa dove nascerà poi il celebre ritrattista Giovanni Boldini, in via Savonarola 10. Di famiglia benestante ebrea, la madre era imparentata con la nota famiglia ferrarese dei Finzi Contini, immortalata da Giorgio Bassani; aveva studiato con Gaetano Domenichini a Ferrara ed in seguito all’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Roma. Acquisisce una prima maniera derivata dai macchiaioli, in seguito sviluppa una sua maniera di interpretare il paesaggio. Nel 1886 trascorre qualche mese a Parigi, dove viene in contatto con gli impressionisti ed espone con degli acquerelli. In seguito si trasferisce a Londra dove vivrà per trent’anni, si costruisce una casa a Holmwood e sposa Annie Bowen. Nel 1889 espone in Bond Street 86 pitture di genere vedutistico realizzate nei sobborghi di Londra che riscuotono un grande successo. Verrà in seguito invitato ad esporre dalla Royal Academy. In Italia espone annualmente a partire dal 1887 fino al 1905 soprattutto a Firenze, Bologna e alla Biennale di Venezia. Nel 1921 rientra in Italia e si stabilisce a Firenze. Muore nel luglio del 1930 all’Ospedale di Santa Maria Nuova a causa di un vizio strano, che era quello di succhiare il pennello mentre dipingeva ad acquerello, per il qual motivo era rimasto intossicato.

Alberto Pisa dedicò alla Sicilia molti acquerelli, di cui ben quindici alle terre del trapanese, soprattutto ad Erice e Trapani. Era rimasto incantato dal paesaggio ericino e dalla costa e dal porto di Trapani; rimangono una testimonianza bella e sognante, poetica della trasformazione del paesaggio agli inizi del novecento. Che fine abbiano fatto gli originali, non si sa; certamente gli acquerelli di Alberto Pisa sono tuttora ricercati dalle case d’asta europee e inglesi. Le immagini di Porta Spada con le capre, una processione del Corpus domini, i cortili ericini sono di un’incomparabile bellezza, le sue opere sono caratterizzate da una pennellata rapida e delicata per garantire all’osservatore una immediata idealizzazione delle immagini rappresentate. In realtà era anche un apprezzato ritrattista, un po’ alla maniera di Sargent di cui era amico, insieme con Whistler. Trapani ed Erice devono molto a questo pittore e chi lo ha conosciuto lo descrive come un gentleman d’altri tempi.

 

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