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BREVE VIAGGIO TURISTICO IN SPAGNA

NOTE A MARGINE

di Giovanni Barraco

Per la maggior parte dei componenti la comitiva di turisti trapanesi – della quale mia moglie ed io facciamo parte – ritrovarsi in piazza XXI Aprile è come riprendere un discorso interrotto: chi l’anno scorso, chi solo pochi mesi addietro. Il pullman sul quale i turisti salgono per occupare i loro posti – assegnati secondo l’ordine di iscrizione al viaggio – di rado ha come meta l’aeroporto di Birgi, più frequentemente quello di Punta Raisi, viste le vicissitudini che penalizzano ancora lo scalo trapanese.

A parte quanti sono alle prime esperienze, i più han fatto insieme altri viaggi. “Ti ricordi, a Mosca?!”, “Ti ricordi, a Parigi!?! “E in Normandia?!” Viaggi fatti in Italia e all’estero, del tipo “mordi e fuggi” che impongono alzate antelucane per prendere il primo volo del mattino. Durata del viaggio: tre, al massimo quattro giorni, che non danno tempo di fissare nella memoria architetture e palazzi, squarci paesaggistici e monumenti, grandi opere e musei.

”Sono finiti – e da tempo! – i viaggi di otto/dieci giorni, tutto compreso bevande escluse”, dice con una vena di rammarico il tour-operator (che è anche il nostro accompagnatore), memore di tour organizzati in tempi meno grami degli attuali. Nei voli delle compagnie low cost c’è la recita di un rosario che hostess e steward sgranano con una puntualità che tace la personale riluttanza. Dopo la speranzosa consegna della famigerata “rivista di bordo” e l’illustrazione delle norme per la sicurezza in volo, incominciano a proporre snack e bevande calde liofilizzate, poi, cosmetici e profumi;  concludono proponendo l’acquisto di ineffabili “gratta e vinci”, i biglietti che promettono vincite tanto clamorose quanto improbabili. Nonostante annunci, sorrisi e ammiccamenti, sono pochi i passeggeri che si lasciano convincere ad abbracciare la causa di piccole donazioni a un citato “ospedale dei bambini”. Anche se la comunicazione è scopertamente subdola, ci sarà pure qualcuno disposto a tacitare la coscienza con pochi euro!

Meta del viaggio Madrid, capitale europea, bella, ordinata e dinamica, con puntate in due città limitrofe dal grande fascino. Nello specifico, non dover fare e disfare la valigia è una nota positiva del tour; come lo sono quelle dell’accompagnatore al seguito e delle guide in loco. E allora, via col giro by-night della città  per ammirare palazzi e monumenti illuminati, da rivedere l’indomani alla luce del sole: Stazione ferroviaria Atocha (quella vecchia, con il suo giardino esotico), Plaza Mayor, Puerta del Sol, Parque del Buen Ritiro, Plaza del Toros…

Le soste per “pranzo libero” vengono dopo consumazioni pantagrueliche – il mattino e la sera – del tipo a buffet libero. Pare che questa scelta sia condizione privilegiata per  convincere molti clienti. È incredibile quanto spreco si celebri nell’occasione! Persone che la mattina consumano solo un caffè macchiato e due biscotti secchi, in viaggio si trasformano in ingordi degustatori di carne cruda e di pesce affumicato, di salsicce e uova sode, di insalate russe e cipolle al forno. Dopo il primo assaggio, quanto cibo rimane nei piatti! I camerieri hanno cura di ritirare i piatti prima che il turista faccia ritorno al tavolo col secondo o terzo piatto ricolmo fino all’inverosimile. Se è previsto un  pranzo per dir così normale – primo, secondo e dessert – il più generoso dei commenti è del tipo: “Stiornu si mangiau a’ scarsa!”

A Segovia, la maggiore attrazione è il famoso Acquedotto romano che, con gli imponenti archi sovrapposti, delimita la città. È una delle più importanti opere idrauliche, costruite al tempo dell’imperatore Traiano, che abbia conservato la sua funzione per molti secoli. A piedi si raggiunge l’Alcazar che domina la città con le sue torrette merlate, mentre lungo il percorso si trovano esempi di fantasiose architetture, impronte degli stili e delle civiltà che si sono succeduti.

A Madrid, come nelle altre città, gli ingressi a chiese, palazzi, ville e musei prevedono il pagamento di un ticket, spesso salato: qualche volta la spesa è giustificata, altre volte meno. Il tour-operator si limita ad includerne un paio perché la lievitazione del prezzo farebbe perdere molte adesioni. Così, chi ha interessi culturali specifici sacrifica il tempo dello shopping per qualche visita supplementare, magari con audio-guida; visita della quale rimarranno ricordi sbiaditi. A volte capita che qualcuno dei viaggiatori tenti di imporre aggiunte al programma e reagisce male se le adesioni risultano ridotte a qualche unità o non ci sono affatto. Una volta, racconta l’accompagnatore, ci fu un tipo che voleva assistere alla corrida – spettacolo di grandissimo richiamo per gli Spagnoli – che si dava da fare con i vicini di poltrona e di tavolo per perorare la nobile causa. Sapere che si sarebbe assistito all’uccisione di sei tori nel corso di un paio d’ore di performance del torero,  non convince gli italiani, più per la crudezza dello spettacolo che per il costo – tuttavia non trascurabile – del biglietto d’ingresso nell’arena.

Domenica 26 Maggio è il giorno delle elezioni europee. Non sembra di cogliere nei compagni di viaggio alcun rammarico per il mancato esercizio del dovere civico. Ma una conseguenza sul nostro viaggio c’è, eccome! Dopo l’escursione mattutina a El Escorial – Valle dei caduti, con “la visita della Cattedrale di San Lorenzo e del Pantheon che conserva le tombe dei reali asburgici”, la prevista visita della Basilica-cripta scavata nella roccia granitica – grandiosa  a motivo delle dimensioni, dicono, superiori a quelle di S. Pietro – non può effettuarsi. Il motivo? I custodi della Basilica hanno il diritto di andare a votare e non possono essere al corrente dei programmi di un gruppo di trapanesi che ai primi caldi se ne vanno bel belli per le strade di Spagna. Scommettiamo che la comitiva, rientrata anzitempo in hotel, si consolerà con la cena a buffet?!

Vigilia della partenza con escursione a Toledo, città delle tre religioni, bellissima e a misura d’uomo, ammirata prima da lontano; poi, visita del Centro storico: Cattedrale, Santa Maria La Blanca, Chiesa di San Tomè. Ancora un’altra giornata di sole che consente qualche scatto in più degli altri giorni, quando abbiamo avuto limitazioni negli ingressi ai Musei. “No photo, No photo” sillaba la guida, indirizzandosi ai componenti di un altro gruppo che si mescolano al nostro, temendo richiami che non le competono. Noi sembriamo ben catechizzati, eppure c’è sempre qualcuno che ama la trasgressione! Nella visita del Museo del Prado, un limite è l’itinerario scelto che privilegia le opere dei più noti pittori spagnoli, Goya, Murillo, El Greco, tutti lontani dai miei interessi. Dalla visita del Museo d’arte moderna Reina Sofia, ubicato in un vecchio ospedale ristrutturato, nessuna emozione fino all’arrivo, nell’ultima sala, quella nella quale campeggia il famoso Guernica di Pablo Picasso: una grande tela di m. 8 x 3 divenuta simbolo del pacifismo mondiale già a pochi anni dalla prima esposizione. Considero che non debba essere il solo a capir poco dell’Arte moderna, mi consolo cogliendo gli sguardi concupiscenti di molti, sguardi che sono rivolti alle due sedie vuote, quelle dei custodi, in quel momento in piedi. E su di esse non è permessa neanche una seduta di sghimbescio. Perché le direzioni dei musei non arredano le sale con qualche panca, magari spartana?!

Il rientro a Madrid dà l’occasione di acquistare altra paccottiglia per la gioia di ambulanti d’ogni colore e specialità. Più tardi ci sarà da preparare il trolley: risulterà ancora nei limiti di peso dell’andata? Per indolenza, ho deciso di non portarmi appresso la borsa con la macchina fotografica e gli obbiettivi di scorta: troppo ingombrante. Certo, rivedrò gli scatti fatti con il cell. e sopravvissuti alle prime cernite. Diversamente da altre occasioni, per ricostruire le tappe del viaggio ho appuntato poco o nulla, limitando l’impegno a queste povere note a margine.

 

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