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di Pino Alcamo

Il 27 Aprile 2019 il Presidente della Repubblica, dopo una lunga riflessione,  ha promulgato la legge approvata dal Senato il 28 marzo precedente, che modifica la normativa sulla legittima difesa, neutralizzandola, di fatto, con “una lettera di accompagnamento”, diretta ai Presidenti delle Camere e del Consiglio dei Ministri. -

In tale lettera egli esprime un “parere tecnico” di interpretazione della legge, stabilendo tre precisazioni fondamentali:

1- la sicurezza dei cittadini è “compito esclusivo” dello Stato e delle Forze di Polizia;

2- nessuna legge ordinaria potrà mai vulnerare il “principio di proporzionalità tra l’offesa e la difesa”, previsto dalla Costituzione e sancito nell’art. 52 del Codice Penale;

3- sarà ancora e sempre la Magistratura a stabilire se la persona offesa ha agito in base a “un grave turbamento”, nella ipotesi di eccesso colposo. -

Il significato di tali precisazioni è che in una democrazia occidentale non c’è e non ci sarà mai spazio per una “giustizia fai-da-te”; che non è affatto vero che da adesso “la difesa sarà sempre legittima”, ma continuerà ad esserlo se sussisteranno i presupposti previsti dall’art.52 C.P., e solo se chi reagisce uccidendo lo faccia per difendere la sua vita da un “pericolo concreto e attuale”; che a certificare la ricorrenza del grave turbamento dovrà essere una “valutazione oggettiva” maturata da un giudice terzo, non una giustificazione auto-certificata dalla parte in causa. -

II

Nella lettera, inoltre, il Presidente rileva due incongruenze. -

La prima: l’articolo 3 della legge subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena nel caso di condanna per furto in appartamento o per furto con strappo, non prevedendo altrettanto per il delitto di rapina. -

Questo trattamento differenziato tra i due reati non è logico perché la gravità e la

pericolosità di uno scippo e di una rapina si equivalgono.-

La seconda: l’articolo 8 della legge stabilisce che, in caso di “legittima difesa domiciliare”, lo Stato paga le spese giudiziarie a chi ha reagito, ma non prevede altrettanto per la legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio.-

Tali incongruenze potrebbero legittimare ricorsi di incostituzionalità.-

Le puntualizzazioni del Presidente hanno il sapore di un “orientamento giurisprudenziale” e dovrebbero, quindi, essere accolte dai sostenitori della legge.-

La magistratura apprezzerà l’opinione che “il grave turbamento” dovrà essere accertato, caso per caso, dal giudice, che si asterrà dall’introdurre automatismi surrettizi, e potrà ricorrere alla Corte Costituzionale quando riterrà di trovarsi davanti ad un caso irrisolvibile.-

Anche il ministro per la Pubblica Amministrazione, la leghista Giulia Bongiorno, pensa che il parere del Presidente sia in linea con quanto il suo partito ha sempre sostenuto, perché il nuovo testo della legge non sarebbe stato ideato per offrire “una licenza di uccidere”.-

III

L’esame dei 9 articoli della legge, comparati con la precedente normativa della legittima difesa, sulla base della interpretazione del Presidente, consente di stabilire cosa sia cambiato in materia.-

L’istituto della legittima difesa nell’ordinamento giuridico penale italiano viene previsto dall’art. 52 del Codice Rocco, che dispone: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.- I presupposti di tale disposizione non sono stati mutati dall’art. 1 della nuova legge, perché resta sempre essenziale il rapporto di proporzione tra difesa e offesa e l’attualità del pericolo.-

Tali presupposti non sono stati mutati dalla legge 13 Febbraio 2006, n.59, secondo cui sussiste il rapporto di proporzione se l’aggredito usa un’arma, legittimamente detenuta, o altro mezzo di difesa per difendere la propria incolumità o i beni propri o altrui nella propria casa o in altro luogo di lavoro o di altra attività.-

Il rapporto di proporzione va sempre accertato dal giudice.-

Il predetto art. 1 stabilisce che la difesa sarà sempre legittima per chi, all’interno del domicilio e nei luoghi ad esso equiparati, respinge l’intrusione di una o più persone fatta con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica.-

L’impostazione del codice impone di indagare nei confronti di chi si difende perché “il giudice deve accertare se l’aggredito ha reagito nei limiti della proporzione tra difesa e offesa e nell’attualità di un pericolo”.-

La legittima difesa, dunque, non è concepita come “un diritto di difesa illimitata”, ma, soprattutto, come “una esimente, ossia come una causa che esclude la punibilità della reazione, se questa risponde ai requisiti previsti”.-

Basta anche la minaccia dell’uso di un’arma.-

Oggetto dell’aggressione deve essere “un diritto in senso lato”, personale (vita, incolumità, libertà sessuale, o altro tipo di libertà), patrimoniale (proprietà o altro diritto reale o possesso), morale (onore, riservatezza).-

I diritti patrimoniali sono difendibili purché sussista proporzione fra il potenziale danno e la reazione, e la violenza sia l’unico mezzo per evitare l’aggressione.-

Legittima è anche la difesa di un “diritto altrui” (cd. “soccorso difensivo”).-

L’aggressione deve essere “ingiusta”, cioè non imposta o autorizzata dall’ordinamento.-

Può essere cagionata anche da “un animale o oggetto inanimato altrui”.- L’aggressione deve determinare un “pericolo attuale”, cioè la probabilità di un danno incombente, non un pericolo futuro o passato (Non è mai attuale il pericolo quando l’aggressore si è dato alla fuga dopo avere abbandonato la refurtiva o quando ha desistito dalla sua condotta).-

La reazione o difesa richiede una “costrizione”, per cui l’aggredito deve trovarsi nell’alternativa di reagire o di essere offeso.- Non è legittima, quindi, la difesa di chi ha la possibilità di evitare l’offesa con la fuga.-

La reazione deve essere proporzionata all’offesa, cioè la proporzione deve ricorrere fra il male minacciato e quello inflitto reagendo (esempio: Non si può uccidere per evitare il furto).-

IV

La nuova legge modifica l’art. 55 del Codice Penale sull’eccesso colposo di legittima difesa, che ricorre quando sussistono i presupposti della esimente, ma chi reagisce ne travalica i limiti. Tale eccesso non sussiste se, chi è costretto  difendere la sua incolumità, si trova in uno stato di “grave turbamento” (art.2 nuova legge).-

Il “grave turbamento” dovrà essere certificato dal giudice obiettivamente.-

I processi per l’omicidio colposo e le lesioni personali in caso di legittima difesa vengono considerati “processi prioritari”ed avranno una corsia rapida.-

La nuova legge prevede il “gratuito patrocinio” a favore della persona che ha ottenuto l’archiviazione, il proscioglimento o il non luogo a procedere.- L’autore del fatto, se assolto in sede penale, “non dovrà risarcire la vittima” (artt. 7, 8) .-

Quest’ultima disposizione, oltre a quella sul gratuito patrocinio, costituiscono due provvedimenti assolutamente essenziali e opportuni.-

Infine, la legge inasprisce le pene per la “violazione di domicilio” per il “furto in appartamento”, per la “rapina”(artt. 4, 5, 6).-

La lettera di accompagnamento del Presidente, eccezionale nella sua formulazione otre che nel suo esercizio, sembra giustificata dalle critiche alla legge formulate da giuristi, magistrati, penalisti.- Ma, soprattutto, dalle informazioni errate di taluni politici e organi di stampa, secondo le quali “la legittima difesa sarebbe stata con la nuova legge sempre legittima”.-

 

 

 

 

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