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PERCHE’ LA NAVE ONERARIA DI MARAUSA E’A MARSALA?

Di Filippo Camuto

«Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur». Tale frase di Tito Livio «Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata», si adatta bene a quello che è successo alla nostra città per la nave oneraria romana; vale a dire «mentre a Trapani si discute cosa fare, già è avvenuto un fatto grave a danno della nostra città».

Tutto è stato quasi compiuto, ci è stato sottratto un bene archeologico di notevole valenza storica, nonostante il “Comitato cittadino spontaneo pro nave oneraria romana di Trapani” ne avesse sposato, con straordinaria assiduità, l’interesse per la nostra città e lo avesse «trasferito» ai nostri responsabili locali della classe politica di Trapani, della Regione Sicilia, dello Stato e delle Istituzioni. Anche su questa Rivista abbiamo ripetutamente evidenziato l’importanza di musealizzare il reperto archeologico a Trapani, città ricca di siti e spazi idonei, sia dal punto di vista culturale che turistico. Il turismo ci avrebbe aperto le porte per usufruire ancora di più di un indotto economico non indifferente. Qualcuno ha tacciato impropriamente di campanilismo i trapanesi o di essere i fautori di una guerra fra poveri che, a nostro parere, non approda a nulla. Trapani è stata sempre una città di cultura, di pace e di accoglienza (ricordiamo, ad esempio che, durante il lungo periodo della dominazione romana fu sede, in maniera discontinua, del Senato Romano, nel 1535 di sei facoltà universitarie e nel 1791 di una Accademia di Belle Arti di Stato); ma vorremmo sapere su che cosa si basa tale effimera critica! Soprattutto quando si pensa che il Comune di Trapani, sito in una provincia così piccola, è stato privato di una «non indifferente fetta» di circoscrizione territoriale per creare un nuovo Tribunale, a pochi chilometri dal capoluogo. O quando, in un lontano passato, venne aperta la succursale del Banco di Sicilia (allora unica in Italia; molto tempo dopo venne istituita quella di Mestre, per motivi logistici), togliendo alla sede di Trapani un complesso autonomo di operazioni bancarie e recentemente è stato chiuso il Consolato d’Estonia in Trapani ed aperto a Palermo. Così, si possono evidenziare altri esempi. Riteniamo comunque che sia venuto il momento di finirla. Si parla tanto in tutto il mondo di globalizzazione, ma questa tendenza, pare che dalle nostre parti non funzioni. Purtroppo, dobbiamo ammetterlo, da diverso tempo Trapani è diventata terra di conquista; non ci rassegniamo di fronte a questo stato di cose e  reclamiamo, a gran voce, il diritto legittimo a musealizzare la nave oneraria romana a Trapani, nel complesso monumentale di S. Domenico, o in altro sito adeguato, anche perché in tal senso si sono pronunciati illustri archeologi del settore e diversi candidati durante la campagna elettorale per le amministrative.

C’è da dire, tuttavia, che in occasione della inaugurazione della nave romana il primo cittadino marsalese ha detto «siamo riusciti» ad averla noi, nonostante la volesse un’altra parte (Trapani?). Dal termine «riusciti» si possono intendere diverse deduzioni. Lasciamo comunque al lettore le conclusioni, noi non vogliamo polemizzare. Per chi non lo sapesse la nave oneraria romana è stata scoperta da tre sub trapanesi e cioè T. Di Bono, F. Di Bono e D. D’Amico, inequivocabilmente nel punto mare di Trapani-Marausa. Anche in Gran Bretagna ed in Danimarca sono state ritrovate rispettivamente navi romane e vichinghe che sono state musealizzate nei luoghi di ritrovamento, con grande soddisfazione dei due Stati, in virtù dell’indotto economico proveniente dal movimento turistico. Gli arazzi fiamminghi, custoditi nel Museo Regionale A. Pepoli di Trapani, sono stati restituiti, a semplice richiesta, a Marsala, lo stesso trattamento spetta alla Città di Trapani, in ottemperanza al diritto legittimo.

Forse nel nostro territorio si pratica ancora il vecchio detto «cu afferra un turco è sò»?

Per quanto riguarda i rapporti tra il Comitato cittadino spontaneo pro nave oneraria romana, ed il compianto prof. Sebastiano Tusa, rimandiamo il lettore a consultare la rivista “La Risacca” del mese di marzo 2019 pagg. 28/29. Invero è comunque da ritenere che la “Nave oneraria romana” sia di grande valore archeologico e storico rispetto alla “Nave punica, che punica non è”, custodita nel Baglio Anselmi a Marsala e di cui si è occupato l’illustre archeologo marsalese, Dott. Giuseppe Agosta, nella sua pubblicazione.

Ora, fiduciosi e ben conoscendo le ottime qualità di amministratore e di politico del nuovo sindaco Giacomo Tranchida, che vuole tutelare l’immagine e la crescita dei valori della città, ci appelliamo allo stesso in ordine al trasferimento della nave oneraria romana a Trapani, possibilmente nel complesso monumentale di S. Domenico.

Abbiamo letto sui cellulari diverse visualizzazioni che ci confortano grandemente e ci spingono ad interessarci sempre della nave romana. Trascriviamo qui di seguito qualche stralcio: Dott. Nicola Pollina: «da comune e semplice cittadino invito la cittadinanza trapanese, della città di Trapani, capoluogo di provincia, provincia di frontiera non solo d’Italia, ma anche d’Europa e medaglia d’oro al valor civile per le 6.000 vittime civili della Seconda Guerra Mondiale al fine di recuperare quell’orgoglio da cittadini, di uomini e donne accomunati da un senso di appartenenza ad una storia comune che molti Ospiti che sono passati o passano da Trapani spendano le loro sensibilità nel descrivere la ricchezza storica, archeologica, identitaria e culturale presente in città. Sembra che dagli anni ’50 in poi si sia assopita, addormentata, financo nascosta, riposta nell’oblio collettivo, deprivandola della identità psico-antropologica-storica-culturale trapanese che trae origini sin dal periodo del tardo paleolitico, come testimoniano i graffiti nelle grotte di Levanzo, dal 35.000 – 5.000 a. C. Trovo notevolmente imbarazzante il silenzio mediatico, il “non dibattito” pubblico sulla nave romana. Nonostante un gruppo di trapanesi veraci come Giacomo Caltagirone, Filippo Camuto, Vito Callotta, Betty Camuto, Ignazio Briulotta, Ignazio Giacalone, il sottoscritto ed altri, hanno tentato di “smuovere le acque”, documentandosi, scrivendo articoli, incontrando le istituzioni a più livelli, chiedendo semplicemente la cosa più logica, per amore della Città, cioè la musealizzazione in città del reperto archeologico trovato nel mare di Trapani».

Savona Paolo: «Oggi è una giornata da ricordare per uno dei tanti fallimenti della nostra città e della sua classe politica. Non sono bastati 20 anni e 5 sindaci per trovare un luogo dove allocare la nave romana, rinvenuta nei fondali di Marausa. Noi trapanesi dovremmo riflettere molto sulle nostre continue sconfitte e sui reali motivi; stiamo perdendo anche quello che avevamo».

Pertanto, occorre dare a Trapani una svolta concreta per il suo sviluppo e non assoggettarla a mutilazioni del suo territorio o delle sue attività. Forse per proteggere e lanciare Trapani ci vorrebbe un altro Ministro, come il trapanese On.le Nunzio Nasi, che amava la sua città.

Non si offenda nessuno, ci vuole buona volontà nella politica. Concittadini svegliamoci. Giovani non lasciate, se possibile, Trapani, ricostruiamo il suo futuro come hanno fatto i trapanesi prima di noi.

 

 

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