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MISTER CHEN NON MUORE MAI. REALTÀ O LEGENDE METROPOLITANE?

Da sempre, una domanda che si pongono gli italiani è: dove muoiono i cinesi in Italia? In diversi hanno sostenuto che i corpi dei defunti vengono occultati in vari modi fino al trasferimento clandestino nel proprio paese.

Qualche anno or sono si parlò di un cadavere cinese occasionalmente rinvenuto in un container o rimpatriato dopo essere stato cremato e ridotto in ceneri.

Tutte notizie mai confermate e derubricate come legende metropolitane.

Notizie ufficiali, infatti, ci confermano che le comunità cinesi nei vari paesi del mondo sono composte da giovani con meno di 50 anni di età. Ciò perché, ci viene spiegato, gli over 50 rientrano nella loro patria per morire, quando arriverà l’ora, secondo i riti e le cerimonie tradizionali che durano un tempo lunghissimo. Da uno sguardo alla realtà nostrana, quest’ultima tesi pare la più probabile.

Ma parlando di cinesi in Italia e nel mondo, dobbiamo costatare che si tratta di una invasione pacifica che non crea problemi di ordine pubblico e che cresce, in genere, nel rispetto delle regole dei paesi ospitanti.

Rimane solo un mistero di come facciano a disporre di una quantità inesauribile di contanti.

Alcuni parlano di riciclaggio di soldi della Triade (la mafia cinese), altri di sovvenzioni occulte del governo comunista impegnato nella conquista silenziosa del mondo. In altre parole, l’odierna strategia della “Via della seta” che ha visto l’acquisizione di numerosi porti strategici con accordi a livello governativi.

Il metodo funziona alla grande e l’ampliamento dei possedimenti internazionali avviene, dopo un primo inspiegabile investimento in contanti, con l’autofinanziamento. Successivamente, infatti, il sistema è più semplice di quanto possa sembrare. I prodotti venduti nei negozi gestiti dai cinesi vengono offerti ad un euro a fronte di pochi centesimi spesi per l’acquisto all’origine. Inoltre, le comunità cinesi sono chiuse agli estranei e al loro interno spendono il minimo indispensabile. In pratica, per ogni euro guadagnato si calcola che spendono, ad esempio in Italia, meno di 50 centesimi.  Quindi la nostra bilancia commerciale (che a livello complessivo è in attivo) rispetto alla Cina è negativa: alle aziende cinesi sono rimasti 15 miliardi di euro di differenza lo scorso anno, spesi dagli italiani. Somme disponibili per nuovi e sempre significativi investimenti nella nostra nazione. Ma Il fenomeno è ormai mondiale. Mezza africa è cinese, mentre adesso la “Via della seta” si avvia a conquistare l’Europa con l’acquisizione di porti strategici greci, spagnoli e italiani.

Accenniamo brevemente alle acquisizioni cinesi in Italia negli ultimi anni.

Il 40% di Ansaldo Energia alla Shanghai Electric Corporation, per 400 milioni di euro (dicembre 2014). Sempre nel 2014, passa nelle mani della statale China State Grid il 35% di Cdp reti, con un conto da due miliardi di euro che vale una fetta importante di Terna e Snam. Meno imponente in termini di cifre, ma pur sempre significativo è l’investimento da 110 milioni di euro che ha portato nelle mani di Yimin il gruppo oleario toscano Salov, e dei suoi marchi Olio Sagra e Filippo Berio. L’anno successivo arriva l’acquisizione cinese più celebre e sostanziosa, quella di Pirelli. Con un’operazione del valore complessivo di 7,4 miliardi di euro, l’azienda di pneumatici è passata a ChemChina per poi abbandonare il listino di Piazza Affari dopo quasi un secolo di costante presenza. Ultima in ordine di tempo è l’acquisizione di Buccellati Gioielli, con l’85% passato in mano al Gangsu Gangtai Holding dal primo agosto 2017. La lista dei marchi iconici passati in mano cinese, inoltre, continua con Ferretti Yachts (2012; 374 milioni) e Krizia (2014; 25,5 milioni).

Se consideriamo poi il settore commerciale e dei servizi, dobbiamo esaminare quanto appresso: ll palazzo della ex Zecca di Stato a Roma? Ora è gestito dai cinesi. Il palazzo di Raul Gardini a Ravenna? Ora è gestito dai cinesi. Il palazzo del Ballo del Doge a Venezia? Ora è gestito dai cinesi. Il bar Roma di Carpi, quello dove lavorava Dorando Pietri, mitico eroe della maratona crollato a un passo dal traguardo? Ora è gestito dai cinesi. E sono diventati cinesi, fra le altre, l’azienda dei trattori Goldoni di Carpi, quella che ha di fatto meccanizzato le campagne italiane; la storica azienda dei marmi Quarella di Verona, il legno Masterwood di Rimini, la metalmeccanica Motovario di Formigine e la catena di cinema Odeon&Uci.

L’elenco potrebbe continuare ma noi ci fermiamo qui per uno sguardo veloce sulla realtà del trapanese. Basta guardare attorno per capire che gli unici negozi che oggi resistono alla grande sono quelli con le insegne cinesi.

Ma quanti sono i nati nella Repubblica Popolare Cinese residenti nel capoluogo e nella provincia?

I dati che ci fornisce l’Istat in base all’ultimo censimento sono quelli indicati nell’apposito riquadro.

 

RIQUADRO

 

Cinesi in prov. di TP: 710 su 19.828 stranieri in prov. di TP (3,6%)
Cinesi in Sicilia: 7.440 su 193.014 stranieri in Sicilia (3,9%)
Cinesi in Italia: 290.681 su 5.144.440 stranieri in Italia (5,7%)

Distribuzione per comune negli ultimi anni

Stranieri residenti con cittadinanza cinese al 1° gennaio di ogni anno.

Comune 2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012
Alcamo 57 57 36 45 51 31 28
Calatafimi-Segesta 5 6 6 6 6 6 4
Campobello di Mazara 8 8 6 6 6 6 6
Castellammare del Golfo 43 32 36 29 19 16 19
Castelvetrano 48 48 47 45 46 39 46
Custonaci 9 9 9 8 7 6
Erice 23 20 26 29 25 23 30
Favignana 5 3 3 3 1
Marsala 252 235 232 285 275 216 202
Mazara del Vallo 64 59 53 67 54 57
Paceco 7 3 2 4 4 4 6
Pantelleria 8 9 8 7 7 5 3
Partanna 7 6 8 8 10 14 10
Petrosino 9 13 13 19 18 15
Poggioreale 2 1 1
Salaparuta
Salemi 7 7 11 9 9 9 9
Santa Ninfa 4
Trapani 165 155 147 146 138 91 136
Valderice 5 8 5 5 5
710 670 648 725 628 542 572

 

 

A conclusione di questo breve articolo dobbiamo confessare che è rimasto monco per quanto riguarda i morti nel nostro territorio.

Abbiamo provato a chiedere alla responsabile del servizio cimiteriale trapanese notizie su eventuali cinesi tumulati a Trapani, ma siamo stati sfortunati. Ci ha risposto che non era giornata di ricevimento del “pubblico”.

Abbiamo accennato ad una replica, ma il tono perentorio dell’autorevole dirigente comunale ci ha consigliato di desistere per evitare conseguenze spiacevoli per noi. Cogliamo l’occasione per scusarci con i nostri lettori per l’incompletezza dell’articolo e li invitiamo eventualmente a chiedere loro, solo nei giorni di ricevimento al pubblico, e magari previo appuntamento tramite segretari, a chi di competenza. Abbiamo tuttavia motivo di credere che, almeno nel cimitero del capoluogo, non vi siano defunti cinesi.

MAC

 

 

 

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