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LE VITTIME POTRANNO ARRIVARE A 10 MILIONI ALL’ANNO

 

Da più parti, nel mondo, è partito l’allarme per il sorgere di microbi resistenti agli antibiotici.

A darne conferma un reporter pubblicato il 29 aprile scorso, dall’Interagency coordination group on antimicrobial resistence, una task force di esperti creata ad hoc dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Ma già un team di ricercatori incaricati dal Centro europeo di monitorare la difesa nei confronti delle malattie infettive aveva denunciato il proliferarsi di microbi resistenti agli antibiotici.

Impressionanti le previsioni dell’Onu e dell’Oms che prevedono, nel periodo che va dal 2015 al 2050 ben 10 milioni di morti.

In pratica, i patogeni diventeranno una delle principali cause di decessi (i microrganismi patogeni, chiamati anche agenti patogeni, sono agenti biologici responsabili dell’insorgenza della condizione di malattia nell’organismo ospite. Si distinguono in: Virus. Procarioti: batteri).

Si tratta dunque di una vera ribellione dei patogeni che sono riusciti ad evolversi e a resistere agli anitibiotici.

Contro questa ribellione della natura l’uomo è chiamato a ristabilire la sua supremazia con la scoperta di nuovi farmaci.

Intanto, individuato il nuovo bacillo, la parola passa ai ricercatori e agli scienziati della medicina.

Per saperne di più, abbiamo intervistato la dottoressa Francesca Savalli, e il dottor Piermauro Miraglia, medici specialisti infettivologhi presso l’Ospedale S. Antonio Abate di Trapani.

D. Cosa significa, in termini pratici microbi resistenti agli antibiotici e come si sono

Sviluppati?

Si tratta di germi che non rispondono più alla somministrazione di antibiotici perché si sono adattati ad essi rendendosi insensibili a tutti gli antibiotici.

D. Quali sono, in atto, le patologie più a rischio?

Dalla esperienza fin qui vissuta possiamo indicare le malattie polmonari, quelle delle vie urinarie e la setticemia. Quest’ultima, forse la più pericolosa perché non intacca una singola branca, ma colpisce l’intero corpo umano. Tra i più anziani, dobbiamo segnalare la gravità di alcune malattie come la pertosse, parotite e morbillo.

D. L’informazione sulla materia è scarsa. E’ possibile individuarne le cause e prevenirle con qualche trattamento particolare?

Difficile parlare di una prevenzione generalizzata. Bisogna conoscere l’ambiente in cui si diffonde per trovare l’eventuale giusta soluzione. In tal caso, riuscire, con una terapia empirica, a isolare il germe e risolvere il caso con terapia appropriata.

D. A Trapani si sono registrati morti o insorgenze di malattie collegate a questo nuovo fenomeno?

Morti sicuramente no, ma germi multiresistenti sono stati trovati in alcuni casi.

D. Possiamo sperare in nuovi e più potenti antibiotici?

Nuovi antibiotici già esistono e altri sono in fase di sperimentazione. Quelli fin qui utilizzati sono 13 o 14. Tuttavia, prima di parlare di nuovi e più potenti antibiotici, magari a largo spettro, bisogna esaminare i casi singolarmente e procedere per gradi.

D. Esiste il rischio di una vera e propria epidemia causata da contagio nelle malattie infettive?

Purtroppo, se non si controllano gli ambienti per circoscrivere immediatamente

Il fenomeno, il rischio esiste. Noi infettivologhi cerchiamo di raccomandare norme igieniche adatte. Nel caso del servizio ospedaliero, i germi rischiano di andare fuori dai reparti. Gli operatori sanitari sono chiamati a rispettare e far rispettare le norme igieniche di prevenzione come ad esempio, quello di lavarsi spesso e accuratamente le mani prima di lasciare i reparti infetti. Tale norma dovrebbe essere attuata anche da parte dei parenti dei pazienti nel momento in cui lasciano il congiunto. Ma questo, per quanto raccomandato, è più difficile da controllare.

D. Diverse persone non vogliono vaccinare i propri figli e se stessi.

Sicuramente un grave errore culturale perché può mettere a rischio il piccolo e creare contagi tra i coetanei. Esistono le vaccinazioni obbligatorie e quelle consigliate.       Ambedue sono, per la medicina, importanti. Basti pensare che alcuni vaccini riducono il rischio della HIV e del tumore alla mammella.

D. Oggi, tra i più piccoli si diagnosticano le cosiddette V e VI malattia. La cosa è preoccupante?

Sicuramente no perché si tratta di epidemie benigne che si risolvono nell’arco di pochi giorni e non richiedono interventi particolari.

A margine di queste interviste locali, in parte tranquillizzanti, ampliando l’orizzonte, occorre ricordare, in base alle statistiche esistenti, alcuni dati e alcune stime nazionali e mondiali.

I morti di antimicrobo resistenza ogni anno sono 700.000 di cui 230.000 di tubercolosi multiresistente.

I morti stimati, nel 2015, in Europa sono stati 33.000 di cui 10.700 in Italia.

I morti di morbillo nel mondo si calcola siano stati, nel 2017 circa 110.000.

In Italia, i casi di morbillo, nel 2018 sono stati 2.526 con 8 morti.

Si tratta, purtroppo, di dati certi e previsioni pessimistiche ma reali alle quali, inspiegabilmente, i mass media non danno lo spazio che meritano, forse per evitare eccessivi allarmismi, Tuttavia, una corretta informazione potrebbe contribuire a salvare molte vite.

ALME

 

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