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QUANDO PESCAVO DAGLI SCOGLI DI TRAMONTANA…

UN’AVVENTURA TUTTA TRAPANESE

Di Diego Bulgarella

Verso sera mi diressi per la stradicciola che costeggia le mura di tramontana, dal lato di “Porta Botteghelle” dove, in una leggera insenatura, i pescatori del posto erano soliti ormeggiare le loro piccole imbarcazioni. Quel luogo era poco presidiato perché conduce direttamente al mare. Era frequentato da gente che abitava nelle immediate vicinanze e che praticava la pesca.

Con molta cautela mi accostai a un giovane marinaio, amico di vecchia data, che stava armeggiando, assieme al fratello, sopra una piccola barca accostata al pontile, con reti, ami, esche, funi e quant’altro occorreva per una notte di pesca sul mare prospiciente lo scoglio dei “porcelli”:

- Biagio, ti va di portarmi con te ‘stanotte a mare? E’ da tanto tempo che mi hai chiesto di farti compagnia in una notte come questa a pescare! Bene, questa sera è la volta buona, quella che abbiamo atteso da tanto, tanto tempo e che ci porterà dritti nella tana dei saraghi e delle orate: ne prenderemo tanti, da riempire la barca!

Mi scrutò perplesso e meravigliato di quella proposta che veniva dopo innumerevoli tentativi che mi aveva rivolto; perciò, non sapendo se fosse uno scherzo o un tentativo di prenderlo in giro, mi rivolse lo sguardo incredulo, mantenendosi sulla difensiva disse:

- Di quale pesca vai cianciando vecchio rimbambito? A mare non vi sono taverne, né tantomeno spettacoli di teatro, tutt’al                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  più potrai incontrare qualche sirena che ti condurrà dritto nella “fossa profonda”, senza bisogno di alcuna mazzera per portarti in fondo.

Dopo qualche altra battuta, assumendo un atteggiamento più serio, riuscii a convincere l’amico delle mie buone intenzioni e, completati i preliminari, un’ora dopo, ci dirigemmo al largo delle mura di tramontana su quella barchetta a remi, stracolma di attrezzi per la pesca.

Il vento di grecale rendeva leggermente ondulata la superficie delle acque: non era un movimento tale da destare eccessive preoccupazioni alla gente adusa a quell’attività, ma che poteva portare qualche malessere a chi, come me, era sprovveduto e non abituato al mare.

Uno spicchio della luna crescente fece capolino, proprio sopra l’orizzonte, mentre si rifletteva, con la sua scia luccicante, sul tratto di mare antistante Torre di Ligny; produceva su di me, giovane spettatore esordiente, uno scenario suggestivo e irreale, in cui le ombre della notte aleggiavano attorno, creando emozioni mai provate. Mi parve di ascoltare un dolce cantico, con il soffio leggero della brezza che lo trasportava invisibile da lidi lontani e che mi provocava, nell’animo, una serena gioia che trascendeva il vivere quotidiano.

Da lontano i contorni sfumati della città, che le piccole onde cullavano quasi a volerle dare la ninna-nanna mentre essa prendeva sonno, si allontanavano alle nostre spalle.

Quell’atmosfera di attesa aveva mandato via ogni pensiero che ingombrava la mia mente Ma non durò a lungo; mentre Biagio ed il fratello, remando di buona lena, si dirigevano verso il luogo prefissato dove gettare le reti e le lenze, da parte mia resi visibile lo stato incipiente del mio malessere che, dopo qualche minuto, divenne insostenibile, accentuando ad ogni piccolo movimento dell’imbarcazione il “mal di mare”. Così mentre Biagio aveva già buttato la lenza a “traino”, io me ne stavo esanime carponi, con la testa abbandonata fuori dalla barca, verso il mare, mostrando di aver perduto ogni stilla di energia. Lo “scoglio del malo consiglio”, posto poco oltre la “Torre”, era alle nostre spalle e si intravvedeva appena; il mio amico pescatore, da vecchio lupo di mare, intuendo che per l’ingombrante passeggero quella navigazione era divenuta oltremodo intollerante e che i pesci, invece di abboccare le sue esche, preferivano rivolgere il loro interesse a tutto ciò che l’ospite andava riversando lungo i fianchi dell’imbarcazione, propose di parcheggiarmi sopra uno scoglio, lasciandomi qualche lenza per passare il tempo, con l’intesa di ripassare a riprendermi dopo qualche ora, per fare ritorno al punto di partenza.

Effettivamente ero stato preso dagli effetti dell’onda lunga ma, per un piano ben preciso che avevo architettato, avevo accentuato oltremodo il mio malessere e, quando indussi l’amico a farmi quella proposta, avevo già subito pronta la soluzione per ovviare a tutti gli inconvenienti causati:

- è un suggerimento molto sensato il tuo, lasciatemi sullo scoglio della “Villa Nasi” dove potrò rimettermi. Più tardi, al passaggio, rifaremo assieme il percorso. In questo momento non sento di potervi essere d’aiuto né di godere dei bei momenti che stavo cominciando ad assaporare in questa notte stupenda!

Di lì a poco, quando la barca fiancheggiò “lo scoglio” adiacente la costruzione del “Villino”, un salto mi portò sulla terraferma e il mio amico Biagio, mentre assieme al fratello remava di buona lena per guadagnare il tempo perduto, si accorse che avevo superato immediatamente il malessere, tanto era prestante il mio saltellare lungo la scogliera.

Dentro l’edificio della villa, illuminata in tutta la sua estensione, si notava un’attività frenetica che s’intuiva dalle sagome in movimento di molte persone.

Il buio della notte era mitigato dal riflesso argentato della porziuncola di luna che si stagliava sulla superficie del mare, quasi immobile, di un colore azzurro intenso, reso più accentuato dall’oscurità incombente. Da quel punto d’osservazione, il riverbero dell’astro si muoveva ritmicamente con il lieve scivolare delle acque sulla scogliera, il cui fruscio produceva una sensazione di sollievo e di conforto.

Lo spicchio di luna, nel frattempo alzatasi ad oriente, faceva da contorno alle due stelle superiori del “Gran Carro”, che si dipartivano, come a distendersi a mezz’aria verso tramontana e a proiettarsi idealmente verso la stella Polare. Quei punti luminosi dello scrigno celeste, che da tempo immemore si rincorrevano in maniera geometricamente perfetta, mantenevano sempre la medesima direzione e costituivano il solo ausilio certo della gente di mare, per orientare il navigare.

Percepii la sensazione di ritrovarmi maledettamente solo in quella che era la mia avventura, dentro la quale mi ritrovavo compartecipe autore.

Presi la lenza che mi aveva fornito Biagio durante lo “sbarco” sullo scoglio e misi dell’esca improvvisata nell’amo (piccoli granchi che saltellavano sulla scogliera) e dopo vari faticosi tentativi riuscii a portare  su una “viola” e un povero “ pesciolino bianco” che si trovava nel momento sbagliato nel posto sbagliato.

Mentre ero talmente assorto nelle mie maldestre “incombenze” mi accorsi del sopravvenire dell’alba. Ma erano già trascorse alcune ore!

A levante, sopra il Monte S. Giuliano fecero capolino i primi cenni del bagliore che precede il sorgere del sole. Prima il cielo, da quel punto, cominciò a velare lo sfavillio delle stelle che lo avevano adornato, a causa del suo imbiancarsi; il crepuscolo mattutino precedeva di qualche minuto il sopravvenire dell’aurora, con il suo purpureo chiarore, sino ad inondare tutto il paesaggio visibile con un messaggio di splendore e di colore.

Poco distante intravidi una piccola imbarcazione che si dirigeva verso di me. Intuii che il mio amico pescatore, mantenendo la promessa della notte appena trascorsa, era ritornato a prendermi per riportarmi nel posto di partenza, sulla piccola banchina di Porta Botteghelle.

Feci qualche gesto per rassicurarlo della mia presenza e, quando si trovò a breve distanza, lo interloquii, quasi a mò di sfottò:

- Ehi buon uomo, fai attenzione che sei diretto sugli scogli! Accosta piano! Il tuo amico Diego, si è ripreso dal leggero malessere che lo ha assalito ed è pronto alla traversata finale. Piuttosto, com’è andata la pesca?

- Chiamalo pure leggero malessere! Io lo chiamerei gran mal di pancia, oppure grandissimo mal di mare! Come ti va vecchio lupo di mare? La pesca è andata come sempre: qualche scorfano, molti “lappani”, cinque saraghi (per fortuna grossi), e poi “cicirello”, “viole” e “serrani” a volontà!

Piuttosto, a te com’è andata? Che cosa ha abboccato alla tua lenza? Qualche vecchia scarpa o pescecani?

La sceneggiata sarebbe durata ancora per un po’, ma la forza delle cose la interruppe nel bel mezzo della sua rappresentazione.

Ignorando la provocazione e tenendomi  in equilibrio sugli spuntoni degli scogli, raggiunsi l’imbarcazione che si era accostata e vi montai sopra con un salto alquanto azzardato, ma ben riuscito.

Presi un remo ed aiutai l’amico nella fatica di imprimere un movimento, per quanto possibile sostenuto, alla barca, mentre suo fratello era ancora intento a districare dalle reti i pesci impigliati.

La scia spumeggiante, che lasciavamo dietro sembrava d’un colore sempre più bianco, incontrando la tenue luce dell’alba che segnava i confini di quell’incommensurabile paesaggio racchiuso dal mare di Tramontana.

 

 

 

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