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di Aldo Messina

Come i nostri lettori potranno costatare, questo mese non abbiamo trattato nelle pagine interne il grave problema dell’aeroporto di Trapani Birgi. Non si tratta certo di una dimenticanza ma piuttosto di una scelta.

Riteniamo inutile parlare dei voli da e per Trapani in assenza di ogni volontà da parte delle autorità competenti che, purtroppo, risiedono tutte a Palermo, la città che ci ha privato dei voli e del turismo. Infatti, non è un caso che la crisi di Birgi abbia premiato l’aeroporto di Palermo, che ha aumentato i suoi passeggeri di oltre due milioni di unità. Esattamente quei turisti che l’anno prima erano sbarcati a Trapani per distribuirsi in tutta la provincia, contribuendo al sorgere di alberghi, B&B, bar ristoranti locali di ritrovo, eccetera, senza contare l’indotto. Migliaia di posti di lavoro cancellati dall’oggi al domani.

Ad opporsi al rilancio di Birgi è notoriamente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ovviamente fa gli interessi della sua città.

La crisi – si ricorderá – si era materializzata durante la permanenza al Comune di Trapani del Commissario Straordinario mandato dalla Regione: il dottor Francesco Messineo, anche lui palermitano.

Adesso i sindaci della provincia di Trapani sono disperatamente alla ricerca di una soluzione. Soluzione che dovrebbe venire dal presidente della Regione – il catanese Musumeci – il quale, con una decisione che avrebbe fatto invidia a Ponzio Pilato, ha messo tutto nelle mani del suo consulente Vito Riggio, già presidente dell’Enac, che ben conosce Leoluca Orlando, col quale ha condiviso mezzo secolo o quasi di militanza nella DC siciliana. Naturalmente, non vogliamo credere che quelle antiche frequentazioni possano essere alla base di questa impasse. Ma – permettete la battuta – ci sentiamo in pieno clima democristiano doc. A dispetto dell’aria nuova che dovrebbe respirarsi in Regione e nei Comuni.

Intanto – in perfetta sintonia con la quasi chiusura dell’aeroporto – i treni per Trapani viaggiano ad una velocità ottocentesca, il porto ha dimenticato come sono fatte le navi da crociera, ed anche l’autostrada ha i suoi tanti problemi.

Qualche malizioso potrebbe pensare che sia in atto una congiura per favorire interessi palermitani a danno dell’economia della nostra provincia. Ma noi non vorremmo crederlo.

 

Come i nostri lettori potranno costatare, questo mese non abbiamo trattato nelle pagine interne il grave problema dell’aeroporto di Trapani Birgi. Non si tratta certo di una dimenticanza ma piuttosto di una scelta.

Riteniamo inutile parlare dei voli da e per Trapani in assenza di ogni volontà da parte delle autorità competenti che, purtroppo, risiedono tutte a Palermo, la città che ci ha privato dei voli e del turismo. Infatti, non è un caso che la crisi di Birgi abbia premiato l’aeroporto di Palermo, che ha aumentato i suoi passeggeri di oltre due milioni di unità. Esattamente quei turisti che l’anno prima erano sbarcati a Trapani per distribuirsi in tutta la provincia, contribuendo al sorgere di alberghi, B&B, bar ristoranti locali di ritrovo, eccetera, senza contare l’indotto. Migliaia di posti di lavoro cancellati dall’oggi al domani.

Ad opporsi al rilancio di Birgi è notoriamente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ovviamente fa gli interessi della sua città.

La crisi – si ricorderá – si era materializzata durante la permanenza al Comune di Trapani del Commissario Straordinario mandato dalla Regione: il dottor Francesco Messineo, anche lui palermitano.

Adesso i sindaci della provincia di Trapani sono disperatamente alla ricerca di una soluzione. Soluzione che dovrebbe venire dal presidente della Regione – il catanese Musumeci – il quale, con una decisione che avrebbe fatto invidia a Ponzio Pilato, ha messo tutto nelle mani del suo consulente Vito Riggio, già presidente dell’Enac, che ben conosce Leoluca Orlando, col quale ha condiviso mezzo secolo o quasi di militanza nella DC siciliana. Naturalmente, non vogliamo credere che quelle antiche frequentazioni possano essere alla base di questa impasse. Ma – permettete la battuta – ci sentiamo in pieno clima democristiano doc. A dispetto dell’aria nuova che dovrebbe respirarsi in Regione e nei Comuni.

Intanto – in perfetta sintonia con la quasi chiusura dell’aeroporto – i treni per Trapani viaggiano ad una velocità ottocentesca, il porto ha dimenticato come sono fatte le navi da crociera, ed anche l’autostrada ha i suoi tanti problemi.

Qualche malizioso potrebbe pensare che sia in atto una congiura per favorire interessi palermitani a danno dell’economia della nostra provincia. Ma noi non vorremmo crederlo.

 

 

Come i nostri lettori potranno costatare, questo mese non abbiamo trattato nelle pagine interne il grave problema dell’aeroporto di Trapani Birgi. Non si tratta certo di una dimenticanza ma piuttosto di una scelta.

Riteniamo inutile parlare dei voli da e per Trapani in assenza di ogni volontà da parte delle autorità competenti che, purtroppo, risiedono tutte a Palermo, la città che ci ha privato dei voli e del turismo. Infatti, non è un caso che la crisi di Birgi abbia premiato l’aeroporto di Palermo, che ha aumentato i suoi passeggeri di oltre due milioni di unità. Esattamente quei turisti che l’anno prima erano sbarcati a Trapani per distribuirsi in tutta la provincia, contribuendo al sorgere di alberghi, B&B, bar ristoranti locali di ritrovo, eccetera, senza contare l’indotto. Migliaia di posti di lavoro cancellati dall’oggi al domani.

Ad opporsi al rilancio di Birgi è notoriamente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ovviamente fa gli interessi della sua città.

La crisi – si ricorderá – si era materializzata durante la permanenza al Comune di Trapani del Commissario Straordinario mandato dalla Regione: il dottor Francesco Messineo, anche lui palermitano.

Adesso i sindaci della provincia di Trapani sono disperatamente alla ricerca di una soluzione. Soluzione che dovrebbe venire dal presidente della Regione – il catanese Musumeci – il quale, con una decisione che avrebbe fatto invidia a Ponzio Pilato, ha messo tutto nelle mani del suo consulente Vito Riggio, già presidente dell’Enac, che ben conosce Leoluca Orlando, col quale ha condiviso mezzo secolo o quasi di militanza nella DC siciliana. Naturalmente, non vogliamo credere che quelle antiche frequentazioni possano essere alla base di questa impasse. Ma – permettete la battuta – ci sentiamo in pieno clima democristiano doc. A dispetto dell’aria nuova che dovrebbe respirarsi in Regione e nei Comuni.

Intanto – in perfetta sintonia con la quasi chiusura dell’aeroporto – i treni per Trapani viaggiano ad una velocità ottocentesca, il porto ha dimenticato come sono fatte le navi da crociera, ed anche l’autostrada ha i suoi tanti problemi.

Qualche malizioso potrebbe pensare che sia in atto una congiura per favorire interessi palermitani a danno dell’economia della nostra provincia. Ma noi non vorremmo crederlo.

 

Come i nostri lettori potranno costatare, questo mese non abbiamo trattato nelle pagine interne il grave problema dell’aeroporto di Trapani Birgi. Non si tratta certo di una dimenticanza ma piuttosto di una scelta.

Riteniamo inutile parlare dei voli da e per Trapani in assenza di ogni volontà da parte delle autorità competenti che, purtroppo, risiedono tutte a Palermo, la città che ci ha privato dei voli e del turismo. Infatti, non è un caso che la crisi di Birgi abbia premiato l’aeroporto di Palermo, che ha aumentato i suoi passeggeri di oltre due milioni di unità. Esattamente quei turisti che l’anno prima erano sbarcati a Trapani per distribuirsi in tutta la provincia, contribuendo al sorgere di alberghi, B&B, bar ristoranti locali di ritrovo, eccetera, senza contare l’indotto. Migliaia di posti di lavoro cancellati dall’oggi al domani.

Ad opporsi al rilancio di Birgi è notoriamente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ovviamente fa gli interessi della sua città.

La crisi – si ricorderá – si era materializzata durante la permanenza al Comune di Trapani del Commissario Straordinario mandato dalla Regione: il dottor Francesco Messineo, anche lui palermitano.

Adesso i sindaci della provincia di Trapani sono disperatamente alla ricerca di una soluzione. Soluzione che dovrebbe venire dal presidente della Regione – il catanese Musumeci – il quale, con una decisione che avrebbe fatto invidia a Ponzio Pilato, ha messo tutto nelle mani del suo consulente Vito Riggio, già presidente dell’Enac, che ben conosce Leoluca Orlando, col quale ha condiviso mezzo secolo o quasi di militanza nella DC siciliana. Naturalmente, non vogliamo credere che quelle antiche frequentazioni possano essere alla base di questa impasse. Ma – permettete la battuta – ci sentiamo in pieno clima democristiano doc. A dispetto dell’aria nuova che dovrebbe respirarsi in Regione e nei Comuni.

Intanto – in perfetta sintonia con la quasi chiusura dell’aeroporto – i treni per Trapani viaggiano ad una velocità ottocentesca, il porto ha dimenticato come sono fatte le navi da crociera, ed anche l’autostrada ha i suoi tanti problemi.

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