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Il prossimo mese di maggio si vota per il rinnovo del Parlamento  Europeo.

La Risacca, secondo la cadenza mensile, sarà in edicola qualche giorno dopo.

Per la prima volta c’è una trepidante attesa circa i risultati che vedono, forze politiche nazionali che non intendono più supportare questo tipo anomalo di Unione Europea dove l’unica cosa in comune rimane, dopo decenni, la moneta e l’economia integrata secondo regole dettate solo da Germania e Francia.

Ma soprattutto dove superpagati burocrati e fior di onorevoli europei si affannano per emanare leggi sulle misure delle carote, delle zucchine, dei cavoli e altra roba del genere. Dove, ancora, l’accoglienza dei profughi dall’Africa viene moderatamente accettata (a parole) da tutti, ma imposta alla sola Italia; dove si sopraffanno gli interessi di una nazione a favore di altre; dove la politica estera è sparpagliata e ognuno la svolge per proprio conto e tornaconto spesso in contrasto con gli altri. Dove, infine, la Gran Bretagna, più lungimirante di tutti, si svincola, salvo poi dover fare i conti con i poteri  forti.

In Italia la Lega porta avanti gli interessi dell’Italia fino a quando l’Europa, sostiene, non cambia divenendo una vera super nazione o confederazione  di Stati.

Dall’altra parte abbiamo il Movimento 5 Stelle che rappresenta il tutto e il contrario di tutto.

Solidali all’attuale sistema si dichiarano il PD e Forza Italia.

Un certo distinguo arriva, invece, dai Fratelli d’Italia che si avvicinano timidamente alle posizioni di Salvini.

Ma la vera novità arriva dal partito di Bergoglio che da mesi si prepara con convegni e riunioni dal titolo: “Prepariamoci alle elezioni europee”. Quest’ultimo non ha dato ancora una sua denominazione al neo partito, preferendo immettersi nei giochi politici gradatamente, anche se con accordi già contrattualizzati.

Abbiamo chiesto a tre nostri autorevoli collaboratori un loro libero commento sull’appuntamento elettorale.

 

TUTTO DIPENDERÁ DALL’AMPIEZZA

DELLA VITTORIA SOVRANISTA

di Michele Rallo

Come andrà a finire? A meno che i sondaggi non abbiano sbagliato tutto, i risultati italiani non dovrebbero riservare sorprese: avanzata a valanga del fronte sovranista (Lega + Fratelli d’Italia), crollo parallelo di PD e Cinque Stelle (in gara tra loro per chi riuscirà a sopravanzare l’altro di uno zero virgola), mortificazione di Forza Italia e di tutti i “moderati” comunque camuffati. Sconfitta cocente, infine, per un Bergoglio ormai in campagna elettorale permanente contro Salvini, e che sta per essere sconfessato clamorosamente da un elettorato cattolico che è nettamente contrario alla politica immigrazionista. Cosa succederà dopo le elezioni? Impossibile dirlo con certezza. Molto dipenderà dalla dimensione del successo sovranista, da quanto Salvini e Meloni insieme riusciranno ad avvicinarsi a quella soglia fatidica del 40% che, in caso di elezioni nazionali, assicurerebbe loro la maggioranza assoluta dei seggi sia alla Camera che al Senato. Dalle dimensioni del successo sovranista dipenderà anche la sopravvivenza di Forza Italia; molti parlamentari azzurri, infatti, potrebbero trasmigrare fin da subito nelle fila di Fratelli d’Italia. Né è escluso che possano esserci ripercussioni anche fra i grillini, specie se il PD dovesse riuscire a sopravanzarli anche soltanto di un voto.                            E Mattarella? Non è un mistero che non gradirebbe né un governo di centro-destra a trazione Salvini-Meloni, né elezioni anticipate che potrebbero consacrare la vittoria dell’accoppiata sovranista. Dal Quirinale è filtrata una duplice indiscrezione: che il Presidente avrebbe annullato gli impegni per tre settimane dopo il 26 maggio, e che si appresti a nominare Draghi senatore a vita. Se tanto mi dà tanto (e se queste indiscrezioni sono fondate) significherebbe che il Presidente rifiuterebbe l’ipotesi di elezioni anticipate e che gradirebbe un governo “tecnico” guidato da Mario Draghi (calcando le orme di Napolitano che nominò Monti senatore a vita, prima di affidargli l’incarico di Presidente del Consiglio). In sostanza – sempre se le indiscrezioni dovessero trovare conferma – si andrebbe incontro ad una restaurazione dei “valori dell’Europa”.                              Speriamo, comunque, che si tratti soltanto di bufale al pascolo. Certo, anche qui molto dipenderà dai risultati elettorali: questa volta non soltanto dai risultati italiani, ma soprattutto dai risultati generali europei. Perché, se le forze fedeli ai vecchi equilibri di Bruxelles (cioè il Partito Socialista Europeo, una parte del Partito Popolare Europeo e gli ultraeuropeisti dell’ALDE) dovessero perdere la maggioranza, non ci sarebbero più i valori europei di una volta – chiamiamoli così – ed un ipotetico governo Draghi sarebbe praticamente defunto prima ancora di nascere.                                        É questo il mio augurio per le prossime elezioni europee: che i Draghi, i Monti, i Cottarelli possano ritrovarsi disoccupati dall’oggi al domani: una specie di Job’s Act al contrario.

 

LE ELEZIONI EUROPEE: UN EVENTO ATTESO E TEMUTO

Di Pino Alcamo

Un evento atteso e temuto.

Sia per l’assetto politico governativo di questo Paese che per la configurazione della prossima “Unione Europea”.-

Dopo un “Consiglio dei Ministri” assai combattuto, ricco di contrasti, di avversioni e scambi in “stile guerra fredda”, Salvini ha minacciato: “dopo le europee è inutile andare avanti”.-

Nell’aria resta la sensazione di una “fine imminente”.-

Dopo le elezioni europee , salva una precedente precipitazione politica, Salvini potrebbe ascoltare finalmente “i suoi falchi”, ormai la stragrande maggioranza del gruppo dirigente della Lega.-

Di Maio, dal canto suo, resta convinto che “il caso Siri” colpirà e affonderà il Carroccio.-

I Leghisti, invece, contano sui favorevolissimi sondaggi elettorali per aspettarsi un “trionfo europeo”, tale da consentire a Salvini di primeggiare e all’assetto politico europeo di mutare aspetto.-

In effetti, nei Paesi del continente europeo tira “un’aria di destra” (a parte il recente risultato elettorale della Finlandia), che prefigura un aperto successo dei “sovranisti presenti e forti in molte nazioni”, dove si sente il bisogno di “un uomo forte e determinato”.-

Così è per la Francia, per l’Ungheria, per la Polonia, dove si trovano i migliori alleati ideologici di Salvini.-

Dopo le grandi affermazioni di Trump, Erdogan, Bolsonaro, Orban, nuovi leader si fanno largo in tutto il pianeta, tra le ovazioni della folla e fughe dei “radical chic, travestiti da operai per sfuggire all’ira popolare”.-

Il “successo dei sovranisti in Europa” comporterebbe un certo immediato mutamento degli ultimi trattati, con riguardo particolare al trattamento delle immigrazioni, ai poteri governativi e legislativi di ciascun Paese, che non avrebbero limiti.-

Ma potrebbero mutare, anche, sistema economico e commerciale oltre che disciplina dei diritti civili.-

Il futuro resta davvero incerto.-

 

’L’EUROPA DI FRONTE ALLA NUOVA RIVOLUZIONE ETNICA

Di Salvatore Costanza

In Italia, una lunga campagna elettorale, iniziata (si può dire) all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo 2019, ha caratterizzato, e condizionato, la vita politica dei partiti, e soprattutto del Governo giallo/verde. Le diatribe interne di quest’ultimo, le sceneggiate salviniane, e gl’instabili compromessi raggiunti attraverso il “servizio” di quella specie di re Travicello che è il premier Conte, hanno rappresentato – sulla scena di un’Europa divaricata sui propri poteri, tra egemonie di Stati e interessi nazionali, – un’ulteriore prova della scarsa credibilità politica del nostro Paese.

Nessuno, oggi, pensa seriamente che l’Italia possa difendere la propria identità (diritti civili e interessi economico/finanziari) al di fuori dell’Europa unita; ma si pensa pure che questa Europa è ormai consunta nei suoi “patti comunitari” di fronte alla grande rivoluzioni in atto. Un Mediterraneo tornato alla sua centralità geopolitica, col carico dei suoi profughi e migranti, e il problema della loro integrazione per l’inevitabile intreccio etnico e culturale che si va creando. Questi fenomeni di grandi esodi etnici hanno sconvolto nel tempo assetti territoriali e reggimenti politici, e la storia ha registrato le varie “fasi di civiltà” che ne hanno segnato il percorso.

Peraltro una “brexit” italiana, in una situazione del genere, darebbe il colpo di grazia alla nostra debole identità, mentre si è aperto il confronto (tutt’altro che dialettico) dell’Europa con le grandi potenze mondiali degli Stati Uniti e della Cina. Lo hanno capito gl’Inglesi, che forse si sono già pentiti della loro opzione secessionista.

Gli elettori italiani, disorientati tra scetticismo della Destra e formale lealismo europeista della Sinistra, si ritrovano sulla scheda del 26 maggio p. un partito di Governo, quello di Cinque Stelle, che non dice, e non sa, da che parte stare nel prossimo Parlamento europeo. Salvini, poi, ha detto durante il suo lungo itinerante messaggio elettorale quello che non ha detto sedendo, nei cinque anni passati, al Parlamento di Strasburgo, dove si è visto poco o niente.

Il 26 maggio p. con le elezioni europee si deciderà tutto al minimo delle maggioranze, tra sovranisti, probabilmente più rappresentati, e gruppi politici dell’europeismo tradizionale. Oppure “l’idea di Europa” non saprà più reggere all’urto dei nuovi eventi.

 

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