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Nuove regole comunitarie per la pesca nel mediterraneo occidentale

Di Filippo Camuto

L’intesa conseguita a Bruxelles tra i negoziatori del Parlamento ed i rappresentanti della Commissione europea, in ordine al piano pluriennale della piccola pesca nel Mediterraneo occidentale, aiuta le nostre marinerie che si dovranno attenere ad osservare le quote stabilite sul pescato (ad esempio nasello, sgombro, spigola, triglia, sarde, sardine, capone).

L’accordo a breve sarà sancito dall’Assemblea Europea e dal Consiglio dei Ministri dell’UE, che stabilisce anche una risoluzione ed una concordanza tra il comparto della pesca e gli ambientalisti.

Di tanto ci dà notizia l’eurodeputato On.le Giovanni La Via (FI/Ppe) che chiarisce «alla gestione delle catture attraverso le quote si preferiscono sistemi di gestione dello sforzo di pesca basati sul numero di giorni in mare, sulla riduzione della capacità di pesca o su periodi di fermo.

In relazione allo sforzo di pesca è stata stabilita una riduzione massima del 10% nel primo anno ed al massimo del 40% in 5 anni, in via prioritaria, fa presente, ancora l’eurodeputato, la protezione degli habitat sensibili, la sostenibilità sociale della piccola pesca, la tutela delle specie di maggiore interesse biologico e commerciale, accanto alla sopravvivenza delle migliaia di imprese coinvolte. È stato stabilito, inoltre, che siano 3 i mesi consecutivi di divieto della pesca a strascico a 6 miglia dalla costa, tranne nelle aree più profonde dell’isobata di 100 metri. In alternativa gli Stati membri possono chiudere altre aree sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili e se viene raggiunta una riduzione di almeno il 20% per il nasello. La durata del giorno di pesca è fissata a 15 ore al massimo, con possibile deroga a 18 ore. Ed ancora, per quanto riguarda l’eccesso della pesca ricreativa, il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea può fissare dei limiti».

Alla luce di quanto sopra esposto c’è da dire che l’esercizio della piccola pesca «è un patrimonio da tutelare e valorizzare» perché rappresenta un filone produttivo economico remunerativo che dà lavoro ed è anche una tradizione sociale da mantenere. C’è da ritenere pertanto che le direttive dettate dalla UE possano concretizzarsi in un riscontro positivo sulla attività di pesca anche dei nostri pescatori trapanesi, che così il loro lavoro viene regolarizzato e diventa più proficuo. Si può dimostrare, pertanto, una moderata soddisfazione per quanto sta operando l’UE nel settore della pesca, su piccola scala del pesce azzurro che è da considerarsi il grande alleato della nostra popolazione per le sue grandi proprietà nutrizionali. Infatti, un tempo ritenuto povero di qualità, ora è stato dimostrato che le sue carni sono utili per l’alimentazione perché contengono gli Omega 3, importanti nella riduzione del colesterolo e nella circolazione arteriosa e venosa del genere umano.

 

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