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Non solo nell’Europa occupata,

ma anche nella stessa Germania nazista

di Michele Rallo

LA POLVERIERA BALCANICA

Oltre alla Francia, l’altro principale teatro che vedeva l’occupazione parallela – o comunque la presenza – di forze italiane e tedesche era la penisola Balcanica. Noi controllavamo l’Albania, il Montenegro, la Dalmazia, la metà occidentale della Croazia e gran parte della Grecia. I tedeschi presidiavano il resto: Serbia, Croazia orientale e una parte minore (ma strategicamente più rilevante) della Grecia.

Orbene, era in questo secondo teatro che il contrasto italo-tedesco sul trattamento degli Ebrei esplodeva clamorosamente.

Ho giá detto dell’Albania, divenuta una meta privilegiata dell’immigrazione israelita, con una popolazione ebraica aumentata del mille per cento nel giro di pochi anni.

Quanto alla Grecia, rimarchevole soprattutto era quanto avveniva nella Macedonia egea, una delle regioni sotto occupazione tedesca. Capoluogo di questa regione era Salonicco, città che, con il suo 40% di abitanti israeliti, poteva essere considerata la capitale dell’ebraismo esteuropeo. Ebbene, leggo su Wikipedia: «Si stima che, tra l’inizio dell’occupazione e la fine delle deportazioni, dai 3.000 ai 5.000 ebrei riuscirono a fuggire da Salonicco trovando un rifugio temporaneo nella zona italiana.»[1]

Ma era soprattutto nel mosaico ex-jugoslavo che il contrasto italo-tedesco si manifestava a tutto campo. Al punto da apparire inspiegabile ad alcuni osservatori, costretti a rifugiarsi in arzigogolate ricostruzioni fantapolitiche. Taluni di essi, pur riconoscendo il ruolo delle forze armate italiane in difesa degli ebrei nei territori occupati, riconducono il tutto ad un semplice atteggiamento “buonista” dei militari; alcuni – addirittura – si spingono fino ad immaginare una “congiura” degli alti gradi militari per salvare gli ebrei, alle spalle di Mussolini.

Lo Steinberg – per esempio – nel suo libro “Tutto o niente”,[2] a proposito degli ebrei ex-jugoslavi che erano riparati oltre le linee italiane, ipotizza che i nostri generali si fossero rifiutati di obbedire ad un ordine del Duce che imponeva di consegnare i rifugiati ai tedeschi. A riprova, cita l’annotazione autografa di Mussolini – «nulla osta» – apposta a margine di una nota del Ministero degli Esteri relativa ad una sollecitazione di Ribbentrop perché gli italiani consentissero la deportazione ad est degli ebrei della Croazia occidentale.

In realtà, quella annotazione, così come altre disposizioni del genere, era semplice fumo negli occhi, e rientrava in una precisa strategia per documentare una inesistente adesione italiana alla linea deportazionista germanica. Gli ordini veri o – se non proprio gli ordini – le calde raccomandazioni che venivano impartite a voce ed in termini di assoluta segretezza erano di tenore completamente diverso.

Naturalmente, nessuno troverà mai un autografo del Duce che invitasse a sabotare la politica antisemita degli alleati tedeschi. Ma una prova indiretta del reale atteggiamento italiano la fornisce – forse senza rendersene conto – lo stesso Steinberg, quando riferisce di un episodio avvenuto ancóra pochi mesi prima della caduta del regime fascista: «Nel marzo 1943 l’ambasciatore tedesco fu ricevuto in udienza privata dal Duce, il quale gli promise che, in futuro, avrebbe assunto una linea più dura con i suoi generali. Nulla cambiò. Fintantoché l’improvviso armistizio dell’8 settembre 1943 non pose fine all’alleanza dell’Asse, nessun ebreo sotto la protezione delle forze italiane fu mai consegnato ai tedeschi, ai francesi, ai croati né a chiunque altro.»

Ed è sempre lo Steinberg – più o meno consapevolmente – a fornire anche una ulteriore e più diretta riprova: «In verità, sono stato obbligato ad acconsentire all’espulsione – diceva il Duce al generale Robotti in quello stesso marzo 1943 – Ma pensate a qualunque scusa vi piaccia, così da non dover consegnare neanche un ebreo. Dite che non abbiamo mezzi di trasporto per portarli a Trieste e che il trasporto via terra è impossibile.»

Altro elemento che configge con la tesi della “congiura” è la fisionomia politica dei pretesi congiurati, in gran parte – come si diceva allora – “camerati di sicura fede”, cioè fascisti se non fascistissimi. Era il caso, per esempio, di Mario Roatta, già comandante del Servizio Informazioni Militari negli anni ’30, già comandante del Corpo Truppe Volontarie Italiane in Spagna, già addetto militare a Berlino, già Capo di Stato Maggiore e, all’epoca della pretesa congiura, comandante della II Armata in Croazia. Roatta era un “duro”. Sarebbe stato lui – secondo le accuse che gli verranno mosse nel dopoguerra – a commissionare alla Cagoule l’uccisione degli antifascisti ebrei Carlo e Nello Rosselli in Francia. Ed era lui, proprio in quei giorni, a condurre la lotta antipartigiana in Croazia con metodi che gli costeranno poi un processo per “crimini di guerra”. Eppure, si trattava di quello stesso personaggio protagonista di un significativo episodio che Steinberg riferisce nelle prime pagine del suo libro: «Un sopravvissuto che era lì, Imre Rochlitz, allora diciassettenne, mi riferì che il generale Roatta aveva detto che, se avesse avuto dei sottomarini a sua disposizione, li avrebbe trasportati tutti in Italia [gli ebrei], dove sarebbero stati al sicuro.»

E che dire dell’altro grande protagonista della “congiura”, il governatore della Dalmazia, Giuseppe Bastianini, principale pilastro della politica di salvataggio degli ebrei croati al punto da essere definito da Ribbentrop “un ebreo onorario”? Bastianini, peraltro, non era un militare, ma un gerarca fascista, di quelli – come si diceva allora – “antemarcia”. A soli 22 anni era stato vicesegretario nazionale del PNF, poi segretario dei Fasci Italiani all’Estero, deputato alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, membro del Gran Consiglio del Fascismo. Passato dalla struttura del partito a quella della diplomazia, era stato ambasciatore in Portogallo e in Grecia, prima di essere chiamato a ricoprire l’incarico di Sottosegretario al Ministero degli Esteri. Dopo una parentesi londinese, durante la quale aveva vanamente cercato di mettere un freno alla deriva antitaliana dell’Inghilterra, nel giugno 1941 era stato nominato governatore (civile e militare) della Dalmazia. Eppure, questo “fascista della prima ora” avrebbe – secondo i sostenitori della teoria del complotto – operato quasi come il capo di una congiura contro il regime.

La verità è evidentemente un’altra; ed anche qui è lo stesso Steinberg a palesarla, o almeno a lasciarla trasparire, quando afferma che fu il Ministro degli esteri Ciano a suggerire a Bastianini di internare in un campo da crearsi nella zona italiana della Croazia gli ebrei stranieri che non potevano più trovare rifugio entro gli angusti confini delle tre province dalmate: «Questo ministero chiede se la soluzione più semplice non sarebbe di organizzare un campo di concentramento per gli elementi ebrei provenienti dalla Croazia, scegliendo un territorio croato occupato da noi.»[3]

Concludendo, è lecito affermare che la tesi del “complotto” non regge neanche ad una attenta lettura delle pezze d’appoggio fornite dagli stessi assertori di quella tesi.

 

L’AZIONE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI

Secondo le teorie complottiste, le cospirazioni antifasciste dei militari fascisti sarebbero state addirittura tre: una in Croazia e Dalamazia, una in Grecia ed una in Francia. Una quarta – vorrei aggiungere – avrebbe dovuto essere in atto a Roma, al Ministero della Guerra, ove si era perfettamente al corrente della linea adottata dalle nostre forze armate nelle zone d’occupazione. Inoltre, una quinta congiura antifascista avrebbe dovuto necessariamente serpeggiare tra le mura del fascistissimo Ministero dell’Interno, gerarchicamente responsabile delle forze di polizia che operavano in zona d’occupazione, sia pure agli ordini dei locali comandi militari. Le forze di polizia (come si può desumere anche dal rapporto Roetke citato a proposito della situazione francese) erano in perfetta sintonia con l’esercito.

Ma v’è di più, perché – oltre a quelle in atto al Ministero della Guerra e al Ministero dell’Interno – una sesta e più clamorosa congiura antifascista avrebbe dovuto avere come centro il Ministero degli Esteri e come capo il genero di Mussolini, al tempo dominatore assoluto ed incontrastato di quel dicastero.

Mettendo da parte l’ironia, è proprio questo l’elemento che smentisce inequivocabilmente ogni ipotesi di congiure o anche di semplici iniziative personali dettate da spirito compassionevole. Infatti, è provato e riconosciuto da tutti che anche i diplomatici italiani – in coincidenza se non in accordo con l’azione dei militari – dispiegarono tutta una serie di attività in difesa degli ebrei italiani all’estero, nonché degli ebrei italianizzati di origine greca, jugoslava, libica. E – contrariamente ai casi dei ministeri della Guerra e degli Interni – nel caso del ministero degli Esteri si era in presenza di un contenzioso ufficiale con la Germania, nonché di ordini scritti e di dettagliate disposizioni impartite a tutte le sedi diplomatiche: ci si trovava di fronte, in sintesi, ad una precisa linea politica espressa dalle massime autorità del regime fascista.

Grazie alla tutela fornita dalle strutture diplomatiche, per tutto il corso della guerra gli ebrei italiani e italianizzati residenti in tutti i paesi controllati dall’Asse, Germania hitleriana compresa, continuarono a godere di assistenza e protezione al pari di tutti gli altri cittadini italiani all’estero, e non vennero quindi deportati. «Il Ministero degli AE – riporto dal blog “La Nostra Bandiera”[4]si oppose sempre con fermezza a qualsiasi discriminazione degli italiani israeliti persino in Germania. E quando, a partire dal settembre 1942, Berlino cominciò a tergiversare sull’impossibilità di tenere un atteggiamento privilegiato verso gli italiani israeliti sia in Germania che nei territori occupati, dichiarando che a partire dal gennaio 1943 essi sarebbero stati rimpatriati o deportati in Polonia, il Ministero ne organizzò subito il rimpatrio. Un telegramma del 3 febbraio del MAE, nel dare ordine di avvertire tramite tutte le rispettive sedi consolari del pericolo incombente, estese la protezione anche agli ebrei della ex-Jugoslavia originari dei territori annessi all’Italia. Cioè gran parte della Slovenia, Lubiana compresa. Tale protezione venne estesa, con la circolare del 21 marzo del medesimo anno, anche ai parenti stretti degli italiani israeliti. Estesa anche a molti del Nizzardo. In tal modo poterono sfuggire alla deportazione e rientrare in Italia circa 4.000 ebrei.»[5]

D’altronde, tutti gli storici che hanno trattato la materia sono concordi nel condividere questa ricostruzione: da De Felice («una pagina di grande importanza e finalmente molto onorevole nella storia dei rapporti tra fascismo ed ebrei negli anni della persecuzione») a Meir («gli ebrei italiani residenti in Germania o nelle zone d’occupazione tedesca continuarono a godere della protezione dei rappresentanti diplomatici e consolari»). Altri autori hanno preferito ignorare l’argomento; ma nessuno – che io sappia – ha mai negato che il Ministero degli Esteri abbia concretamente operato, ed alla luce del sole, per la difesa degli ebrei italiani.

In conclusione, è indubitabile che vi sia stata una azione concomitante delle strutture diplomatiche, militari e di polizia italiane, condotta da esponenti di primo piano del regime fascista e da elementi comunque organici al regime medesimo. Tale azione, volta a contrastare la politica antisemita dell’alleata Germania (talora in termini ufficiali, talora in termini ufficiosi), non può essere ricondotta a comportamenti compassionevoli individuali ovvero a congiure di taluni soggetti, ma ha investito in pieno l’azione e le responsabilità dello Stato, del governo e del regime del tempo.

A fugare ogni dubbio, d’altro canto, basterebbe la testimonianza al processo Eichmann di una ebrea italiana divenuta poi cittadina israeliana, la professoressa Hilda Cassuto Campagnano: «Fino all’8 settembre 1943 gli ebrei di tutta Europa conobbero un solo rifugio sicuro: l’Italia fascista.»[6]

 

 

 

 

N O T E

[1] Storia degli Ebrei a Salonicco. www.it.wikipedia.org/

2 Jonathan STEINBERG: Tutto o niente. L’Asse e gli Ebrei nei territori occupati, 1941-43. Ugo Mursia editore, Milano, 1997.

3 Questa e le precedenti citazioni sono tratte dal libro di Steinberg.

4 La testata del blog – “La Nostra Bandiera” – riprende quella del settimanale ebraico-fascista degli anni ‘30, di cui si è parlato in precedenti articoli.

5 STARSANDBARS: L’atteggiamento del Ministero degli Affari Esteri e delle FF.AA. durante la seconda guerra civile europea. www.lanostrabandiera.blogspot.com/

6 Fino ad 8 settembre l’Italia fascista rifugio per gli ebrei. www. ilcovo.mastertopforum.net/


[1] Storia degli Ebrei a Salonicco. www.it.wikipedia.org/

[2] Jonathan STEINBERG: Tutto o niente. L’Asse e gli Ebrei nei territori occupati, 1941-43. Ugo Mursia editore, Milano, 1997.

[3] Questa e le precedenti citazioni sono tratte dal libro di Steinberg.

[4] La testata del blog – “La Nostra Bandiera” – riprende quella del settimanale ebraico-fascista degli anni ‘30, di cui si è parlato in precedenti articoli.

[5] STARSANDBARS: L’atteggiamento del Ministero degli Affari Esteri e delle FF.AA. durante la seconda guerra civile europea. www.lanostrabandiera.blogspot.com/

[6] Fino ad 8 settembre l’italia fascista rifugio per gli ebrei. www. ilcovo.mastertopforum.net/


 

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