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di Giovanni Barraco

Racconti

Fu mentre si apprestava a dare il solito colpo di mandata che Nuta si trovò in mano la testa della chiave…

“Di cosa son fatte le chiavi, di cartone?!” disse con tono interrogativo, mentre le si disegnava sul volto un’espressione di deluso stupore.

“Che è successo?!” chiese Nino, il marito, già per le scale.

“Ehm… siamo rimasti fuori! Ora, che facciamo?!” continuò lei, con tono di manifesto disappunto.

L’uomo risalì i gradini e fu sul pianerottolo per sincerarsi dell’accaduto. La donna alternava occhiate deluse ora al moncone che teneva in mano assieme alle altre chiavi del mazzo, ora al buco della serratura che la guardava irridente.

“Il fabbro! Ci vuole nuovamente il fabbro!” esclamò Nino, ripensando a quanto, mesi prima, era capitato al portoncino d’ingresso.

In quel caso una seconda chiave lasciata negligentemente inserita nella toppa, non aveva consentito di aprire la porta. Il fabbro, armato di fresa e di mille cautele, aveva risolto il problema in mezz’ora senza danneggiare il portoncino blindato.

Ora, un conto è pensare all’artigiano che possa aiutarti nel bisogno, altro conto è trovarlo, l’artigiano! Dove vai all’ora di cena quando le saracinesche sono state calate da un pezzo e – di più! – la sera di venerdì?! Nel fine settimana è meglio non incappare in certe disavventure. Sabato e Domenica servono a sbrigare le faccende familiari, ad andare a trovare i parenti o semplicemente a farsi… uccel di bosco.

Tuttavia, con la prospettiva di dover dormire fuori casa, Nuta e Nino raggiunsero l’officina, ma, come temevano, trovarono la serranda abbassata. Mentre la donna restava in attesa, il marito scese dall’auto e premette il pulsante del campanello dell’abitazione del fabbro, contigua all’officina. Dopo secondi di attesa – che alla donna sembrarono lunghi come ore –, una pressione prolungata del pulsante non ebbe esiti diversi. L’uomo stava per rimettersi alla guida, quando dal secondo piano dello stabile gli giunse il rumore di una serranda. La donna che s’affacciò alla finestra cancellò ogni speranza.

“Il fabbro non c’è. È a Torino, dal figlio” disse l’anziana che lo seguiva con sguardo inquisitore.

“Abitasse qui tua figlia, sapremmo dove andare!” esclamò Nuta, in un soffio. “Intanto, dalla zia Paola mangiamo un boccone, ché ci sta aspettando…”

“Veramente, la fame m’è passata. E sì che ero uscito di casa con i crampi allo stomaco!” fece Nino.

Zia Paola accolse i nipoti con un velato rimprovero: “Addimurastu?! Ero in pensiero…” e si diede ad apparecchiare… Nel frattempo, Nino sfogliava l’elenco telefonico. Nelle pagine gialle la categoria Fabbri che alfabeticamente si trova tra Etichette e Facchinaggio – non risultò di qualche aiuto: l’unico nominativo presente in paese era quello dell’Officina lavorazione ferro dalla quale provenivano.

“Potresti chiedere a quel tuo amico – come si chiama?! – che s’ingegna in tanti lavoretti di falegnameria…” propose Nuta, a bassa voce, preoccupata che la zia la sentisse.

“Chi, Bartolo?! Non è cosa da falegname… E, poi, a quest’ora quello è a pescare, non vedi che luna, stasera?!” – disse Nino che incominciava a rinfacciare alla moglie la scarsa attenzione, origine di tanti guai.

“ Chi parla! E tu, allora? Disordinato che non c’è l’uguale, una scarpa nel bagno e l’altra nell’ingresso! E con la testa sempre per aria, non mi fare parlare ché c’è zia Paola! Non l’avevi dimenticata tu la chiave nella toppa, l’altra volta?” sibilò Nuta, ancora con tono di voce bassissimo.

La cena filò via in maniera veloce; poi, un paio di telefonate ad amici non ebbe altro effetto che quello di ricevere espressioni di solidarietà e il consiglio di aspettare l’indomani ché in città un altro fabbro l’avrebbero sicuramente trovato. Intanto, un tetto sulla testa l’avevano e la zia sarebbe stata contenta, quella sera, di avere un po’ di compagnia…

“In tanti anni, quante volte l’avrai chiuso il portoncino?! Migliaia di volte! Stasera, che ti è preso?! Domandò Nino, contravvenendo al patto esplicito di non far cenno dell’accaduto, con la zia incline a non tener nulla per sé.

“A me?! Cosa è presa alla chiave del portoncino! Se si piega così la chiave, che sarà della blindatura? E meno male che finora non abbiamo avuto sorprese, ma vardavarda!

Alla zia Paola – cui si erano drizzate le orecchie alla prima telefonata del nipote –, Nuta e Nino dovettero spiegare le ragioni del ritardo con cui erano arrivati per la cena e delle seccature cui andavano incontro, ragione prima del silenzio nel quale s’era svolta la cena.

Fu proprio la zia a mettere una pulce negli orecchi dei nipoti:

“Scusate, ma lì nella credenza non tenete i doppioni delle chiavi?!

“Sìììì!. Come abbiamo fatto a non pensarci?! Certo, i doppioni! Chissà che…”  disse Nino che si diede a cercare…

Cinque minuti dopo, nell’abitazione squillò il telefono. Dall’altro capo del filo, Nino comunicava alla moglie di essere entrato in casa, anche quella sera avrebbero potuto dormire nel loro letto. L’accaduto? Una piccola disavventura da poter raccontare agli amici!

 

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