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L’ACCUSATO SI È AVVALSO DELLA FACOLTÀ DI NON RISPONDERE

 

DI FRANCESCO GRECO

Paolo Ruggirello avrebbe rappresentato il ponte tra la mafia e le istituzioni. Lo ha ribadito in conferenza stampa, il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi, ricordando che si tratta di “una delle espressioni adoperate dal giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza, ferma restando, ha precisato, la presunzione di innocenza derivante dallo stato delle indagini in cui ci troviamo”.

All’interrogatorio di garanzia, davanti al Gip Piergiorgio Morosini, Paolo Ruggirello si è avvalso della facoltà di non rispondere, – unicamente – specificano i suoi legali, gli avvocati Vito Galluffo ed Enrico Sanseverino per consentire a questa difesa di consultare il corposo fascicolo degli atti di indagine e di predisporre una più attenta difesa in un interrogatorio che a breve verrà richiesto, in merito alle gravi accuse mosse, che vanno dall’associazione mafiosa al voto di scambio. Tramite gli stessi avvocati, Ruggirello ha annunciato le proprie dimissioni, con effetto immediato, dal Partito Democratico del quale è stato rappresentante all’Ars, per evitare affrettate e ingiustificate conclusioni che possano coinvolgere il Pd; vi aveva aderito nel 2015, nelle fila dei renziani, ed ha partecipato attivamente alla politica del partito, fino alle primarie dello scorso 3 marzo (due giorni prima dell’operazione Scrigno). Ma il curriculum politico di Paolo Ruggirello inizia nel 2006, con una lunga militanza nel movimento autonomista di Raffaele Lombardo. Nell’arco di tredici anni, ha ricoperto il ruolo di segretario particolare di due assessorati regionali (Territorio e Ambiente e Lavori Pubblici); è stato eletto consigliere comunale ad Erice; è stato deputato all’Ars dalla XIV alla XVI legislatura, ricoprendo nel primo periodo i ruoli di segretario della Commissione Territorio e Ambiente, di vicepresidente della Commissione Affari istituzionali e, infine, l’incarico di deputato questore nelle ultime due legislature.

Secondo la Procura distrettuale antimafia, l’onorevole Ruggirello è stato aiutato nel suo percorso elettorale e politico fin dal 2008 (anno di inizio della quindicesima legislatura all’Ars, ndr), quando i suoi interlocutori gli rappresentarono la loro vicinanza ed il loro collegamento con noti esponenti mafiosi, quali Nunzio Spezia, Francesco Messina Denaro e Matteo Messina Denaro; in cambio, promesse di incarichi, promesse di posti di lavoro, realizzazione di vari incontri a sostegno di altri candidati in altre elezioni locali, e anche aiuto per l’ottenimento di appalti regionali. Ruggirello veniva informato delle posizioni giudiziarie dei suoi interlocutori, dei processi in corso, e risulta dalle indagini fin qui svolte che ha offerto somme di denaro per ottenere appoggio e aiuto per le elezioni del 2017. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il Gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, scrive che al sostegno elettorale garantitogli da esponenti della organizzazione criminale, Ruggirello ha sempre risposto con un serio impegno ad essere interlocutore dell’associazione mafiosa per esigenze di singoli affiliati e, ancora di più, per consentire a quest’ultima di entrare in circuiti politico-amministrativi utili ai suo programmi. Per gli inquirenti, l’ex deputato regionale è organico a Cosa nostra, sulla base di episodi e circostanze che si sarebbero susseguiti nel corso di dodici anni, dal 2006 fino al marzo del 2018, tra Palermo, Mazara del Vallo, Paceco, Campobello di Mazara e altri comuni della provincia di Trapani.

Paolo Ruggirello è stato arrestato, testualmente, per aver preso parte all’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra, quale politico destinatario delle preferenze elettorali fatte confluire da esponenti di detta associazione nel corso di varie consultazioni elettorali, fornendo un concreto e specifico contributo per garantire gli interessi del sodalizio mafioso, cui metteva a disposizione, per il tramite di singoli affiliati, con i quali intratteneva rapporti continuativi ed ai quali si rivolgeva anche per questioni personali, l’influenza e il potere derivanti anche dalla sua posizione di deputato regionale dell’Assemblea Regionale Siciliana. Più in particolare, scorrendo l’elenco delle contestazioni che gli vengono mosse, si apprende che garantiva piena disponibilità per tutelare gli interessi della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, anche relativi a futuri finanziamenti pubblici, attraverso accordi raggiunti con Accomando Michele, appartenente a detta famiglia; prometteva di interessarsi per far assumere a tempo indeterminato, presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Antonio Abate di Trapani, Margherita Buracci, figlia di Buracci Giovanni, appartenente alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara; esercitava pressioni politiche per far sì che Calogero Giambalvo, nipote dell’associato mafioso La Cascia Vincenzo, subentrasse come consigliere comunale a Castelvetrano, quale primo dei non eletti, e prometteva al medesimo Giambalvo opportunità di lavoro all’interno del Parco archeologico di Selinunte; accettava, quale referente provinciale del movimento politico Articolo 4, l’inserimento nella lista di detto movimento di una candidata, Razziano Daria, indicata espressamente da Sammartano Filippo, esponente della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. E ancora: Ruggirello si rivolgeva all’associato mafioso Carmelo Salerno di Paceco per ottenere nominativi di fiducia da inserire come candidati nella lista Democratici per Marsala, per le elezioni comunali di Marsala del giugno 2015; sosteneva presso gli uffici amministrativi della Regione Sicilia l’aggiudicazione di un appalto per la fornitura di mobili in favore della ditta Gulotta Design di Vincenza Costa, segnalata da Salerno Carmelo; sollecitava l’assunzione, come guardia giurata, di Vito Costa, persona segnalata da Carmelo Salerno; prometteva un personale interessamento per la posizione lavorativa del figlio di Carmelo Salerno; si rivolgeva, in distinte occasioni, ad esponenti dell’associazione mafiosa, tra cui Salvatore Crimi (della famiglia mafiosa di Vita), Pietro Virga, Francesco Orlando, Carmelo Salerno, Pietro Cusenza (tutti della famiglia mafiosa di Trapani) per ottenere supporto elettorale in occasioni delle consultazioni regionali del 2017 e nazionali del marzo 2018; corrispondeva denaro a Francesco Virga e Pietro Virga, promettendo il versamento di un ulteriore somma, per acquistare voti durante la campagna elettorale per le regionali siciliane del 2017; in tal modo contribuendo al raggiungimento degli scopi dell’associazione mafiosa, tra i quali procurare voti in occasione di consultazioni elettorali ed allacciare stabili connessioni con le istituzioni pubbliche, per il tramite di un suo rappresentante.

Fermo restando il principio della non colpevolezza di un imputato in assenza di una condanna definitiva, assumono per ora un aspetto diverso, determinate frasi riportate nel sito di Paolo Ruggirello per la candidatura alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Mi sono buttato a capofitto in questa meravigliosa avventura che mi ha regalato tante soddisfazioni – si legge nella sezione-. La mia storia politica – è riuscita grazie al supporto dei miei elettori che ho cercato di rappresentare col massimo impegno, portandone avanti le istanze nei palazzi della politica, e mantenendo con loro un costante filo diretto.

 

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