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NAVIGA(TOR) A VISTA

Di Vito Di Bella

Piaccia o non piaccia, il Reddito di cittadinanza è una normativa dello Stato Italiano.

Si è già avuto modo di dire sulla portata giuridica, sociale ed economica dell’istituto, con riguardo anche al comportamento speculare di altri Paesi dell’Unione Europea (cfr.n. 7/8).

Oggi la misura alquanto articolata, pensata per allentare la povertà diffusa nel Paese in prospettiva dell’occupazione alternativa, va ad interessare una platea di circa 2,7 milioni di soggetti, stante ai dati forniti dall’ISTAT.

La relativa procedimentalizzazione impatta con Uffici fiscali e catastali, Regioni, Assistenza sociale varia, INPS.

Un punto nodale è assegnato ai Navigators, alias facilitatori, quali risorse umane che dovranno assicurare l’applicazione e la fluidità della normativa stessa.

Bomba o non bomba, migliaia di soggetti fanno e faranno le file agli Uffici postali, ai Centri di assistenza fiscale (CAF), ai Centri per l’impiego, all’INPS e magari alle Agenzie disbrigo pratiche in via telematica, con l’obiettivo di ottenere la tessera dal valore mensile massimo di 780 euro per l’acquisto dei beni consentiti. Ai mass media parecchi soggetti vanno esternando la loro aspettativa di lavoro quasi fosse in automatico.

Il secondo passaggio, il lavoro, dovrà essere portato avanti proprio dal Navigator, una figura professionale a sua volta in cerca di occupazione, che dovrà fare da trait d’union tra la domanda e l’offerta di lavoro.

Più esattamente, questa risorsa expertise dovrà studiare il mercato del lavoro locale ed intercalare opportunità occupazionali tra le imprese e i lavoratori.

In pratica, i facilitatori dovranno cercare i posti di lavoro disponibili presso le aziende, magari invogliarle ad assumere con previsti benefici ed allocare ivi le professionalità richieste, provenienti dal bacino dei lavoratori disoccupati e incentivati.

Il servizio verrebbe ad essere, quanto meno, un complemento all’attività istituzionale propria dei Centri per l’impiego dei quali si danno per scontato le insufficienze di organico, le scarse competenze, le carenze strutturali e infrastrutturali tecnologiche.

L’impalcato legislativo prevedeva ab origine l’assunzione di un numero variabile di unità dai 4500 a 6000 con contratti di Collaborazione coordinata e continuativa (CO.CO.CO.) di durata biennale e con un compenso di circa 1500 euro mensili netti. Il coordinamento preminente sarebbe con i Centri per l’impiego loro sedi.

Last but not least, la Pubblica Amministrazione continua con le forme di lavoro precario già sostanzialmente bandite nella vigente legislazione giuslavorista.

Per quanto è dato sapere, la professionalità richiesta ai facilitatori è da costruire con apposita formazione da impartire agli stessi e per la quale si sono già fatti avanti Enti di formazione privati.

Com’è noto, la materia del collocamento all’interno delle politiche attive del lavoro è demandata alle Regioni le quali in prevalenza l’hanno poi delegata alle Province.

La Sicilia, che ha competenza esclusiva, organizza e dirige direttamente i Centri per l’impiego tramite il suo Assessorato alla famiglia e al lavoro.

Oltre un decennio addietro nell’Isola era stata creata l’Agenzia per l’impiego presso la quale erano stati assegnati 1800 risorse umane, già occupate nel pianeta della Formazione ridimensionato, con la qualifica di Sportellista e adibiti presso i Centri per l’impiego ad agevolare proprio l’incontro lavoratore-impresa con Progetti formativi, Progetti garanzia giovani ed altro.

A seguito dell’azzeramento della suddetta Agenzia, gli Sportellisti da tempo rivendicano dalla Regione Siciliana un loro posto di lavoro, facendo valere il servizio precario precedente, la professionalità acquisita sul campo e tramite apposita formazione professionale ricevuta all’epoca.

Questa situazione in atto costituisce un punto di attrito nella organizzazione del Sistema Navigator in Sicilia, come del resto anche in altre Regioni dove l’Agenzia nazionale per le politiche del lavoro (ANPAL) trattiene con contratti precari personale già utilizzato dall’Agenzia in house Italia lavoro oggi ANPAL.

Le ultime notizie di stampa riportano l’Accordo Stato-Regioni che riduce a 3000 il numero dei Navigators.

Da quanto è dato sapere e con riserva di beneficio d’inventario, circa 900.000 unità si trovano nelle condizioni soggettive ed oggettive, per età anagrafica e stato di salute, di sottoscrivere il Patto per il lavoro voluto dalla Legge. Si tratterebbe, in ogni caso, in prevalenza di risorse potenziali con la mera scuola dell’obbligo e senza specifica professionalità.

I dati disponibili allo stato forniscono l’entità delle richieste di sussidio pervenute: ai CAF n. 219.000 e a Poste Italiane n. 141.000. Il maggior afflusso proviene dalla Lombardia e a seguire Campania, Sicilia e Puglia.

Dal quadro sopra abbozzato si possono ricavare due considerazioni che poggiano su deduzioni logiche.

Il complesso reddituale previsto in funzione del lavoro rischia di divenire una misura puramente assistenziale in mancanza di una reale prospettiva di inserimento lavorativo, soprattutto da queste parti dove il lavoro manca ed il Centro per l’impiego prende solo atto del rapporto di lavoro concluso altrove e di tenere ad aggiornare le liste dei disoccupati. Oltretutto, solo un terzo dei richiedenti sarebbe manodopera potenziale.

In queste condizioni il ruolo dei Navigators potrebbe realizzarsi piuttosto nell’altro di ordinari assistenti sociali che agiscono per l’inclusione sociale di masse inattive e invisibili, ovvero nell’ulteriore compito di agevolatori di dignità di cittadinanza piuttosto che di lavoratore.

In buona sostanza, riconoscendo la valenza dell’intenzione del legislatore, per il raggiungimento del target sperato appare inevitabile l’intervento e la fattiva collaborazione delle Strutture regionali, dei Servizi sociali comunali, delle Agenzie di collocamento, degli Uffici pubblici in genere, possibilmente utilizzando protocolli già collaudati per il Reddito di inclusione (REI) o del più datato Reddito di inserimento a cui servì in Sicilia il lavoro di circa 2000 Cantieri di servizio in piccole opere pubbliche locali.

Per qualsivoglia sperimentazione di politica sociale, alla base permane in assoluto la questione della creazione di nuovo lavoro, o per meglio dire l’intervento pubblico che crei le condizioni perché le aziende possano aumentare i posti di lavoro, spazio nel quale i giovani possano e debbano realizzarsi.

In conclusione, rimane un interesse collettivo la collaborazione di ognuno per la migliore riuscita possibile dell’iniziativa.

 

 

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