Archivi
Categorie

di Alberto Barbata

Tratto di un picciolo microsaggio sugli studi del folclore nel trapanese a cura di Alberto Barbata

Rivolgendoci verso lo stato degli studi delle tradizioni popolari in provincia di Trapani, nell’arco di un periodo così vasto, quale è il secolo ventesimo, ci accorgiamo facilmente che la ricerca è stata legata sovente o quasi sempre all’iniziativa del dilettantismo più puro, degli studiosi improvvisati, anche se appassionati, dei giornali locali di mediocre levatura, nonché dell’associazionismo benemerito che ha spesso lottato per la conservazione, possiamo dire, del bene culturale o che comunque ha cercato di far conoscere ad un più vasto pubblico gli ormai residui brandelli di memoria collettiva, legati al mondo dell’antropologia. A questo proposito si potrebbero citare i casi emblematici della Federazione italiana delle tradizioni popolari dell’ Enal – comitato provinciale di Trapani, così come anche la nostra stessa Associazione locale.

Un piccolo contributo è stato dato anche dall’università di Palermo, ovvero dalla cattedra di tradizioni popolari e da quella poi di antropologia culturale, oggi anche da quella di etnostoria, poiché la disciplina demologica si è scissa nel tempo, anzi ha allargato i suoi orizzonti e le sue aperture. Ma occorre far notare che spesso le tesi universitarie svolte dagli studenti del trapanese, sono rimaste sogni nel cassetto, non sono state né utilizzate né stampate, rimangono depositate o citate soltanto dai docenti nelle loro opere, il ché lascia spazio ad un momento di riflessione amara sullo stato della ricerca scientifica in Italia.

Tralasciando quanto è stato scritto dai grandi studiosi, quali il Pitré nella sua immensa enciclopedia che è la sua Biblioteca, possiamo affermare con certezza che ben pochi studiosi, nel trapanese, hanno trattato la disciplina con la scientificità dovuta, in quanto spesso anche loro si sono lasciati trascinare dalla passione e dal dilettantismo. Tuttavia i pochi che hanno lasciato traccia sono stati spesso legati al mondo dell’università o della letteratura.

Vedi il caso di alcuni personaggi a cavallo dei due secoli, l’ottocento ed il novecento, che spesso sono stati anche poco conosciuti nella stessa nostra provincia. Cito soltanto Ugo Antonio Amico, poeta e scrittore ericino, docente universitario, con le sue novelle e racconti ericini, legati alla letteratura popolare, a Raffaele Castelli, mazarese, con i suoi studi sul mondo delle tradizioni, soprattutto sui giuochi fanciulleschi, come quello della “tòrtula”, a Fortunato Mondello, bibliotecario insigne, trapanese, che ha lasciato notevole traccia, anche nel campo della demologia, sulla religiosità popolare trapanese.

Non dimenticando anche l’apporto eccezionale del salemitano Alberto Favara, studioso eccezionale delle musiche popolari, possiamo dire che l’ottocento trapanese è legato a figure particolari, che spesso furono anche corrispondenti del Pitré per la provincia.

Il novecento tuttavia ci ha lasciato altri personaggi di forte tempra che devono essere ricordati e meritano tutta la nostra simpatia e stima. Cito soltanto il dottor Filippo Majorana, che appartiene anche lui come l’Amico ed altri a quel microcosmo ericino che non lascia mai di sorprendere, in quanto prezioso scrigno di memorie di un’antica civiltà. Il suo “Erice”, pubblicato negli anni trenta, rimane mirabile, anche nella metodologia usata, pur se legata agli schemi del tempo. I suoi studi pubblicati, per diverso tempo, su “Lares”, in quegli anni, lasciano traccia perenne.

Non posso non rivolgere il mio pensiero ad un altro grande studioso, al saccense Calogero Di Mino, che ha operato a lungo nella città di Mazara, lasciando studi notevoli sulla civiltà del mare, sul mondo della pesca, sulle tradizioni della marineria di quella città e della costa della Sicilia occidentale. E con Calogero di Mino siamo agli anni cinquanta.

Per creare un nuovo spartiacque culturale della ricerca antropologica in Sicilia, dobbiamo arrivare agli anni ottanta, in cui già alcune presenze culturali si erano consolidate sia a livello giornalistico, sia a livello accademico. Mi riferisco a personaggi come Bonomo, Buttitta, Rigoli, Gugino, Uccello, Quatriglio ed altri.

Hanno operato nella provincia di Trapani studiosi appassionati ma senza briglie, quali Salvatore Fugaldi, Mario Serraino, Gaspare Giannitrapani, Nicola Lamia, Salvatore Giurlanda, Elio Piazza, Giovanni Alagna, Nino Sammartano. Fra essi spicca lo storico Salvatore Costanza, sia per il metodo di fare storia ad ampio raggio, cioè etnostoria, includendo, pertanto, nella ricerca, elementi diversificati tipici della ricerca interdisciplinare, comuni alla antropologia, sia per la capacità notevole di osservazione delle dinamiche culturali presenti nella società italiana.

Ma sono presenti anche nella provincia di Trapani giovani studiosi come Elsa Gugino, con le sue ricerche sulla magia e sui canti popolari (esemplare l’inizio della sua ricerca sulla magia a Dattilo e sui canti dei pescatori di Favignana), Anna Maria Amitrano Savarese, Antonietta Jolanda Lima, Rita Cedrini. Fra essi risalta la figura di uno studioso particolare, non accademico, quale Antonino Uccello, fondatore poi della casa Museo di Palazzolo Acreide, con le sue ricerche sulla civiltà materiale, sul ciclo della vita dell’uomo siciliano, sui canti della salina.

Ricordo con piacere di essere stato il suo corrispondente, negli anni sessanta, per la provincia di Trapani, sulla ricerca della pittura su vetro in Sicilia e per averlo guidato tra le saline, soprattutto a Nubia per le registrazioni su nastro, effettuate per il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare e per la Registroteca centrale della Rai.

Gli anni settanta sono ricchi di una serie di ricerche effettuate dagli studenti universitari del trapanese per le loro tesi di laurea.

Ricordiamo Fontana per le tradizioni popolari di Calatafimi, Marano per le tradizioni popolari di Salemi, Di Stefano per la ricerca sulle tonnare di Scopello e di Castellammare del Golfo e De Simone per la ricerca sui carrettieri di Castelvetrano.

Citiamo inoltre alcune tesi di laurea sulla civiltà materiale in Sicilia, dal 1950 al 1980 e soprattutto sul mondo della pesca e della tonnara, che già aveva avuto studiosi di grande prestigio quali Nicola Corso e Carmelo Trasselli.

Ricordiamo Parrinello per la ricerca sulla pesca e i pescatori di Marsala, Marano per la ricerca sulla terminologia marinaresca di Marsala e Del Puglia sugli aspetti della vita tradizionale marsalese. Ricordiamo poi Leone e Carbone per il folklore dei pescatori in provincia di Trapani, Salerno per le ricette di medicina popolare, Valenza per una raccolta inedita di materiali folklorici e a parte Saccaro per una tesi sul ricorso al magico tra i giovani trapanesi.

Ricordiamo inoltre Dolores per la ricerca sulla vita e sulla cultura dei pescatori di Mazara del Vallo, Fiorillo per la sua ricerca sui sistemi tradizionali di pesca a Mazara del Vallo, Agosta e Caiozzo sulle tradizioni e sui pescatori di Castellammare del Golfo, G. Di Stefano per la ricerca sulle tonnare di Scopello e Castellammare del Golfo ed Olivo per gli studi sulla tonnara di Scopello. A parte ricordiamo il simpaticissimo Prof. Carlo Cataldo che iniziò nel 1955/56 con una tesi sul Folklore di Alcamo, che poi ha continuato a produrre altre notevoli monografie sul territorio della sua città.

Sulla civiltà del sale e sul corallo ricordiamo studiosi come Domenico Ruocco, la Amitrano Savarese ed altri. Si distingue in maniera notevole per lo studio sul corallo trapanese il famoso antiquario Antonio Daneu, con l’opera “L’arte trapanese del corallo” pubblicata prima a Firenze e poi a Palermo negli anni sessanta.

Infine desideriamo ricordare uno studioso eccezionale di civiltà materiale, il prof. Antonio Cusumano che ha molto lavorato nella Valle del Belice e a Mazara del Vallo, producendo opere molto interessanti, tra le quali il catalogo “Mestieri e lavoro contadino nella Valle del Belice” e lo studio sul ciclo del grano nel mazarese, sui pani dolci e sulla tessitura nella Valle del Belice.

In questo contesto non bisogna dimenticare la museografia folklorica in Sicilia che negli ultimi trent’anni ha avuto notevole sviluppo.

Per quanto riguarda la provincia di Trapani, ricordiamo il museo della vita e del lavoro contadino di Campobello di Mazara, inaugurato nel 1978 e nato da una precedente mostra del novembre 1977 sui materiali raccolti dagli scolari della scuola media del paese, organizzata sempre dal prof. Cusumano.

Data importante è il 1° giugno 1980, in cui si è inaugurato il museo etnoantropologico della Valle del Belice. Se aggiungiamo a questi musei quello della Civiltà Contadina di Paceco e quello agroforestale di San Matteo di Erice, nonché quello del carretto di Terrasini, quello internazionale delle marionette di Palermo e del Folkstudio, credo che il censimento sia positivo.

Infine desidero concludere questo breve lavoro ricordando il rapporto tra letteratura e antropologia, che spesso assume un grande valore per la comprensione di alcune dinamiche culturali utili alla conoscenza più vasta della storia. E a tal proposito è giusto ricordare un grande personaggio del mondo della letteratura italiana del novecento, il siciliano Antonio Pizzuto, nipote di Ugo Antonio Amico ericino e scomparso nel 1976. In “Si riparano bambole”, pubblicato per la prima volta da “Il Saggiatore” di Alberto Mondadori, nel capitolo dedicato al “tempo della villeggiatura”, sono presenti tutti i segnali per una ricerca antropologica sulla Erice degli inizi del novecento.

Era poi il tempo della villeggiatura, il tempo di separarsi… Qualche giorno dopo seguiva la partenza dei nonni zie e Pofi per Erice. Del nonno c’è colà il mezzobusto al Balio. Più che partenze quelle erano vere spedizioni… Già il mattino faceva fresco. Già il mattino seguente ecco i primi doni di uve fichi formaggi; i grappoli costituivano dei festoni nella stanzetta da pranzo… Quei selciani meravigliosamente tersi, come cristallo, quali le abitatrici a piano li mantenevano in gara spazzando ogni fuscellino appena cadutovi, risonavano dei suoi passi anche nelle ore sonnolente. Scoccate le quattro dopo mezzogiorno, la banda comunale faceva un giro di sveglia per le strade deserte, sempre rintonando la stessa marcia militare di stile schubertiano ma con scoppiettii. Uno schiudersi di persiane verdi. Ognuno lasciato il letto andava a lavarsi la faccia. Mezz’oretta dopo, per le vie già toccate dalla prima ombra spuntavano riposati passeggiatori diretti al Balio. Sul tardi le domeniche e il giovedì la banda occupava l’angolo della Loggia. Terminato il pezzo ecco i musicofili intenti al cambio del cartello, già letto prima che apparisse nel quadro. Ponchielli, La danza delle ore. Qui, al momento di attaccare il presto, la concitazione del capobanda era massima. Egli si incurvava come un fantino, il viso stravolto, incitando tutti. Presto, non c’è tempo da perdere, parea dicesse, e sferzava l’aria, fermi intorno i più appassionati in assedio le bocche aperte, mentre gli indifferenti discorrevano passeggiando dietro la folla, pronti ad alzare la voce per intendersi appena levatasi qualche raffica di fortissimo. Altri immobili si puntellavano contro la facciata del teatro civico, altri ancora stanchi di sbadigliare movevano verso il circolo dei civili, appena oltre la piazza, all’inizio del corso”.


 

I Commenti sono chiusi

Cerca
bed and breakfast RUA NUOVA

Clicca sull'Immagine x Ingrandire la locandina
Bed And Breakfast
RUA NUOVA

Calendario
aprile: 2019
L M M G V S D
« feb    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930  
Visite