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LE LEGGI DELLO STATO VANNO APPLICATE SINO ALLA LORO ABROGAZIONE O ALLA EVENTUALE DICHIARAZIONE DI ILLEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE

di Pino Alcamo


I

La questione si è posta in ordine al c.d. “Decreto Legge Sulla Sicurezza”, votato dal Parlamento Italiano e promulgato dal Presidente della Repubblica, che taluni Sindaci si rifiutano di applicare perché “conterrebbe norme disumane, criminogene e incostituzionali”.-

I nodi principali della protesta riguardano la “negazione della residenza”e la conseguente “limitazione di diritti fondamentali”, derivanti dalla medesima.-

Difatti:

1-Prima del “Decreto Legge Sicurezza” gli stranieri, che chiedevano lo “status di rifugiato”, potevano iscriversi all’anagrafe comunale in attesa della risposta della competente commissione.- Nasceva per loro “il diritto di essere compresi nelle liste per l’assegnazione dei posti negli asili pubblici e nelle graduatorie per le case popolari”.-

2-Nel predetto decreto viene stabilito che “il permesso di soggiorno non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica”.-

3-Il Decreto in esame “rende più difficile ottenere i permessi di soggiorno per chi non ha diritto allo status di rifugiato.-

4-In base al Decreto “sarà più facile revocare la protezione internazionale per chi commette reati”.-

5-Inoltre “prima di ottenere lo status di rifugiato non si potrà essere ospitati dal sistema Sprar (piccole strutture diffuse in molti piccoli comuni) ma si verrà ospitati nei Centri di raccolta, pochi e più grandi.-

I sindaci di Palermo, Napoli, Parma e altri “Sindaci Rossi”, in genere, minacciano di boicottare il “divieto di iscrivere all’anagrafe i clandestini”e dichiarano di aver dato disposizioni alla loro burocrazia di non astenersi dalla iscrizione.-

Si propongono di ricorrere alla Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimità del Decreto Sicurezza, e fanno appello al Presidente della Repubblica.-

II

I sindaci qualificano il Decreto Legge disumano perché limita “diritti fondamentali”, quali quelli alla salute per l’impossibilità di beneficiare dell’assistenza sanitaria, tranne le urgenze, quello al movimento o al lavoro in assenza di un documento di identità, riconosciuto valido.-

Il Ministro dell’Interno ritiene “un fatto gravissimo” la disobbedienza dei sindaci e assicura che ne risponderanno giuridicamente.-

Secondo Cesare Mirabelli, ex Presidente della Corte Costituzionale, “l’amministrazione comunale deve sempre applicare la legge anche quando ipoteticamente presenti profili di illegittimità costituzionale, a meno che non si tratti di una legge palesemente liberticida, che provoca, cioè, la rottura dell’ordinamento democratico”.-

L’iscrizione all’anagrafe, fatta contra legem, può comportare una denuncia alla magistratura per violazione di legge da parte del Pubblico Ufficiale, che integrerebbe il reato di abuso di atti di ufficio”.-

Secondo Giovanni Maria Flick, altro ex Presidente della Corte Costituzionale, “il Decreto Sicurezza violerebbe il principio costituzionale dell’art. 10, che prevede il diritto di accoglienza, ed afferma la necessità del diritto di asilo non solo a chi fugge dalla guerra, dalla morte e dalla fame, ma anche a chi non può esercitare le libertà fondamentali nel proprio paese”.-

Tale articolo, scritto quando i migranti erano gli italiani, è più ampio della Convenzione di Ginevra sui richiedenti asilo.-

Nell’ordinamento italiano, quindi, “la posizione del richiedente asilo, finché non è completato il processo di accertamento del suo diritto, è di sostanziale equiparazione a quella del cittadino italiano”. – Per questo, per il richiedente asilo la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto alla certificazione di residenza, la quale dà titolo ai servizi alla persona. -

III

“Il Decreto Sicurezza elimina il diritto ad ottenere la certificazione di residenza, anche se mantiene il diritto ai servizi, ma afferma, senza precisare quali, che essi vengono erogati nel luogo dove è stata presentata la domanda”. -

Luogo che può comportare complicazioni logistiche e procedurali, idonee, di fatto, a comprometterne l’erogazione. -

Tali complicazioni riguarderebbero “il Diritto alla Salute” e “il diritto al lavoro” in assenza di residenza. -

Salvini sostiene che il Decreto Sicurezza tutela, anche se genericamente, i servizi relativi al diritto alla salute e al lavoro; mentre, chi afferma il contrario, non avrebbe letto bene il testo. -

Secondo taluno, il contrasto tra Sindaci e Ministro dell’Interno sul Decreto Sicurezza riproporrebbe drammaticamente l’antica dialettica “tra legge e morale”. -

Un conflitto antico che solleva l’eterno dilemma di Antigone, la quale viola il divieto di seppellire il fratello a Tebe, imposto dagli Dei e da Creonte, da lei ritenuto iniquo, e viene condannata a morte.-.-.

Il Sindaco di Napoli e quello di Parma si sono chiesti se il ribellarsi, davanti ad una legge eticamente iniqua, sia legittimo e giusto e, parallelamente, se sia eticamente e costituzionalmente accettabile applicare una legge manifestamente ingiusta. -

La risposta giuridica è incontestabilmente chiara e indiscutibile. -

Il problema consiste nello stabilire se il Sindaco, il quale contesti la legittimità costituzionale di una legge, possa disporne la sospensione della applicazione. -

Il principio fondamentale è che le leggi dello Stato sono sottoposte al rispetto dei principi della Costituzione. – Un Sindaco o altro soggetto, pubblico o privato, tuttavia, non può disapplicare la legge perché la ritiene incostituzionale. – Deve,invece, iniziare un procedimento davanti ad un giudice, eccependo l’illegittimità della legge e chiedendo la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.-

Nel frattempo la legge resta valida e deve essere applicata.-

IV

In pratica, anche il migrante può ricorrere al giudice quando la residenza gli venga negata, specie se tale negazione finisca con il violare suoi diritti fondamentali.-

Le Regioni Toscana, Emilia, Piemonte e Umbria hanno dichiarato di voler proporre ricorso alla Corte Costituzionale.-

L’appello al Presidente della Repubblica appare, invece, inutile e improprio.-

Tale organo, prima di promulgare una legge, valuta se essa violi in maniera grossolana ed evidente i principi costituzionali, riservando alla Corte Costituzionale ogni eventuale approfondito esame.-

Intanto, contro la volontà dei sindaci di sospendere l’applicazione del Decreto Sicurezza esistono rimedi legislativi.-

L’art. 142 del Tuel (Testo Unico degli Enti Locali) prevede che “Con decreto del Ministro dell’Interno il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Presidente dei Consorzi e delle Comunità Montane, i Componenti dei Consigli e delle Giunte, i Presidenti dei Consigli circoscrizionali possono essere rimossi quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico”.-

Un Sindaco, che si rifiuti di dare concreta applicazione ad una legge dello Stato, sovverte l’ordine democratico della Repubblica e legittima il Ministro dell’Interno a rimuoverlo dall’incarico, con nomina del Commissario Prefettizio e nuove elezioni amministrative il primo mese di Maggio utile.-

Intanto, la burocrazia del Comune di Palermo ha comunicato al Sindaco di volere rispettare il Decreto Legge Sicurezza.-

 

 

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