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CAGIONATO DAL CLIMA QUASI TROPICALE

di P.A.

I

Al Nord sono stati sterminati soprattutto gli alberi, al Sud sono stati distrutti ponti, strade e case. -

Contro la tempesta quasi tropicale ogni difesa è stata ed era impossibile: gli effetti, tuttavia, risultano aggravati, specie al Sud, dall’abusivismo edilizio e dall’incuria ambientale. -

Il clima tropicale, cagionato dal riscaldamento ambientale, diviene il più grave pericolo per il futuro. – Appare necessario, quindi, controllare e ridurre le cause di tale riscaldamento. -

Occorre, anche, governare “l’abusivismo edilizio” e normalizzare “la cura dell’ambiente”. -

Una percentuale rilevante dell’abusivismo edilizio, il 49% (il 57%, secondo altre fonti), appartiene alla Sicilia e al Sud in genere. – Dove almeno una casa su due è abusiva. – Dove, ogni anno, il “cemento illegale” crea 3 mila case abusive. – Dove in due giorni di tempesta si sono verificati danni per trecento milioni di euro e si sono avuti quattordici morti. -

Dagli anni Settanta del secolo scorso, di condono edilizio in condono, l’abusivismo edilizio ha deturpato le zone e le aree più belle del territorio italiano e, in particolare, di quello dell’Isola.-.-.

Si è costruito ovunque, sulle spiagge, in prossimità dei torrenti e dei fiumi, vicino alle pinete e al verde pubblico. – Il letto di alcuni torrenti è diventato una discarica o un posteggio di autoveicoli. -

I ripetuti, periodici condoni edilizi hanno creato consenso elettorale e complicità tacite, ritardando i controlli e la conseguente adozione di provvedimenti repressivi. -

Le sanatorie, unitamente alla incuria del territorio, ai ritardi nella predisposizione di piani regolatori e di strumenti urbanistici, hanno tacitato il problema, fin troppo evidente, della distruzione delle bellezze naturali e paesaggistiche. -

II

La politica ha, di volta in volta, ricercato e reperito le giustificazioni alla adozione dei provvedimenti di sanatoria edilizia, alle leggi, alle circolari, agli emendamenti, agli aiuti agli abusivi (“la Repubblica”, p. IV del 6-XI-2018).-.-.

L’abuso edilizio va addebitato alla incuria della Pubblica Amministrazione, alla latitanza della burocrazia comunale, alla inerzia dei sindaci. -

Costoro, in verità, hanno ritardato spesso  ovvero omesso l’adozione dei “piani regolatori, dei piani di protezione civile e degli strumenti urbanistici”, che avrebbero potuto regolare e indirizzare l’attività edilizia, con l’adozione di interventi tempestivi nei controlli degli abusi. -

Alcuni hanno creato la giustificazione della “edilizia di necessità”, cercando di mitigare o legittimare l’abuso edilizio, realizzato da chi fosse privo di una casa di abitazione. -

Altri hanno sostenuto che l’edilizia abusiva costituiva, in ogni caso, “una ricchezza e un patrimonio, da salvare per una utilizzazione pubblicistica”. -

“La casa abusiva, vale a dire, avrebbe dovuto essere  acquisita dall’Ente Comune e utilizzata per finalità di interesse pubblico”. – Attribuita, ad esempio, in locazione al costruttore abusivo, privo di una abitazione. -

III

Ogni tentativo di intervento repressivo è stato tacciato e colpevolizzato come “abuso di potere”. -

Le sentenze di demolizione, adottate dalla Magistratura, sono rimaste quasi totalmente ineseguite. -

I comuni hanno lamentato la “carenza di fondi”, necessari per sostenere le demolizioni. -

Il Sindaco del comune di Licata, che con coraggio, ha tentato di recuperare il territorio abusato, ha subito minacce di morte e forme varie di intimidazione. -

E’ stato, inoltre, accusato di “tradire il popolo”, a cui altri politici avevano garantito la salvaguardia dell’abuso. -

Oggi, il cambiamento quasi tropicale del clima ha distrutto intere regioni (Il Veneto è in ginocchio). – Ha creato modificazioni del territorio, recuperabili solo nell’arco di lunghi decenni. – Ha determinato eventi luttuosi, apparentemente inspiegabili. -

In parecchi luoghi, l’abusivismo edilizio, ha aggravato la situazione. – In parecchi altri luoghi l’omessa cultura del territorio, l’omesso controllo dell’ambiente, l’omessa pulitura dei corsi d’acqua, la cementificazione stupida e irrazionale, costituiscono la causa primaria dello stravolgimento della natura. -

Oggi diventano improcrastinabili interventi economici rilevantissimi; occorrono cure straordinarie del territorio. -

Occorre far capire alla Classe politica che l’adozione di un provvedimento di condono edilizio costituisce una assunzione di corresponsabilità nella produzione di danni al territorio e alla popolazione. -

IV

Ma occorre, soprattutto, creare, anche a livello scolastico, una “cultura del rispetto del territorio”, una “cultura del rispetto dei corsi d’acqua, delle spiagge, dei boschi, del verde pubblico in genere”, che manca totalmente a tutti i livelli. -

Sarebbe opportuno iniziare tentando di individuare la competenza e la responsabilità delle istituzioni incaricate di tutelare il territorio. -

La pluralità di norme esistenti, talune abrogate altre forse ancora vigenti, l’intralcio, invece della collaborazione, tra le istituzioni, rende difficile se non impossibile il

compito.-

Sul “Dissesto idrogeologico” la responsabilità appartiene al Ministero dell’Ambiente.- Esistono, inoltre, i “Piani paesaggistici regionali e comunali”, ispirati al Piano Regolatore, che prevedono le aree a rischio e quelle in cui è vietato costruire.-

La “Pulizia dei fiumi, dei corsi d’acqua, è affidata alla Regione o alle Province”.-

In genere, le Regioni curano i fiumi; le Province i corsi minori.- Con l’abolizione delle Province i compiti sono diventati confusi.- Alcuni corsi d’acqua sono curati dai comuni.-

La “Cura e potatura degli alberi”in aree urbane dipendono dai servizi Ambiente e Giardini dei Comuni.- In alcune zone hanno responsabilità le Province e le Comunità Montane.- La competenza sulle foreste e gli Alberi lontani dalla città è delle Regioni.-

L’ultima legge forestale attribuisce la competenza ad un coordinamento delle Regioni.-

L’”Erosione delle coste, la devastazione dei porti ad opera delle tempeste”  rientra nella gestione delle regioni.-

Il compito di vigilare sull’abusivismo edilizio compete ai Comuni.-

Il compito di valutare gli effetti sul territorio del cambiamento climatico compete a Ministeri, Regioni e Comuni, i quali agiscono sulla base delle informazioni meteo dell’Aeronautica militare  o del Consiglio Nazionale delle ricerche.-

Non esiste un ente specializzato sugli effetti del riscaldamento globale.-

Tutte le istituzioni indicate sono responsabili delle omissioni o incurie nella materia  di loro competenza.-

Ma la responsabilità include altri soggetti.-

Per concludere, mi chiedo se “un ingegnere, un architetto, un capo cantiere esperto” possano ignorare che sia illecito e pericoloso realizzare qualsiasi costruzione sul letto o ai margini del corso di un fiume o torrente, sulla spiaggia del mare, nei pressi di un dirupo o dove, comunque, uno strumento urbanistico non lo consenta.-

E’ anche una questione di “correttezza, buon senso e responsabilità professionale, oltre che di rispetto per la natura”.-


 

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