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Di Tonino Perrera

 

 

Francisco Fernandez de la Cueva duca di Albuquerque nacque a Barcellona nel 1619 ed era figlio dell’omonimo che era stato viceré di Sicilia nel 1627.

Abbracciò giovanissimo la carriera militare nella quale, come ufficiale, si distinse nelle Fiandre.

Raggiunto il grado di Generale, combatté valorosamente nell’assedio di Barcellona del 1650.

Apparteneva ad una dinastia di viceré: il bisnonno era stato viceré di Navarra, il nonno viceré di Aragona, il padre viceré di Catalogna e Sicilia, il fratello viceré del Perù, la sorella viceregina della Nuova Spagna.

Dal 1653 al 1660 fu viceré della Nuova Spagna, che comprendeva Texas, Arizona, California, Colorado, Nevada, Nuovo Messico, Wyoming, Utah, Messico, buona parte dell’America centrale, Florida, Porto Rico, Santo Domingo, Filippine.

Il 27 aprile 1666 fu nominato viceré di Sicilia da Filippo IV di Spagna, ma tardò la sua partenza perché fu incaricato di accompagnare a Trento l’Infanta Margarita che andava a sposarsi con l’imperatore Leopoldo di Germania. Portato a termine tale compito, partì per Palermo ma i venti contrari non gli consentirono di approdare nella capitale e dovette entrare nel porto di Trapani. Ritornato il bel tempo, il 3 aprile 1667 si imbarcò nuovamente per Palermo, dove arrivò l’indomani con otto galee, delle quali quattro erano siciliane, due napoletane e due del Granduca di Toscana. Arrivato felicemente nella capitale, andò ad abitare nel Castello a Mare, da dove il giorno 9 fece la solenne entrata a Palermo, andando alla Cattedrale per il consueto giuramento.

Era da poco al governo dell’isola, quando il re di Francia Luigi XIV invase i Paesi Bassi spagnoli e il duca di Albuquerque, prontamente informato dalla governatrice, la regina Marianna, promulgò un bando col quale espulse dalla Sicilia tutti i francesi, confiscandone i beni. Nel dicembre dello stesso anno 1667 il viceré si salvò miracolosamente dallo scoppio della polveriera che si trovava nella Porta Nuova, che confinava con il palazzo reale; vi furono oltre trenta morti e un centinaio di feriti. L’anno successivo la Porta fu ricostruita con aggiunte e abbellimenti. Nel gennaio 1668 fu convocato l’ordinario Parlamento, nel quale furono confermati gli ordinari donativi alla corte e, inoltre, furono stabilite altre somme da erogare per manutenzione delle fortificazioni, dei ponti e dei palazzi reali.

Nel 1669, l’8 di marzo, si verificò una tremenda eruzione dell’Etna, che provocò disastri immensi, seppellendo fino alla metà i baluardi e le fortificazioni di Catania. Il viceré provvide subito a mandare come suo vicario Stefano Reggio, Principe di Campofranco, che, con 400 uomini e grosso sostegno finanziario, venne in soccorso dei catanesi.

Ma la preoccupazione maggiore del duca di Albuquerque proveniva dal mare, perché l’isola di Candia da oltre due anni era assediata dai Turchi e, nel settembre 1669, era stata costretta ad arrendersi. Appena ricevuta la notizia della caduta di Candia, il vicerè diramò subito delle circolari a tutte le città costiere per rinforzare il servizio di vigilanza e per provvedere a scorte di viveri e munizioni, in previsione di attacchi da parte dei musulmani. Inviò il Capitano Pietro Pino a Marsala perché c’era stata notizia che la flotta turca si volesse impossessare di questa città, ma le opere portuali realizzate fin dal 1574 da Giovanni d’Austria scongiuravano questo pericolo.

Terminato il suo incarico triennale, il 13 luglio 1670 lasciò la Sicilia per altro incarico.

Pubblichiamo un bando emanato il 26 febbraio 1670 dal duca di Albuquerque, con il quale, poiché

l ‘Arciconfraternita della Redenzione dei Cattivi doveva formare un elenco di tutti gli schiavi che dovevano essere riscattati, invita tutta la popolazione a comunicare, entro il termine perentorio di 30 giorni, i nomi dei familiari catturati dai barbareschi.

 

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