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“Il tempo corre e l’uomo non se ne avvede” dice un vecchio detto popolare. Queste parole risuonano di frequente nella mia mente, mentre attraverso lentamente con la macchina lo spazio della piazza Scarlatti che va dal Corso Italia verso la “marina”.

A quel punto, infatti, lo sguardo si pone inevitabilmente sull’austero edificio che di fronte si erge in tutta la sua maestosità: la Banca d’Italia – Filiale di Trapani.

Quante volte ho percorso quel tratto di strada senza fare attenzione a quell’ immagine! Ma oggi non posso fare a meno di ricordare in quello stabile ancora una volta le figure dei tanti colleghi che nel corso di tanti anni mi hanno accompagnato nell’attività lavorativa che ho svolto nell’Istituto: come fotogrammi si avvicendano velocemente mostrandomi, ciascuno, la propria peculiarità inconfondibile.

Non posso fare a meno, perciò, di accostare l’auto in doppia fila accanto a quelle sistemate nel parcheggio ubicato vicino all’ex Bar “colonna” per rivivere ancora un poco episodi, scorci di vita quotidiana, incontri con gente comune o con impiegati di altri enti pubblici o di banche con i quali avevamo quotidianamente rapporti d’ufficio.

Posso dire con certezza e con una ostentata dose di orgoglio che eravamo, attraverso i compiti dell’Istituto – svolti con professionalità e con rigore – punti di riferimento della gente comune e dei vari Uffici pubblici!

Subito dopo il terremoto del Belice del’68 e negli anni successivi, ricordo il grande salone colmo di file di gente davanti alle varie “casse”, in attesa di riscuotere i vari contributi per la ricostruzione, ma anche davanti agli sportelli amministrativi per delucidazioni di vario genere.

File di impiegati statali e di insegnanti di vario ordine che, in attesa della riscossione dello stipendio o di emolumenti vari, nelle giornate fatidiche colmava il tempo scambiandosi impressioni, punti di vista, curiosità e, perché no, pettegolezzi, svolgendo il ruolo che gli attuali “social” conducono attraverso i vari mezzi informatici; soltanto che allora vi era più “umanità” in quei contatti.

Il 31 dicembre 2018, ma per ragioni logistiche il 21 dicembre, chiuderanno definitivamente i battenti di quell’edificio. Negli ultimi anni per motivi di “organizzazione” e di “razionalizzazione” la Filiale di Trapani svolgeva compiti soltanto amministrativi, mentre quelli di “cassa” erano stati accentrati presso la Sede di Palermo.

La filiale era stata aperta a Trapani nel 1920, allocata in piazza Cuba. A causa degli eventi bellici è stata costretta ad “emigrare” in via G.B. Fardella ed infine, agli inizi degli anni cinquanta del secolo scorso, nell’attuale sito di Piazza Scarlatti, appositamente costruito sui resti dello storico Teatro Garibaldi, irrimediabilmente sinistrato dai bombardamenti durante la fase finale della seconda guerra mondiale.

Quale desolazione, entrando  qualche volta in questi ultimi tempi, più per abitudine che per altro, e percorrendo a passi lenti il deserto del “salone del pubblico”!

Dal prossimo anno chiuderanno altre Filiali dell’Istituto in Sicilia: ne rimarranno aperte soltanto tre: Palermo, Catania ed Agrigento. In tutta l’Italia saranno 22 le filiali che avranno lo stesso destino di quella di Trapani.

Per motivi strettamente personali non posso sottacere un filo di disappunto per l’evento che si delinea già da tempo, ma questo non per partito preso ma perché, anche se col senno di poi, negli anni novanta si potevano portare avanti progetti di acquisizione di altri nuovi compiti nel frattempo intervenuti ed attribuiti ad Enti costituti ad hoc (Consob – ISVAP – tesoreria Unica, ecc.) per non parlare della Vigilanza territoriale sulle aziende di credito e sull’attività finanziaria, ecc.).

Un suono gracchiante di clacson strimpella a fianco a me, rompendo quegli attimi di meditazione (e anche …qualcosaltro), perché devo spostarmi e fare spazio per fare uscire dal parcheggio un veicolo! Non ho perciò il tempo di fare un’ultima visitina alla “mia” amatissima Banca (ma forse è meglio così) e proseguo mogio-mogio verso la “marina”.

Addio cara vecchia compagna di anni felici… oggi ti stringo idealmente in un forte abbraccio! Domani…. è un altro giorno…. e chi lo sa……

Diego Bulgarella

 

ADESSO TRAPANI – A QUANDO ROMA?

A margine del pensiero esaustivo dell’amico e collega Diego Bulgarella, non posso sottacere anche il mio dolore ed il mio rammarico per la chiusura della filiale della Banca d’Italia di Trapani.

Dolore doppio perché, prima di me, aveva lavorato in essa anche mio padre. Due generazioni di impiegati e funzionari dell’Istituto di Emissione che, in totale, hanno trascorso in questa Banca, oltre sessanta anni della loro esistenza, anche se il sottoscritto è rimasto in essa (Trapani) solo quattro anni.

Grazie ancora all’amico Bulgarella per il ricordo di questi anni di intenso lavoro (che agli inizi ci ha visto operare insieme) dove il dovere ed il senso di appartenenza ci hanno segnato e guidato anche nella vita.  

Purtroppo, anche questa chiusura è l’amaro contributo da pagare a questa Europa che non c’è, se è vero, come è vero, che si dovevano riunire, in una sorta di Stati Uniti del vecchio continente, popoli e nazioni per una comune strada futura.

Fallita questa iniziativa internazionale, a quanto pare voluta solo dai poteri forti per meglio sfruttare l’economia a loro piacimento, ci rimane il vuoto, non solo sentimentale, ma anche interiore della scomparsa della filiale di  una Istituzione seria, competente e sicuro punto di riferimento per Banche nazionali ed internazionali. Basti pensare al Servizio Studi creato dall’ottimo Governatore Guido Carli, negli anni ’50 subito divenuto centro di consultazione internazionale.

E’ doveroso qui sottolineare, infine, come la carriera in Banca d’Italia si faceva solo girovagando per l’Italia e acquisendo nuove continue esperienze, sempre agli ordini dei superiori ed al servizio di banche e cittadini. E’ anche vero, però, che l’Istituto funzionava molto bene fino a quando era “autonomo” dal potere politico e fino a quando i vari Governatori che si sono succeduti nel tempo, venivano scelti solo tra i dirigenti e funzionari generali dell’Istituto. Quando la politica si è intromessa, con le nomine dei Governatori dall’esterno, la Banca d’Italia incominciò a scricchiolare, ma per fortuna esisteva ancora uno zoccolo duro composto da dirigenti provenienti dalla gavetta che, per alcuni anni, hanno sostenuto l’Istituto.

Oggi, nel dire addio alla” nostra” Banca d’Italia  (per il momento locale – a breve nazionale),  abbiamo il dovere di ricordarla con un sincero senso di gratitudine per averci dato l’orgoglio di appartenenza e per averci insegnato a svolgere il nostro dovere con umiltà, competenza e onestà.

Sarà così anche nella nuova e lontana BCE ?

Aldo Messina

 

 

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