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DI UN    MARINAIO D’ACQUA DOLCE

di Diego Bulgarella

PRIMA PARTE

Alla fine dell’anno scolastico 1955/1956, che avevo brillantemente superato con ottimi voti, il Preside Genovese mi convocò nel suo Ufficio per comunicarmi che ero risultato vincitore della borsa di studio che annualmente premiava i migliori studenti di tutti gli Istituti Nautici d’Italia.

La borsa di studio consisteva in un viaggio “premio” sulla nave “Franchina Fassio”, dove avrei dovuto fare esperienza quale allievo aspirante “capitano di lungo corso”. Era una nuovissima nave “mista” (cioè trasportava passeggeri e merce) che svolgeva servizio di linea  da Genova verso la Somalia, con soste previste ad Alessandria d’Egitto, Porto Said, Suez, Aden, Mogadiscio, Kisimaio, Merca, rientro in Italia a Napoli.

Inutile dire della mia felicità quando appresi la notizia, sia perché mi sentivo gratificato, sia anche perché avrei potuto anticipare, con quell’esperienza, la vita di mare che mi si prospettava negli anni successivi al diploma.

Ma subito cominciarono le difficoltà: occorreva il “libretto di navigazione” e per ottenerlo bisognava  superare alcune prove, tra le quali quella di nuoto. Manco a dirlo io non sapevo nuotare. Così in fretta e furia, con l’aiuto di qualche volontario assistente e… dei “Santi in Paradiso” riuscii alla bell’e meglio a superare quell’ostacolo. Ma normalmente occorreva almeno un mese per l’iter del rilascio di quel benedetto “libretto”. Anche questa volta, con l’aiuto dei predetti “Santi” in meno di una settimana riuscii ad averlo.

Subito dopo, eravamo ai primi di luglio, in famiglia vi fu molta agitazione per l’imminente separazione dal “figlio piccolo” che non si era allontanato mai nemmeno di un centimetro da casa ed erano evidenti i visi cupi e preoccupati della mamma, della nonna ed anche degli altri componenti maschi, anche se questi ultimi non mostravano di farli vedere.

L’imbarco sulla nave era previsto per il 20 di luglio a Genova, dove aveva sede il Quartiere generale della nave. Dopo un accurato “Consiglio di famiglia”, fu deciso di farmi viaggiare in treno (l’aereo era “pericoloso”) e di farmi ospitare, prima dell’imbarco, dalla famiglia dello Zio “Nanai”, un cugino di mia madre, che viveva da tanto tempo a Genova. Lo zio aveva  maturato 35 anni di navigazione come marinaio e, particolare non indifferente per il suo curriculum, aveva subito ben tre naufragi, fortunatamente risolti in maniera felice. Altro particolare del famoso zio: in quel periodo faceva parte dell’equipaggio dell’Andrea Doria, proprio quella! La nave passeggeri più grande e più bella di tutta la nostra flotta! Non solo: lo zio “Nanai” proprio in quei giorni si trovava a Genova, dove L’Andrea Doria faceva scalo per il solito programma di navigazione verso il Nord America, perciò grandi furono la mia gioia e le mie aspettative, considerato che per le vie telefoniche mi aveva promesso che mi avrebbe fatto visitare la nave!

18/7/1956. Appena arrivato a Genova, i miei zii mi accolsero come un bambino che aveva bisogno di conforto e di essere coccolato; in particolare mia cugina (figlia unica), molto più grande di me si fece subito carico di portarmi a spasso e di farmi conoscere tante ragazze della mia stessa età che mi “super coccolarono”, portandomi le tre sere di permanenza a ballare in locali diversi. Quelle furono le mie prime distrazioni da “adolescente”!

Lo “Zio” mantenne la promessa e mi portò sull’Andrea Doria, dove ebbi il privilegio di visitarla da cima a fondo e nei singoli particolari. Impiegai qualche ora per godere della bellezza delle sue immense sale di riunione dei passeggeri dove avvenivano le serate danzanti e dove si intrattenevano gli ospiti nei momenti di pausa: locali con arredamenti faraonici, enormi lampadari, pareti con arazzi bellissimi e poi sale da gioco, piscine all’aperto, sale da proiezione di film ….

Anche lo “zio” partì con la sua nave quasi contemporaneamente alla mia.

20/7/1956 -  Mi accolsero a bordo della  F.Fassio con tenerezza, anche se mi parve di vedere sul viso di qualcuno dell’equipaggio un sorrisino, quasi a volermi dire: ne parliamo… dopo….

Levate le ancore, con il pilota ancora a bordo, fui messo subito sul ponte di comando a fare il turno di guardia (quattro ore) pomeridiano assieme al terzo ufficiale e ad altri tre componenti l’equipaggio. Naturalmente, non facevo nulla, tranne che osservare le manovre e i vari adempimenti previsti. Il Comandante mi chiamò nella saletta attigua e mi fece vedere il libro di bordo: un enorme libro, dove venivano accuratamente indicati i singoli particolari della navigazione: così ebbi l’onore di essere citato in quel “gran libro” e per me fu un enorme compiacimento.

Il tempo era bellissimo e per la prima volta potei assistere allo spettacolo che mi si presentava di un orizzonte a 360 gradi intorno ad un mare azzurro; in particolare, ricordo la sfera del sole che si adagiava dolcemente sulla linea indefinita dell’orizzonte e sembrava, prima calarsi su di esso e poi , pian piano, immergersi sino a scomparire, lasciando un colore rosso intenso attorno, colore che durava per un bel po’ durante il crepuscolo, sino a lasciare spazio, con l’oscurità, ad un cielo, dove prima comparvero le prime stelle più luminose e poi, lentamente, sino a completare il suo manto di altre numerosissime che sembravano lasciare una scia : era la “Via Lattea”, così affascinante mai osservata prima con quel silenzio e quello sfondo surreale.

Mi assegnarono una cabina ubicata tra quelle occupate dall’equipaggio; non era molto spaziosa, ma  abbastanza comoda per le mie necessità con dotazione di aria condizionata (cosa non da poco per quei tempi).

I turni di “guardia” cambiavano continuamente, così dovetti apprendere a seguire tutti i turni che osservavano i componenti dell’equipaggio: 4-8, 8-12, 12-16, 16-20, 20-24. In totale otto ore al giorno. L’unico spazio che mi fu risparmiato fu quello dalle 24 alle 4 del mattino, cosa non da poco, considerata la pesantezza dell’orario.

Osservai, affascinato, le due rive dello stretto di Messina che superammo l’indomani, mentre il mare era colmo di pescatori di pesce spada, e poi, a seguire, da lontano le coste dell’isola di Creta, sino ad arrivare il giorno dopo ad Alessandria d’Egitto. Appena calate le ancore, un numeroso drappello di piccoli venditori ambulanti salì sul ponte della nave arrampicandosi su delle scalette di corda che i marinai avevano poggiato appositamente sulle pareti: non tardarono a riempirlo di piccole mercanzie che, in perfetto italiano, decantavano come meraviglie d’altro mondo. Dovetti per opportunità comprare qualcosa e individuai un binocolo Zeiss che mi servì per il resto della crociera.

24/7/1956 -Il pomeriggio partimmo per Porto Said , dove trovammo pronto il “pilota” che, via radio, ci era stato assegnato per dirigere la nave lungo tutto il “Canale”.

Fu un’esperienza indimenticabile osservare le due sponde del Canale che, illuminate da apposita luce artificiale, sembravano congiungersi man mano che la nave proseguiva la sua navigazione. Ad Ismailia, posta quasi al centro del canale, sostammo per motivi tecnici un’ora o poco più per proseguire, sempre illuminati da apposite luci che provenivano dai fari posti lungo le sponde del Canale,  verso Suez. Qui sostammo soltanto pochi minuti per consentire al Pilota di sbarcare e poi… verso il Mar Rosso quando ancora non erano spuntate le prime luci dell’alba…

Uno spettacolo affascinante si presentò ai miei occhi mentre la nave scivolava dolcemente sull’acqua quasi immobile, quando poco lontano intravidi alcuni delfini che emergevano dal mare saltellando per poi ripetere quel movimento tante volte, seguendo la rotta della nave. Erano fosforescenti e sembravano ombre misteriose che ci accompagnavano silenziose lungo il nostro cammino.

26/7/1956 – durante il mio turno di guardia (verso le 5 del mattino), ascoltando via radio le notizie che ci informavano dei fatti accaduti nel mondo, appresi con grande emozione, lo speronamento che aveva subito l’Andrea Doria dalla nave Svedese Stockolm mentre navigava vicino le coste di “Terranova” , poco prima di entrare nel Porto di New York. Subito dopo, sempre via radio, ascoltammo le notizie dei primi morti e dei numerosi feriti, con l’affondamento della nostra meravigliosa nave. Naturalmente il primo pensiero volò verso la sorte dello Zio Nanai. Soltanto l’indomani appresi con un radio messaggio da parte della mia famiglia, lanciato tramite la Capitaneria di Porto di Trapani, che era sano e salvo, che aveva partecipato con una delle scialuppe di salvataggio all’assistenza dei naufraghi e che, dopo essere stato accolto a bordo di una nave accorsa, era diretto verso New York.

Approdammo verso sera ad Aden, ma non ebbi né il tempo né la voglia di scendere a terra per una visita-lampo. Proseguimmo alle prime luci dell’alba verso la Somalia facendo il periplo del “Corno d’Africa”.

(Continua)

 

 


 

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