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Di Elio D’Amico

 

Sovente, da queste stesse pagine, ci siamo lamentati dell’assenza della prosa nella nostra città: quando tutta la provincia ha una propria stagione teatrale, mentre il trapanese è costretto a migrare a Marsala, Castelvetrano o addirittura Palermo, abbiamo la risposta di come mai Trapani occupi il 99° posto nella graduatoria italiana della vivibilità cittadina.

Il teatro è uno dei parametri essenziali per misurare il grado culturale di una società; e per Trapani, in questo caso, il 99° posto è fin troppo generoso.

Però è doveroso fare una correzione: in realtà la prosa è presente in città, ma chi la gestisce non è l’ente che dovrebbe istituzionalmente occuparsene, cioè l’Ente Luglio Musicale Trapanese – che in passato ha svolto onorevolmente questo compito – ma altri enti privati che – ammirevolmente – attendono a questo compito con i limiti che la loro struttura comporta. Ci riferiamo al Teatro Don Bosco e a Oddo Management che riescono – almeno in parte – a soddisfare le esigenze dei numerosi trapanesi appassionati di teatro.

Entrambe le strutture utilizzano come spazio recitativo il Teatro Don Bosco, tra l’altro l’unica struttura teatrale della città: e questa è un’altra vergogna perché è inammissibile che Trapani si sia ridotta a non avere uno spazio degno delle sue antiche tradizioni teatrali.

Svanito il Teatro Garibaldi, è venuto meno anche il Teatro dell’Università, abbandonato alla devastazione dei vandali dall’incuria e dal disinteresse della Pubblica Amministrazione; e recentemente la burocrazia trapanese ha fatto anche svanire la possibilità del recupero di Palazzo Lucatelli, perdendo un finanziamento di 2 milioni; a ciò si aggiunge il mistero del Teatro Pardo del locale conservatorio, i cui problemi di agibilità sembrano di assoluta irrisolvibilità.

Ma nonostante tutto, gli spazi per una decente attività di prosa ci sono, ma anche queste sembrano off limits per il teatro, evidentemente non considerato espressione culturale dai vertici del Luglio Musicale; e ci riferiamo al Teatro Giuseppe Di Stefano della Villa Margherita, splendido palcoscenico utilizzato solo poche sere in estate; e al chiostro di San Domenico, riservati unicamente alle opere liriche, ai concerti ed ai balletti.

Ma possiamo assicurare che sono passati i tempi in cui gli attori di prosa erano considerati i paria della società, cui veniva vietata perfino la sepoltura in terra consacrata; adesso godono di rispettabilità tanto quanto un cantante lirico o un concertista; ed in ogni caso, dopo ogni rappresentazione, si può sempre fare venire l’esorcista per riconsacrare il palcoscenico!

Evidentemente Don Bosco non ha paura di essere contaminato!

Ed i giovani dei Salesiani gli danno una mano, migliorando l’amplificazione, sostituendo le vecchie sedie con comode poltroncine imbottite; certamente il palco continua ad essere sempre piccolo per le moderne esigenze scenografiche delle Compagnie ed i posti sono sempre poco più di 200; ma almeno il teatro esiste e lavora!

Per questo bisogna dire grazie a Katia Oddo ed ai ragazzi dei Salesiani ma, nonostante i loro sforzi, quelle che mancano sono le grandi Compagnie professionistiche; infatti, la prima propone prevalentemente un programma cabarettistico, mentre i secondi danno spazio alle varie compagnie locali; ed i Trapanesi premiano entrambi le iniziative decretando il “tutto esaurito” ad ogni rappresentazione.

Gli spettacoli di cabaret – e non solo di cabaret – hanno avuto inizio il 13 ottobre, e si concluderanno il 13 aprile 2019, proponendo 6 spettacoli; sono tutti nomi noti, soprattutto ai più giovani, portati al successo dalla trasmissione televisiva “Zelig”: vanno dal magic show di “I Lucchettino”, alle imitazioni di Leonardo Fiaschi, al teatro di Giovanni Libeccio, alla comicità surreale di John Peter Sloan, alle cinque donne del sud presentate da Beatrice Fazi; e non manca un pizzico di sicilianità con Sergio Vespertino e Mario Incudine, che chiuderà la rassegna.

Certamente più impegnativo, negli appuntamenti, è il cartellone proposto dai giovani dei Salesiani: la Rassegna, giunta alla sua nona edizione, è stata costretta a sdoppiarsi in due: una prima tranche che va dal 20 di ottobre fino al 26 del gennaio 2019, ed una seconda che va dal 2 febbraio fino al 12 maggio: entrambi presentano 12 spettacoli, per un totale, quindi, di 24 rappresentazioni; senza considerare che talune Compagnie replicano la domenica successiva fuori abbonamento.

Una Rassegna, quindi, impegnativa, diventata quest’anno maggiorenne: non anagraficamente, ma perché da semplice passerella di Compagnie locali, ha quest’anno aperto ad un teatro diverso, proponendo spettacoli di nicchia, di chiaro interesse culturale o prodotti non da Compagnie, ma da Associazioni per le quali il teatro non è il fine istituzionale, ma solo un mezzo come altri per esprimersi e rapportarsi con il territorio.

E sono numerose tali associazioni, a cominciare da “50 e Più”, una sorta di Università della terza età, e poi il Centro Italiano Femminile, un’associazione femminile di matrice cattolica che, coerentemente, presenta “Bar mimosa”, o gli stessi giovani dell’Oratorio Salesiano; ed ancora “Gli amici della casa del Poeta” o i giovani del Liceo Fardella-Ximenes che propongono un laboratorio artistico espressivo.

Tra le rappresentazioni di nicchia, il teatro narrazione di Danilo Fontana che presenta “La tonnara” o “Il cantiere dell’anima” con l’atto unico di Eugenio De Martino “Le lacrime di Nietsche”.

Un notevole salto di qualità per la Rassegna del Don Bosco, che si apre a nuove espressioni teatrali, assumendo anche un importante ruolo formativo per il pubblico trapanese, soprattutto per i più giovani, che sempre più vorremmo si avvicinassero al mondo del teatro.

Molto vario il panorama offerto dalle Compagnie amatoriali, alcune già note al grande pubblico per la qualità dei loro spettacoli, come la “Compagnia Artistica Mediterranea” che propone quest’anno la prima della commedia “Rosa, rosae” o “Gli attori per caso” di Segesta o “La Koinè della collina”.

Ma non è nemmeno da trascurare la mano che la Rassegna dà alle Compagnie più dilettantistiche, dando a molte di loro la possibilità di confrontarsi con altre compagnie amatoriali, di esibirsi in un vero teatro, al cospetto di un pubblico pagante, abbandonando spesso le piazze.

Una Rassegna, quindi, che si fa ogni anno più matura, che si apre a nuove esperienze e che offre nuove possibilità sia agli spettatori che alle Compagnie locali.

E se adesso noi ci rivolgessimo direttamente a Don Bosco, affinché illumini la mente dei nostri amministratori e ci faccia finalmente arrivare una stagione di prosa professionistica ?

Da aggiungere a quella amatoriale che si svolge nel suo teatro, si intende ! altrimenti potrebbe rifiutarsi… per conflitto d’interessi!

 

 

 

 

 

 

 

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