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DI GIOVANNI BARRACO

 

L’albergo, in stile art nouveau, sorge in una zona centrale di Budapest. Del passato conserva la gloriosa insegna di Palace Hotel murata al centro della facciata che dà sulla via Rakoczi. Da anni è stato acquisito dal gruppo francese Accorhotels che lo ha ristrutturato cambiandogli il nome in Novotel Centrum. Per quattro giorni l’albergo ha ospitato una comitiva di turisti trapanesi della quale, assieme a mia moglie, ho fatto parte.

Visitare una città (dintorni compresi!) nell’arco di quattro giorni e conservarne un’informazione essenziale non è facile. Tuttavia, se si dispone di una guida di larga esperienza, informata e disposta a rispondere alle domande più diverse – come quella che abbiamo avuto il privilegio di conoscere –, si può riuscire nell’intento.

La guida ha un cognome di ardua memorizzazione, per brevità lo chiamerò utilizzando il nome di battesimo. L’abbiamo chiamato tutti – forse con un eccesso di familiarità –, Giorgio. Con un misto di ammirazione e di gratitudine. Per tre giorni, dal primo mattino fino a sera inoltrata, Giorgio ci ha tenuto compagnia. Lo ha fatto con il suo parlare elegante, colto ed affabulatore, ci ha indicato le principali bellezze della città – – che è la sua, amata palpabilmente –, ha esposto eventi e personaggi storici, ha parlato di dominazioni e di eroi, di soprusi, di invasioni e di guerre patriottiche, di consuetudini e tradizioni delle province ungheresi, anche di quelle che per forza di cose non avremmo potuto attraversare.

Cosa si fa quando un pullman riporta una comitiva in albergo? Se non si è troppo stanchi, invece di salire in camera si prolunga il giro con una passeggiata a piedi nei dintorni dell’albergo, facendo attenzione alla circolazione veicolare e ai percorsi delle linee metropolitane, si ha cura di orientarsi nel labirinto dei sottopassaggi per sicure risalite in superficie…

In uno di questi frangenti, la prima sera, risalendo via Rakoczi, siamo capitati in una piazzetta, poco più di uno slargo, sulla quale sorge una stele. Sulla sommità della stele è disposta una statua dell’Immacolata. Si tratta di una zona vicina ad un vecchio ospedale ed a una piccola chiesa dal prospetto giallo della quale non ricordo l’intitolazione: zona buia, molto buia. Tanto buia che le foto con lo smartphone sono risultate di difficile interpretazione. Per avere qualche successo era necessario tornarci in quello slargo – e munito di una macchina reflex!

Nella notte che si fa alba, le foto hanno una definizione migliore delle precedenti. Riprendo la stele, la statua dell’Immacolata, indugio su qualche dettaglio con l’unico obiettivo di cui dispongo. È lì in basso, ai piedi della stele, che un fedele – sarà stato un vecchietto o una donna del popolo, chissà?! – ha disposto un unico garofano bianco. Per reggerlo – e allungargli la vita – lo ha calato dentro una bottiglietta piena d’acqua. I petali del garofano sono turgidi, più bianchi di quanto non mi fossero apparsi nel buio della sera prima. Il flash della macchina proietta l’ombra del garofano sui gradini che ornano la base. Mentre mi è chiaro il significato dell’omaggio floreale, l’iscrizione sulla quale corre il mio sguardo è d’impossibile lettura: troppo lontana è la lingua magiara dal mio italiano.

Tra poco un pullman si accosterà al Novotel Centrum che dà sulla via Rakoczi, e la comitiva di turisti trapanesi vi salirà per occupare i soliti posti. A bordo, Giorgio riprenderà in mano il microfono e con il suo parlare colto e affabulatore ci farà da guida nella visita di Pest, del Parlamento e della Basilica di Santo Stefano. Attraverseremo più volte il Danubio sui ponti praticabili, ammireremo da lontano il Ponte delle catene e il panorama della città dalla collina dominata dalla statua della libertà, uno dei simboli della città. Ci saranno indicate le guglie dei palazzi storici e delle chiese risparmiati dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale o ricostruiti dagli ungheresi con ostinato volere.

Come da programma, si annuncia un’altra giornata faticosa.

 

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