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Il libro pubblicato dal dott. Pino Alcamo lo scorso mese, per gentile concessione dell’autore, è stato distribuito in allegato alla rivista “La Risacca” del mese di novembre 2018. Pubblichiamo, di seguito, la recensione curata dal dott. Alberto Barbata,  nostro illustre collaboratore.

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Dopo aver letto < L’attesa”> del dottor Pino Alcamo, intellettuale laico di questa Città, che è stato negli ultimi anni protagonista come “difensore civico” della difesa dei diritti dei cittadini, per i quali aveva già scritto, negli anni ottanta, tre opere di grande impegno sociale (“Società di pessimi cittadini”, “Dalla parte del cittadino” ed. Trapani Nuova e “La polvere del tempo” nel 2012), mi balza con evidenza agli occhi una constatazione, quella della chiarezza, della semplicità della sua scrittura, concetti che stanno alla base di ogni forma di comunicazione, affinché tutti possono divenire consapevoli delle istanze del nostro tempo. Scrivere perché altri ti comprenda, dice Pino Alcamo, “può diventare un risultato di soddisfazione. Scrivere per te stesso resta un esercizio di inutile esibizionismo”.  E poi il titolo stesso mi suggerisce un importante concetto filosofico e spirituale, quello della memoria o se volete del ricordo. Bisogna sollevare la polvere del tempo, perché spesso noi siamo portati a dimenticare, in un oblio incommensurabile, tutti gli accadimenti che invece dovrebbero farci riflettere, per crescere in maniera democratica in una società che viene detta civile, all’insegna di una eguaglianza non formale, ma vera. Una memoria non tradita spinge il dott. Alcamo a scrivere, a credere nella scrittura, nel libro e nella crescita culturale, segno intangibile di una nazione come quella italiana, nata dalle lotte civili, dopo la dittatura fascista. Quello che colpisce maggiormente è la perdita collettiva di memoria, dice l’autore, soprattutto in una società come quella occidentale, imbarbarita dall’omologazione crescente dovuta ai nuovi media, che offuscano la vera conoscenza. La comunicazione di oggi è, infatti, l’opposto della conoscenza. E’ nemica delle idee, sostengono i filosofi di estetica, perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti. L’alternativa è un modo di fare basato su memoria e immaginazione, su un disinteresse interessato che non fugge il mondo ma lo muove.  E per questo l’autore ci fa cogliere, in un libro che raduna tutti i suoi scritti più recenti, pubblicati sul mensile “La Risacca” in un periodo dal 2011 al 2018 e sul quindicinale marsalese “Il Vomere “ negli anni 2017-2018, il suo grande impegno di Difensore Civico del Comune di Trapani. Le sue relazioni puntuali e precise radunano in una “Enciclopedia” di piccoli microsaggi quelle che sono oggi concettualità di moda, ma verità assolute, dalla cultura della legalità ad una rassegna dei piccoli mali della città di Trapani. Sotto la sua vigile attenzione, il giudice Alcamo passa in rassegna alcuni punti fondamentali della società di oggi, quali la meritocrazia e la mediocrità, la “furbizia e la moralità”, per arrivare successivamente al concetto della “gentilezza, un valore in disuso” ed infine per mettere in evidenza “il rispetto delle regole ed il sogno di una città senza autoveicoli”. Sembra un’ antologia dell’oggi tremendo, tutti argomenti, aspetti e quesiti che ci hanno attanagliato negli ultimi trent’anni, dal decadimento ambientale ai problemi della scuola, dalla giustizia italiana alla democrazia e stato di diritto. E poi l’autore si sofferma sugli aspetti della iniquità fiscale, sui problemi che affiggono le famiglie, fino ad arrivare alle droghe, alla prostituzione, e ad alcune problematiche, quali soprattutto quelle derivate dalla paura dello straniero, e a quelle sulla pedofilia e la violenza sessuale. Nella parte finale l’autore si sofferma sui messaggi diseducativi della tv, sul grande problema della disoccupazione e sugli aspetti del problema del sistema carcerario italiano e sullo <ius soli>, ovvero l’acquisto della cittadinanza italiana. Il libro si fa apprezzare per una capacità di sintesi altissima, per una chiarezza disarmante, per una volontà eccezionale di fare conoscenza vera in una società di massa, consumistica, <ambiguamente pragmatica>, che si ciba di test televisivi banali  e di spettacoli flash. Il rigetto crescente dei valori autentici di una civiltà, dice il giudice Alcamo, ha condotto la nostra società al trionfo della mediocrità. L’invito dell’autore è quello di ritrovare la memoria per potere sopravvivere, a credere ancora in noi stessi, a ravvivare le speranze, a perpetuare un impegno per la vita. L’autore ci invita infine, a mio avviso, ad una riflessione sulla scrittura, che getta luce sulle caratteristiche del vivere e del morire. Come sostiene Derrida, il filosofo della decostruzione, abbiamo una risorsa straordinaria per ridurre i rischi della sparizione dell’uomo, ovvero la scrittura, la registrazione, il lasciare tracce in generale. Il rischio dovuto alla velocità tecnologica, lontana mille miglia dalla lentezza del tempo perduto, la cui nostalgia non è soltanto nostalgia e dietrologia, ci deve indurre a non dimenticare, a ritrovare, attraverso le sintesi stupende di Pino Alcamo, la nostra vera essenza di uomini per comunicare agli altri. Il libro centra ancora una volta, verso le ultime belle pagine, la riflessione necessaria, nella società italiana di oggi, sul concetto altissimo della cultura della legalità per arrivare alla fine ad un’ultima riflessione sul perseguimento del diritto alla felicità come alcuni Paesi hanno previsto nella loro Costituzione. Il libro reca in copertina, uno stupendo dipinto  di un pittore trapanese dal titolo “L’Attesa”, a volere significare un impegno ed un amore per l’arte che ha sempre contraddistinto l’autore.

 

Alberto Barbata

 

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