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L’INCREDIBILE STORIA DELL’AEREPORTO DI BIRGI E LA SUA INUTILIZZAZIONE

INTANTO IL TURISMO A TRAPANI LANGUE E L’ECONOMIA FA LA FAME

DI FABIO PACE

Due milioni e mezzo di euro non utilizzati per l’aeroporto di Birgi sono tornati nelle casse della Regione Siciliana. Sembra siano caduti in “perenzione”, che è un istituto dei procedimenti amministrativi in base al quale se le parti non compiono alcun atto nel corso di un anno il processo si estingue. Le parti in questione sono il Libero Consorzio dei Comuni della Provincia di Trapani (l’ex Provincia Regionale) e la Regione Siciliana. I soldi andati perduti erano stati destinati al territorio trapanese con l’intento di ristorare i danni provocati dalla sospensione dei voli civili dell’aeroporto di Birgi che fu massicciamente impiegato dall’aeronautica militare per la guerra di Libia del 2011. I soldi in realtà giunsero dallo Stato, per tramite della Regione, attraverso un emendamento alla legge finanziaria presentato dall’allora senatore Antonio d’Alì: 5 milioni. Due milioni e mezzo furono utilizzati (entrarono nel bilancio Airgest attraverso un meccanismo di compensazione e retrocessione di imposte aeroportuali), altri due milioni e mezzo circa, qualcosa di meno, rimasero nelle casse della Regione che dopo qualche tempo li trasferì all’ex Provincia Regionale. Nessuno però riuscì mai a determinare la procedura per impiegarli: né l’ex provincia, che chiese chiarimenti alla Regione, né la stessa Regione che non seppe mai darli con un chiaro indirizzo di impiego, né il Distretto Turistico della Sicilia Occidentale che non seppe mai proporre una strategia. Insomma uno stallo totale con la conseguenza che questi soldi sono andati irrimediabilmente persi. Ora gli operatori turistici, alcuni, hanno deciso di mettere mano alle carte bollate. Hanno annunciato una sorta di class action per capire chi è il responsabile di questo grave danno all’economia del territorio e per chiedere risarcimento. Intanto tutto il comparto vive con trepidazione la fatidica apertura delle buste relative al bando dei diversi lotti per il collegamento con tratte aeree da e per Birgi. Un’altra storia che ha dell’incredibile. Un primo flop si registra alla fine del 2017 con un bando di prodotto in grave ritardo rispetto alla programmazione aerea, che avrebbe messo a rischio, come poi fu, la stagione estiva. Tuttavia alla gara partecipò solo Ryanair e, quindi non si disperava di salvare l’estate 2018. Invece un ricorso al TAR di Alitalia nel gennaio scorso rimise tutto in discussione. È stato necessario produrre un altro bando. Questa volta, dopo gli errori commessi in Airgest, la redazione del bando (che ha recepito i rilievi del TAR alla gara precedente) è stata affidata alla Cuc, Centrale Unica di Committenza, di Comiso. Organismo scelto perché la legge Regionale che finanzia la promozione turistica dei territori è riferita agli aeroporti minori: Trapani Birgi e Comiso. Denaro che viene assegnato anche in funzione di un cofinanziamento di una Coalizione di Comuni che orbitano nell’area di interesse dei due aeroporti. Della coalizione di riferimento all’aeroporto di Birgi fanno parte i comuni di Marsala (capofila) Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Campobello, Castellammare, Custonaci, Favignana, Paceco, Salemi e Valderice. Assente il capoluogo per decisione dell’allora Commissario Straordinario Francesco Messineo. Il bando da 11 milioni e 235 mila euro, IVA esclusa, comprende 25 lotti, ossia 25 destinazioni o aree geografiche di interesse con le quali collegare Trapani: 14 rotte nazionali e 11 internazionali per 36 mesi. Le somme sono così ripartite: Belgio (450.000 euro), Germania Nord (450.000), Germania Ovest (450.000), Germania Sud (450.000), Germania Est (450.000), Malta (225.000), Olanda (450.000), Polonia (225.000), Slovacchia (225.000), Spagna (450.000), Regno Unito (450.000), Francia (450.000), Scandinavia (450.000), Repubblica Ceca (450.000). Per l’Italia ci sono: Marche (225.000), Emilia Romagna (900.000), Sardegna (300.000), Piemonte (300.000), Liguria (225.000), Lombardia (930.000), Umbria (225.000), Toscana (900.000), Lazio (930.000), Veneto (450.000), Friuli Venezia-Giulia (225.000). Il bando è stato così formulato per superare le osservazioni del Tar che bocciò il primo e per consentire a più compagnie di presentare offerte anche per un singolo lotto-destinazione. Le compagnie aeree che hanno aderito al bando sono due: Blu Air e Alitalia. Non c’è Ryanair, che è rimasta alla finestra a guardare. Non è dato però sapere per quali lotti le due compagnie aeree hanno partecipato. Per conoscere gli esiti del bando bisogna attendere l’apertura delle buste da parte della Commissione della CUC. Apertura più volte rinviata. La prima volta il 30 ottobre scorso a causa del ritiro dalla Commissione di uno dei tre professionisti incaricati. La commissione esaminatrice presieduta da Nunzio Miceli, dirigente del comune di Comiso e con i componenti Filippo Nasca, di Catania, e l’avvocato Cinzia Gatani, di Patti, ha visto il ritiro di quest’ultima. L’avvocato Gatani è stata sostituita dall’avvocato ragusano, Giuseppe Spadola, scelto con sorteggio, il 6 novembre scorso. Nel momento in cui scriviamo l’avvocato Spadola dovrebbe aver accettato l’incarico e il 9 novembre dovrebbe considerarsi insediata e operativa la commissione CUC per l’apertura delle buste. Non è però detto che lunedì 12 novembre sarà stata la data nella quale saranno state rese note le rotte assegnate. La procedura di analisi tecnica per ogni singola rotta è complessa e articolata. Se ci sono lacune la commissione potrà chiedere alle società di integrarle, come previsto dalle norme del “soccorso istruttorio”. Inoltre l’assenza dalla gara di Ryanair e per il tipo di operatività di Alitalia e Blu Air fanno facilmente ipotizzare che non tutti i lotti saranno stati assegnati. Alitalia potrebbe essere interessata ai collegamenti con Roma, Blu Air potrebbe coprire solo alcuni collegamenti internazionali e qualche rotta interna. Si prefigura la possibilità di un terzo bando di gara per le rotte non assegnate, in particolare quelle internazionali e una nuova possibilità di attrarre nuovamente Ryanair. L’avvocato Paolo Angius, presidente di Airgest, la società di gestione dello scalo di Birgi, però ha detto a chiare lettere che, in ogni caso, sarà necessaria una nuova interlocuzione con la Regione, proprio per capire come reimpiegare le somme non assegnate a bando. I tempi si allungano ancora di più e, nel frattempo, si alimenta il confronto sul futuro dell’aeroporto trapanese. Da mesi si parla di una fusione con l’aeroporto di Palermo, una fusione tra Gesap e Airgest. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha ipotizzato l’unificazione in due sole società di gestione dei sei aeroporti dell’Isola (due dei quali, Lampedusa e Pantelleria, usufruiscono delle tratte sociali). L’idea sarebbe quella di unire in un’unica società gli aeroporti di Palermo, Trapani e Pantelleria, e un’altra società per la Sicilia Orientale con Catania, Comiso e Lampedusa. Per discutere anche questo aspetto il Distretto Turistico della Sicilia Occidentale ha avanzato richiesta di un incontro urgente tra i Sindaci e il Presidente della Regione per capire i tempi e le modalità della fusione tra gli aeroporti. Il distretto inoltre ha intenzione di chiedere e di salvare in extremis il ristoro per la chiusura dell’aeroporto durante la guerra in Libia andato in perenzione. Sembra però che il percorso sia molto complesso e si addirittura necessario un intervento legislativo dell’ARS.

 

 

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