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UN TRAPANI RINUNCIATARIO E LITIGIOSO

di Peppe Cassisa

Un vero fallimento. Più per demeriti propri che per meriti delle avversarie. Troppe le occasioni sprecate. Culminate, nel finale di stagione, nella possibilità di poter essere artefici del proprio destino, di conquistare direttamente la serie B, vincendo le ultime gare e conquistando la promozione diretta, grazie alle difficoltà delle dirette rivali, Lecce e Catania, che apparivano in crisi.

Abbandonata l’idea della promozione diretta, è saltato, immediatamente, anche “il piano B”, cioè la conquista della promozione attraverso la lunga lotteria dei play off, chiudendo, così, la stagione nel peggiore dei modi. E quel che più dispiace -dopo aver inseguito un obiettivo, per nulla irrealizzabile e rivelatosi sempre a portata di mano- con una pesante contestazione da parte della tifoseria verso tutto e tutti i protagonisti, nessuno escluso.

Non serve a molto prendere in considerazione e annoverare i 68 punti conquistati o che il Trapani con quel bottino avrebbe vinto il campionato in ciascuno degli altri gironi. Alla fine quel che conta è, invece, il flop finale.

Una delusione cocente per come è maturata. E dire che la squadra è stata sempre lì, pronta a rincorrere le avversarie dirette, quasi agganciarle, impegnata in lunghe rimonte ma altrettanto “abile” a sfaldarsi nel momento meno opportuno, quando “la preda” era vicina, senza mai riuscire a concretizzare quanto di buono fatto in precedenza.

L’ultima sconfitta interna con il Cosenza ha rappresentato il triste, quasi annunciato epilogo di un finale di stagione assai deludente, illuminato solamente dalla esaltante vittoria di Catania. Troppo poco, per poter conquistare la cadetteria.

Trapani, come detto, ha sprecato tanto nel corso della stagione ma soprattutto ha toccato il fondo quando avrebbe dovuto dare il meglio di sé.

Emblematica la doppia gara del primo turno dei play off con il Cosenza.

Probabilmente, nei play off, i granata hanno pagato anche lo scotto di un condizionamento psicologico, considerato che i calabresi erano e si sono confermati la “bestia nera”, con 5 vittorie su 5. Ma, a prescindere da ciò, ad aver lasciato fortemente delusi, è stato soprattutto il modo in cui Pagliarulo & c. sono arrivati alla post-season.

Una squadra apparsa scarica, senza energie fisiche e mentali, né gioco. E non è un caso che i granata proprio nei play off di palle goal non ne abbiamo costruite.

Le motivazioni di questo tracollo stagionale certamente partono da lontano. Innanzitutto nell’incapacità di allestire una squadra di categoria, con giocatori esperti e vincenti nel girone meridionale, quello che neanche il tecnico Calori o il duo Salvatori-Polenta conosceva bene.

Si è allestita, così, una squadra composta da giocatori che non erano stati né protagonisti, né conoscitori del girone C della serie C, che ben differisce dagli altri, per il modo in cui si gioca, nel quale la tecnica diventa di secondaria importanza e dove l’aspetto agonistico la fa da padrone.

Una squadra, peraltro, non abbastanza lunga; imbottita di giocatori che, alla fine, si sono rivelati inutili: Girasole, Dambros, Campagnacci, tanto per fare qualche nome, proprio perché non hanno quasi mai messo piede in campo o come Minelli che, per permanente scelta tecnica, è rimasto sempre in panchina. Nemmeno utilizzato con il Cosenza, proprio nel momento in cui bisognava inventarsi qualcosa, attingendo a forze fresche e a nuovi sistemi di gioco.

Invece la squadra è stata sempre e troppo legata alle performances di Marras, autentico folletto per buona parte della stagione ma scomparso dal campo nell’ultima parte di campionato. Merito delle difese avversarie ma anche demerito dei granata, incapaci di servirlo, innescarlo, a prescindere dalla condizione in calo dell’atleta.

Adesso lo sguardo è puntato a quello che potrà riservare il futuro. Innanzitutto, si attendono segnali da parte della società.

I principali dovranno essere quelli legati alla precisa volontà di continuare o semmai di passare la mano. E se così dovesse essere, il Presidente Morace ha sempre apertamente dichiarato che non lascerà la squadra in mano a degli sprovveduti ma che il patrimonio della città dovrà essere salvaguardato.

Le sue condizioni di salute, la sua permanente lontananza da Trapani e le vicende giudiziarie potrebbero condurre alla seconda ipotesi. E non è detto che sia un male. La sensazione, infatti, è che la famiglia Morace possa avere le mani legate nella gestione della società. In tal senso, vale la pena di ricordare che, pur di non apparire ufficialmente, il “Comandante” si sia fatto sostituire nella rappresentanza della legale della società da un amministratore tecnico, la Iracani, già presidente del collegio sindacale.

Se Morace rimarrà, ci si dovrà misurare con le ambizioni. Sarà un nuovo campionato di vertice, puntando alla serie B o uno di ridimensionamento o di assestamento in Serie C?

A pesare, certamente, saranno le finanze. Il prossimo anno, infatti, non ci saranno più i “paracadute” della passata stagione, né si profilano fonti di entrata importanti relativamente a possibili cessioni.

Anzi la squadra dovrebbe fare i conti con il rientro per fine prestito di giocatori che difficilmente potrebbero fare al caso del Trapani, come il portiere Marcone e i centrocampisti Taugordeau e Maracchi.

Tornando al triste epilogo, Trapani è apparsa una squadra irriconoscibile nel finale di stagione, impotente, incapace di costruire azioni da goal, balbettante e imbarazzante in difesa, con problemi di spogliatoio che proprio alla vigilia della decisiva gara interna con il Cosenza hanno portato Calori a non convocare l’attaccante Evacuo (capocannoniere della squadra, unitamente a Murano, con 10 reti), reo di un faccia a faccia con lo stesso mister e di spingere i compagni ad attuare tipi di gioco diversi da quelli richiesti dal tecnico.

Alla fine sul banco degli imputati sono saliti i giocatori ma soprattutto Calori, che a dispetto del suo secondo anno di contratto, certamente, toglierà l’ancora da Trapani. Il tecnico, del resto, non era mai entrato nei cuori dei tifosi. Innanzitutto, per la sua flemma, per il suo modo di fare da lord inglese.

Una gran brava persona, un professionista serio che passerà alla storia come l’allenatore che a Trapani ha prodotto tanto ma che non ha raccolto nulla.

Trapani è arrivata ai play off pur con la possibilità di confidare, rispetto all’avversario, sul risultato di parità nelle due gare- logoro, senza fiducia e con poche certezze. Quasi nella riedizione di quello della scorsa stagione in B.

Insomma senza autostima, alla luce delle occasioni sprecate e delle prestazioni incolori e deludenti dell’ultima parte di campionato e con uno spogliatoio-polveriera. E se i risultati del campo sono il frutto di quello che si semina in settima, di quanto bene stia il gruppo, mentalmente e fisicamente, era impossibile sperare in meglio.

Per giunta, con allenatore, d.s. e responsabile dell’area tecnica pronti a scaricare le colpe sui giocatori.

Scontata, dicevamo, la dipartita di Calori, sebbene ancora sotto contratto per un’altra stagione; probabile quella del duo Salvatori-Polenta; certa quella di tantissimi giocatori, dei quali molti erano arrivati in prestito. Insomma, alla fine, c’è da giurare che davvero in pochi rimarranno. Quasi a voler cancellare il triste epilogo.

Peppe Cassisa

 

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