Archivi
Categorie

Di Vinzi Cassaro

 

Nel mondo romano le donne dovevano seguire delle regole comportamentali ben precise, secondo un modello ideale codificato fin dai tempi più remoti della storia romana. L’istituzione matrimoniale era di fondamentale importanza per i romani in quanto costituiva la base della società e quindi della res publica, per cui le unioni matrimoniali dovevano essere solide e quindi svincolate il più possibile dalla dimensione dei sentimenti e delle pulsioni erotico- sessuali, una dimensione, secondo la mentalità romana, ritenuta insensata e pericolosa per la stabilità del matrimonio. Si auspicava che tra marito e moglie dominassero affetto, lealtà, rispetto, unità d’intenti e devozione della sposa nei confronti dello sposo. Infatti, il matrimonio nasceva solo con l’affectio maritalis, che era l’intenzione di essere marito e moglie ma ciò non voleva dire che i due coniugi fossero innamorati, anzi, il più delle volte gli sposi si erano visti poco o addirittura neppure si conoscevano, per non parlare del fatto che le donne venivano fatte sposare, di solito, all’età di dodici anni, quindi troppo piccole per poter provare sentimenti amorosi consapevoli, soprattutto tenendo conto che molto spesso erano date in sposa ad uomini molto più grandi di loro, anche di parecchi decenni. Pertanto i romani effettuavano delle considerazioni di carattere pratico quando si sposavano, facevano valutazioni di natura economica e sociale ma anche politica, infatti, ricordiamo che a Roma costruire alleanze e sodalizi attraverso delle unioni matrimoniali era uno dei modi di fare politica. Una volta sposate, le donne romane erano tenute a svolgere dei compiti e a tenere una condotta che fosse conforme al modello ideale della matrona romana (matrona era colei che fosse legittimamente sposata con un cittadino romano e che fosse madre di un cittadino romano), modello che rimarrà pressappoco identico nel corso dell’intera storia di Roma; a tal proposito si può notare che due testi molto lontani tra loro nel tempo, cioè l’Elogio di Claudia (risalente probabilmente alla fine del II secolo a. C.) e un epitaffio del poeta Ausonio (risalente al IV secolo d. C.), i quali entrambi descrivono le qualità e le caratteristiche di due donne defunte, siano tra loro molto simili nonostante i quasi cinque secoli che li separano. Secondo tale modello, le matrone dovevano occuparsi personalmente dell’allattamento della propria prole senza affidare questo compito a schiave o a balie a pagamento, pratica, che sarà molto diffusa a partire dall’età tardo repubblicana ad opera delle matrone altolocate, aspramente criticata poiché si riteneva che il latte di una schiava o di una balia introducesse nel bambino un elemento biologico estraneo che avrebbe potuto allentare i legami di parentela con la madre e il padre. Addirittura si riteneva che la matrona dovesse provvedere anche all’allattamento della prole dei propri schiavi, infatti si pensava che, così facendo, s’infondesse ai propri servi la giusta fedeltà e lealtà nei confronti del proprio padrone. La matrona doveva essere casta, cioè doveva avere rapporti sessuali solamente con il marito e solo per garantire la sopravvivenza del gruppo familiare dello stesso. La difesa e il

mantenimento della castitas della matrona era una faccenda estremamente importante con dei risvolti politici rilevanti, infatti solo in questo modo si generava una legittima discendenza di cives che avrebbero avuto la responsabilità dell’amministrazione della res publica. Inoltre la buona matrona doveva dimostrarsi domiseda, cioè il suo ambito doveva essere soprattutto quello domestico. Fondamentale era che la donna fosse lanifica, doveva cioè occuparsi dell’arte di filare e tessere la lana e poi anche pia, cioè attenta osservatrice dei riti e dei culti del gruppo familiare nonché del mos maiorum. I romani apprezzavano che una donna fosse pudica, cioè che avesse un forte senso del pudore in tutte le sue forme, addirittura anche nel prendere la parola. In generale si voleva che la moglie tenesse una condotta il più possibile ritirata e riservata. Addirittura si auspicava che la sposa parlasse solo con il marito, infatti le donne romane veneravano la ninfa Tacita Muta che era stata punita da Giove perché aveva parlato troppo. Secondo la mentalità romana, era bene che una donna non parlasse dinanzi ad una platea di ascoltatori e che in generale non si occupasse di faccende pubbliche, compito non adatto al genere femminile, data la propensione naturale delle donne di essere eccessivamente curiose e incapaci di mantenere un segreto, quindi incapaci d’interessarsi di politica. Infine la donna doveva essere frugi, cioè onesta e semplice nei modi. La matrona romana ideale è incarnata da Lucrezia, moglie di Collatino, la cui vicenda costituirà un paradigma letterario che sopravvivrà per tutta l’epoca romana. Lucrezia infatti vive soprattutto a casa, fila la lana, è semplice nei comportamenti e una volta violentata decide di togliersi la vita poiché ormai violata nella sua integrità, nella sua castitas e nella sua moralità. Un aspetto importante che doveva essere curato dalle matrone era l’abbigliamento e in generale l’intero ornatus (abbigliamento, acconciature, gioielli e igiene personale) dava molte informazioni sullo status socio- economico e giuridico degli individui. Le matrone indossavano una tunica, sopra la quale veniva messa una stola, si trattava di una sopravveste che arrivava fino ai talloni e che era chiusa sulle spalle dalle fibule, reintrodotte da Augusto, per evitare gli atteggiamenti eccessivamente provocatori assunti dalle matrone romane dell’età tardo- repubblicana. Infine veniva portata una palla, si trattava di una mantella che ricopriva il capo e che veniva indossata fuori casa. Da questa descrizione si evince come l’abbigliamento matronale fosse concepito per coprire il più possibile il corpo della donna dagli sguardi estranei. Inoltre il tutulus, che era un intreccio di bende di lana attorcigliate a forma di cono attorno alla capigliatura, veniva indossato soltanto dalla mater familias (moglie di un pater familias), indicando in questo modo metaforicamente la moralità delle matres familias, impenetrabile come il tutulus. Invece le matrone condannate per adulterio portavano l’amiculum, una veste di lino stretta, corta e trasparente, che secondo le parole di Orazio permetteva a chiunque di vedere la donna che lo indossava completamente nuda. Non è facile capire che si trattava di una forma di degradazione morale e sociale mandando allo stesso tempo un messaggio di disponibilità sessuale, al contrario della matrona che non poteva essere in alcun modo avvicinata sessualmente. Ricordiamo che alle matrone romane era riconosciuto un ruolo importante nell’educazione dei figli, soprattutto per quello che riguardava la trasmissione del mos maiorum. Pertanto vi erano donne, appartenenti alle classi sociali più alte, in grado di leggere e scrivere, specialmente a partire dall’età tardo- repubblicana. Per l’ideologia politica d’età imperiale le matrone avevano un peso importantissimo nel forgiare uomini destinati ad avere una carriera politica prestigiosa e gloriosa. Pensiamo ad esempio al ruolo che ebbe Cornelia per la formazione dei Gracchi, Aurelia per Cesare, Azia per Ottaviano. Bisogna però precisare che una donna molto colta era intollerabile, infatti sottolineiamo che l’istruzione femminile romana non avrà mai un carattere pianificato e organico poiché le donne non erano destinate ad accedere alla vita pubblica e politica. Quindi le matrone romane si muovevano all’interno di una società maschilista e proprio su tale mentalità era stato elaborato il modello ideale della buona matrona romana, un modello che rimarrà uguale nel corso dei secoli ma che spesso sarà molto distante dalla realtà, un modello scollato dai comportamenti e dai costumi assunti, a volte, dalle matrone romane delle élite sociali, soprattutto durante l’età tardo- repubblicana e i primi secoli del principato.

 

 

I Commenti sono chiusi

Cerca
bed and breakfast RUA NUOVA

Clicca sull'Immagine x Ingrandire la locandina
Bed And Breakfast
RUA NUOVA

Calendario
dicembre: 2018
L M M G V S D
« nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Visite