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I CARRETTIERI DI IERI E DI OGGI

di Diego bulgarella

Una volta, mi ricordo, sino agli anni successivi alla guerra, circolavano nelle nostre strade i carrettieri. Erano i padroni assoluti delle nostre vie di comunicazione: avevano la precedenza incondizionata e anche le poche macchine che circolavano “rispettosamente” si defilavano per dare loro la priorità (a destra, a sinistra, dirimpetto). Nessuno osava osservare alcunché perché già l’imponenza del veicolo destava soggezione, per non parlare poi degli sguardi poco raccomandabili dei “conduttori” se per puro caso si incrociavano con gli occasionali interlocutori che potevano essere autisti (pochi), ciclisti (parecchi), pedoni (moltissimi).

Seduti in mezzo ad uno dei piccoli vani antistanti ubicati tra il sedere dell’animale “mpaiato” (cavallo, mulo, asino di Pantelleria) e la parte anteriore del carretto o del “traino”, spesso o quasi sempre essi non tenevano affatto le redini tra le mani per la guida e lo stimolo da dare all’animale, ma le tenevano sciolte tra le gambe. Motivo? Gli animali conoscevano a menadito da loro stessi il percorso da fare perché era sempre lo stesso, inoltre, procedendo sempre diritto, non avevano bisogno di impulsi. Così i bravi “carrettieri”, conducevano il loro veicolo spesso mostrando un pezzettino di legno che sporgeva dalla loro bocca a sinistra o a destra, legno che era l’antidiluviano dello stuzzicadenti, ancora poco usato nella zona.

Quando era arrivato il momento di girare a destra o a manca, qualche attimo prima riprendevano le redini, rivolgevano un cenno particolare all’animale (….”nzzo, nzzo, nzoooo!!!) per attirare la sua attenzione sul successivo impulso che avrebbe ricevuto, e subito dopo, una bella tirata di…redini per fermare quasi del tutto il veicolo; poi, guardando attentamente a destra  e a manca, esponevano fuori la “zotta” per indicare la direzione che  intendevano prendere e, con un rapido movimento della stessa, producevano uno schiocco particolare: tutti i  veicoli all’unisono si fermavano o facevano qualche  passo indietro per accelerare la manovra.  Riportavano sciolte le redini sulle gambe e il povero animale continuava la “sua” strada sino alla meta.

I vigili urbani?  Ce n’erano in modica quantità sistemati nei punti strategici (qui avevano  anche una casupola dentro la quale si alternavano, per ripararsi dalla pioggia, dal freddo, dal vento e dalla quale osservavano il traffico circostante). Non è che elevassero molte contravvenzioni, ma la loro presenza aiutava certamente la circolazione stradale ed era di monito per qualche raro (molto raro) indisciplinato che andava fuori le righe (a proposito, strisce pedonali non ne esistevano!!!!).

Quando intravvedevano, da lontano, qualche carro o “traino”, si adoperavano immediatamente per favorire il loro transito e per evitare…incidenti….

Quasi contemporaneamente, arrivarono sugli schermi dei nostri Cinema o sale all’aperto (nel periodo estivo) i “Western”

che ripercorrevano le mitiche gesta degli sceriffi “a cavallo”, dei cowboy, dei rangers e, soprattutto, degli indiani che con memorabili cavalcate indirizzavano le loro “frecce” verso i “fortini” dove stavano asserragliati i “nostri”. Mentre giravano ripetutamente attorno al fotilizio, noi spettatori rimanevamo con gli occhi sgranati verso l’arco da dove fuorusciva la freccia che poco dopo, con sapiente precisione, veniva indirizzata verso le sagome dei difensori che fuoruscivano a metà dalle feritoie dello

steccato.

Indimenticabili rimasero le “carovane”, composte da grandi carrozzoni con tettoie dentro i quali conducevano le loro essenziali attività i coloni che andavano ad occupare i “territori” indiani.

I conducenti sembravano il ritratto dei nostri “carrettieri”, con tanto di “zotta” e di redini sciolte tra le gambe, che percorrevano diritti le sterminate “praterie”. Sicuramente doveva esserci stato un certo gemellaggio tra le due figure, tanto che noi tifavamo sempre per loro e non per i poveri indiani …. Nessuno ostacolava il loro andare sempre diritto verso la meta per intere giornate, sotto il sole o le intemperie. I cavalli sembravano conoscere (anche loro) la strada da percorrere nello spazio sterminato del….West….

Col passare degli anni i carrettieri (e anche il film Western) si dissolsero sino a svanire nel nulla e tutti noi assistemmo al fenomeno epocale dell’ “invasione” automobilistica per le strade delle città e anche di quelle periferiche, frutto dello sviluppo industriale degli anni 60.

Ai fatidici omini con la “zotta” si sostituirono, molto più numerose, altre fantomatiche figure poco viste prima che guardavano, anche loro stralunate, il percorso stradale con molta attenzione e, lo percorrevano con altrettanta prudenza. Non era il caso di osservare due veicoli due che negli incroci si fermavano e, con molta deferenza e garbo da parte dei guidatori, davano la precedenza a coloro che venivano dalla destra, senza che si azzardassero a strimpellare il loro primitivo clacson a mano.

Dirò di più: chi doveva girare, metteva anzitempo e scrupolosamente la freccia, che allora fuorusciva dal vano del veicolo (in genere dalla parte posteriore), manovra che cominciava a compiere almeno 100 metri prima della  svolta.

Nel traffico cittadino regnava un soffuso rumore di fondo che rasentava …il silenzio. Esistevano cartelli urbani con il divieto di usare il clacson !!!!!   e qualche vigile “perfettivo” non di rado fermava il trasgressore e appioppava una “santa” contravvenzione.

Assicuro coloro che non erano ancora nati in quel periodo che non sto raccontando scene surreali o fantascientifiche: erano quelle che vedevamo ogni giorno!

Naturalmente, noi aitanti giovani, che guardavamo il futuro con molta spavalderia, non guardavamo al nostro recente passato con nostalgia e i “carrettieri” rimasero nell’oblio dei nostri ricordi……

Fin quando, con un salto nel tempo, siamo arrivati al

…2018…

Una strana forma di umanoidi imperversa nelle vie cittadine che sembrano invase da nuovi “conquistatori”. Circolano numerosissimi, alla guida di veicoli che invadono le strade della città sino ad intasarle e a provocare uno schiamazzo indicibile fatto dai suoni (i più diversi) che provengono dai recentissimi strumenti acustici messi a disposizione dall’industria: sono ad intermittenza, dal volume molto elevato, prolungati, rauchi o gracidanti; qualche volta, dall’interno dell’abitacolo fuoriesce il suono strepitante dello stereo messo a mille (perché più forte è, più proviene da persone di un livello superiore… di bestialità…). Tutto ciò quando si creano ingorghi indicibili e lunghissime code nei punti strategici della circolazione cittadina.

Naturalmente, in queste fasi di prolungata attesa non può mancare lo “strumento” creato ad hoc per i provetti conquistatori del mondo: i cellulari, gli hi-phon, gli hi-pad e chi più ce ne ha più ne metta. Per la verità questi aggeggi vengono usati dai predetti anche quando essi circolano senza impedimenti, perché con un occhio alla strada e un altro alla “chat” del momento, sicuramente si guida meglio….Forse per questo, a guardarli bene, sembrano tutti…”strabici”…

Le frecce sono rimaste nell’arco degli “indiani”: non si usano più, sono antidiluviane e pesanti da azionare. Per la circolazione stradale, agli incroci, non vale più il diritto di precedenza: è subentrato un nuovo “regolamento” : “intanto io mi butto, poi quando siamo al centro….si vede…(la precedenza  è data soltanto dai “fessi” di turno): sguardi stralunati ed “ebeti”, si intravedono dagli abitacoli, sguardi che quasi sempre ti ignorano quando li incroci con aria di rimprovero e che perseguono il loro unico obiettivo: tirare innanzi…

Spesso, quando ti trovi nel bel mezzo di una colonna di macchine, magari ferme in attesa del “ verde” del semaforo, qualche “spiritoso” (nel senso che è pieno di “spiriti”) mostra i segni del suo sviluppo mentale strimpellando a più non posso: se ti azzardi a dargli ascolto facendogli magari il gesto di prendere l’elicottero, ti fa un cenno di grandissima “sufficienza” indicandoti con gesti agitati di … andare avanti perché, secondo lui, tu sei l’handicappato….oppure ti alza il pugno chiuso con il dito medio in bella evidenza…

Non posso fare a meno di mettere a confronto questi “NUOVI  CARRETTIERI” con quelli di una volta, che a differenza di questi ti sgaiattolano a destra e a sinistra, senza alcun segnale e senza preavviso, che la “zotta” (freccia) non la tirano affatto fuori quando devono girare e che mostrano uno sguardo “stralunato”, “abbombato” (tradotto: preso dalle bombe) e  “intronato” (tradotto: preso dai tuoni)  che nulla ha  a che fare con quello sofferto per la vera fatica dei loro “simili” di una volta.

Dopo questo sfogo, mi sia consentito di porgere un apprezzamento per i vecchi “carrettieri “ che si guadagnavano il pane con il  loro mestiere molto pesante mentre gli “oriundi” di oggi sembrano … mangiare il pane a tradimento….

Dimenticavo di parlare dei Vigili di oggi. E’ una specie in via di estinzione: non se ne vede nessuno in giro magari a dare segno della loro presenza nei momenti cruciali della giornata quando il traffico va in tilt. Non se ne vede  alcuna traccia nemmeno per intimare l’alt al “selvaggio” depositare della spazzatura alla rinfusa e nei luoghi più impensati. Non parliamo poi del loro intervento negli incroci frequentati….dai “soliti ignoti” che, in barba a qualsiasi cartello di divieto, fanno i loro porci comodi….

Probabilmente gli ultimi superstiti sono rimasti “asserragliati” nel loro “fortilizio”, circondati dagli “indiani”  di oggi  (gli automobilisti) in attesa dell’arrivo dei “nostri” che, prima o poi sbucheranno da qualche parte per salvarli dall’assedio.


 

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