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Pubblichiamo, di seguito, tre commenti di nostri illustri collaboratori sulla attuale crisi politica che da mesi vede i partiti bloccati su veti e incomprensioni, a volte prigionieri di loro stessi.

Avvertiamo che, nel momento in cui andiamo in stampa, sono in corso gli incontri tra la Lega ed il M5S alla ricerca di una soluzione per dare vita ad un nuovo Governo.

Dalle notizie ufficiali il dialogo prosegue, anche se le difficoltà non mancano. Per questo motivo commentiamo come se fosse possibile il varo di un Governo.

Se così non fosse, ritorneremo sull’argomento nella prossima edizione.

La Redazione

L’ASTENSIONE BENEVOLA

Dopo oltre due mesi di capricciosa noncuranza per gli interessi del Paese, per la soluzione dei vari problemi incombenti, “improvvisamente LEGA e MOVIMENTO 5 STELLE decidono di affrettarsi per raggiungere un “accordo di governo”. – In effetti, sono stati terrorizzati dal Colle, con la immediata prospettiva di “un Governo di tregua e urne estive”. -

Pare che dal contratto sui programmi dovrebbe essere escluso il “problema della regolamentazione del conflitto di interessi”, che preoccupava Berlusconi, il quale ha negato la concessione della fiducia, ma ha promesso una “astensione benevola”, secondo la formula inventata dal Governatore Toti.-

Per questo motivo il PD lo ha definito la “Madrina dei populisti” perché entrambi i partiti del futuro governo sarebbero “partiti populisti”.-

Allo stato FDI resterebbe fuori dall’accordo, in attesa del Colle.-

Secondo taluno, Berlusconi “avrebbe calato le brache e si sarebbe sottoposto al diktat di Di Maio, che crede di essere diventato il padrone del vapore per grazia ricevuta, per tutelare i propri i interessi patrimoniali.-

La Lega con l’eutanasia di Berlusconi, tuttavia, diventa “un socio di minoranza, che va sotto in percentuale, e che non avrà la forza di imporre la propria linea politica”.-

Lo sbrocco dello stallo, comunque, non risolve i problemi del contratto-accordo di governo.- Perché i due partiti restano di fronte al “nodo della scelta della squadra di governo e del presidente del Consiglio dei Ministri”.-

Senza ricordare che i punti programmatici rispettivi sono alquanto contraddittori.-

Il Movimento 5 Stelle sostiene: a- il reddito di cittadinanza; b- la riduzione del rapporto debito-Pil del 40% in 10 anni; c- la lotta alla corruzione; d- la legge sul conflitto di interessi.-

La Lega sostiene: a- la Plat tax al 15%; b- l’abolizione della legge Fornero; c- il controllo della immigrazione; d- la riforma della legittima difesa.-

Inoltre, Di Maio e Salvini sono ancora divisi sulla nomina del Premier.- Pensano ad una “figura terza” ovvero ad una staffetta.- Comunque se la premiership dovesse andare alla Lega, il Movimento 5 Stelle pretenderà ministeri chiave quali Economia, Giustizia, Esteri, Interni.-

Berlusconi, in ogni caso, ha assicurato che “l’unità del Centrodestra resterà nelle regioni e nei comuni, dove sussiste”.-

Dobbiamo credere che “il gioco dell’oca sia finito?”.-

Pino Alcamo

 

“Uomini contro”.

Renzi & Berlusconi contro il Movimento Cinque stelle. Lo scenario non è l’Altipiano di Asiago nel film di Francesco Rosi, ma la villa di Arcore, dove gli scenari di guerra finiscono nella fumetteria dei cartoni animati. Non è strano che i due ex premier si trovino ancora una volta su una stessa posizione. Questa volta non tramite accordi segreti e voti di fiducia, ma con gli “squilli di tromba” levati in alto dalle antenne della televisione (“Suona a destra, e a sinistra risponde uno squillo”).

Renzi ha capito che, in realtà, l’avvìo dei contatti col Movimento Cinque stelle era una trappola per disinnescare il suo potere nel Partito Democratico; e ha reagito con la sua solita arroganza, rompendo le regole di un corretto dibattito interno al PD. Del resto, la sconfitta elettorale del 4 marzo, e la scissione dei Liberi ed Uguali, aveva spinto il PD a tentare un possibile recupero dei milioni di voti dem transitati nei pentastellati con una intesa di Governo (seppure non organica) sulla base di un programma comune. Questa, almeno, era la tesi sostenuta da Franceschini ed Emiliano.

La paura delle elezioni anticipate – un rischio per il Movimento Cinque Stelle, un incubo per Forza Italia – ha ora costretto i due vincitori del 4 marzo a siglare una difficile alleanza, lasciando a Berlusconi libertà di manovra. Che è poi, a ben considerare, un’arma di pressione e di ricatto forse maggiore di quanto non possa essere una corresponsabilità nel Governo. Logico pensare che il Cavaliere abbia ottenuto precise garenzie riguardo alle sue attività imprenditoriali (Mediaset compresa).

Vedere poi “ciò che non c’è” nel futuro programma di Governo sarà la spia per capire su quali linee si muoveranno Di Maio e Salvini, e quali ceneri resteranno del fuoco logorroico della propaganda elettorale. Per non dire dei conti finanziari, che non si sa come far quadrare se si pensa di introdurre il reddito di cittadinanza e la Fiat/tax, e abolire la legge Fornero. Se il problema della immigrazione può essere ancora un problema, problemi più grossi sono la scuola e, prima di tutto, il lavoro.

Di Maio diceva di avere aperto due “forni” ambivalenti, non pensando forse di avere usato un eufemismo pericoloso, perché sarà facile trarne risibili analogie. Dal forno di destra uscirà ora una “pizza quattro gusti”, con pomodorini secchi e una mozzarella di “bufala”.

 

Salvatore Costanza

 

GOVERNO IN ZONA CESARINI?

Nel momento in cui stilo queste note, non c’è ancora nulla di definito. Salvini e Di Maio hanno notificato a Mattarella che, da qui a domenica, potrebbero trovare la quadra. Staremo a vedere.

Comunque, a prescindere da quello che sarà il risultato finale, credo che Salvini, dopo avere fatto benissimo fino a questo momento, abbia compiuto un brutto passo falso. Le elezioni anticipate – secondo tutte le previsioni – avrebbero visto una più consistente vittoria del centro-destra (questa volta con una maggioranza parlamentare) e, nell’ambito della coalizione, la leadership leghista ulteriormente rafforzata. I Cinque Stelle, invece, erano in caduta libera, come dimostrato dai tracolli in Maolise e in Friuli.

E, invece, cosa otterrebbe Salvini da un governo con Di Maio? Solo fatti negativi. In primo luogo, la rottura del centro-destra: Berlusconi si asterrebbe, e Fratelli d’Italia passerebbero probabilmente all’opposizione. E, poi, una insperata boccata d’ossigeno per i Cinque Stelle, una iniezione di credibilità per loro, un robusto aiutino per superare il momentaccio.

Non che Di Maio abbia la strada in discesa: un qualsiasi accordo con la Lega può avvenire soltanto a patto di spostare fortemente a destra il M5S. Innanzitutto in tema di immigrazione, perché Salvini non può fare passi indietro su questa materia: il che significa chiusura dei porti alle ONG foraggiate dai nostri nemici “filantropi”, espulsioni a gogò, pugno di ferro con chi delinque. Tutte cose che fanno venire l’orticaria a Fico e ai fichetti, e che potrebbero addirittura porre le premesse per una scissione. Necessaria svolta a destra anche in politica estera: Salvini è fortemente scettico sull’UE, sulla NATO, sulle sanzioni contro la Russia di Putin. A Di Maio un cambiamento di rotta in materia potrebbe anche star bene. Ma cosa ne penseranno dalle parti della Casaleggio & Associati?

Ma i guai non sono solamente questi. C’è da far quadrare i conti, dal momento che il previsto aumento dell’IVA può essere evitato solo ricorrendo ad un robusto supplemento di macelleria sociale. I soldi devono spuntare, da una parte o dall’altra. E ce ne vogliono una caterva, solo per tenere “i conti in ordine”. Senza contare le decine e decine di miliardi di euro che servirebbero per le cose che i due dicono di voler fare.

Attenzione: i soldi si potrebbero trovare, ed anche con una certa facilità. Basterebbe mandare a fanciullo l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e gli Stati Uniti, e tornare a stampare i nostri soldi. Ma – mi domando – la strana coppia ha gli attributi necessari per fare ciò? E, quand’anche li avesse, è in grado di predisporre le difese contro l’assedio economico cui, immediatamente dopo, l’Italia sarebbe sottoposta dalla finanza usuraia che comanda il mondo?

Se così fosse, sarebbero certamente i benemeriti della nazione italiana. Ma, se così non dovesse essere, avrebbero soltanto fatto una figura penosa. A spese nostre.

Michele Rallo


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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