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IL CONSUMO DELLA CITTA’ DI TRAPANI. LA GESTIONE DELL’EAS

di Pino Alcamo

I

Il Presidente della Regione Sicilia ha evidenziato lo “stato di siccità soprattutto nel palermitano”.-

Risultano già compromesse le colture di grano.-

Gli esperti dell’Università dichiarano che “le dighe hanno spazio per 828 milioni di metri cubi d’acqua, mentre ce ne sono solo 177”.-

Il Presidente della Regione riconosce che “la siccità dura da anni, per cui i dissalatori sono ormai necessari e indispensabili”.- Dichiara “siamo pronti a requisire i pozzi ai privati; stiamo avviando una ricognizione dei medesimi; abbiamo chiesto all’Amap un elenco di essi, poi inizieremo la requisizione; verrà dichiarata una emergenza idrica di secondo livello; chiederemo lo stato di calamità naturale per tutta l’isola”.-

Precisa che “lo farà per soccorrere l’agricoltura, che subirà maggiori danni se la siccità si protrarrà e gli invasi continueranno a prosciugarsi”.-

I Consorzi di Bonifica Orientale ed Occidentale hanno informato, con una relazione, i coltivatori siciliani che in atto “manca la disponibilità di acqua per le colture degli orti” nelle province di Palermo, Agrigento e Catania, dove verrà assicurata solamente “l’irrigazione di soccorso” per mantenere in vita alberi da frutto e piante pluriennali, che non potranno comunque dare un prodotto commercializzabile.-

Hanno precisato che se la siccità si protrarrà ulteriormente, anche le altre province subiranno eguale restrizione.-

Claudio Fava, deputato regionale, ha sostenuto che “la crisi idrica è colpa di anni di incuria e di criminale indifferenza da parte della Regione Siciliana” (“Giornale di Sicilia”, p. 7 del 26-1-2018).-

II

Taluno sostiene che “la povertà d’acqua della Sicilia non è un fatto straordinario o imprevedibile”.-

E’ notorio, difatti, che “le reti idriche sono un colabrodo”.-

In Valle D’Aosta, ad esempio, dell’acqua immessa in rete ne va perduta solo il 19%; in Sicilia, invece, almeno il 50%.- Sicché, per assicurare 100 litri all’utente finale dell’isola, occorre immetterne in rete 200.-

E’ ancora noto il fenomeno dei “furti d’acqua con derivazioni abusive dalla rete”, quantificabile in un 25% della quantità immessa.-

La quantità residua viene distribuita in tutte le province a turnazione.-

Connesso al problema della siccità esiste quello della “omessa depurazione delle acque reflue”, che potrebbero servire per irrigare i campi.-

Un terzo problema riguarda la “gestione della erogazione dell’acqua”, che in Sicilia per il 56% è affidata ad enti pubblici, i Comuni, mentre, a seguito della Legge Galli del 1994, in  altre regioni (Emilia, Toscana, Veneto, Friuli), l’affidamento della gestione riguarda “soggetti specializzati privati”.-

L’Italia, inoltre, ha il consumo pro capite più alto della media dei paesi dell’Unione europea.-

Peraltro, nel nord la disponibilità d’acqua è abbondante, mentre nel sud, a causa della scarsa piovosità e delle temperature elevate, tale disponibilità è ridotta.-

III

In media ogni siciliano consuma 150 litri d’acqua al giorno.- Il maggiore consumo resta quello dei trapanesi, con 183 litri nelle 24 ore.-

Gli agrigentini ne consumano 107; i siracusani 158; i catanesi 151; i messinesi 146; i ragusani 142; i palermitani 138; gli ennesi 122; i nisseni 121.-

In effetti la quantità del consumo dipende anche dalla disponibilità, ed è noto che le province di Agrigento, Enna, Caltanissetta sono da tempo colpite dalla “carenza dell’oro bleu”.-

Dei 150 litri, consumati al giorno, 100 riguardano l’igiene personale (doccia, scarichi del water); 30 la pulizia della casa; 20 la cucina e l’alimentazione.-

Ci serviamo di acqua potabile, vale a dire, per una serie di operazioni quotidiane, che potrebbero essere svolte utilizzando l’acqua piovana o quella dissalata o depurata.-

Ne segue che nell’Agrigentino l’acqua viene razionata.-

A Naro, essa arriva ogni 20 giorni, per cui i proprietari di pozzi privati rivendono il liquido guadagnando somme ingenti.-

A Sambuca di Sicilia, l’81% dell’acqua, immessa in rete, va perduta per le condotte vetuste e per gli allacci abusivi.-

Trapani è la provincia che utilizza più acqua: perché la disponibilità è maggiore per la presenza di un  dissalatore e per il clima, che risulta più arido.-

Le difficoltà, tuttavia, esistono anche in questa provincia, nel cui capoluogo abbondano i serbatoi e i motorini di prelievo e la condotta idrica resta, in buona parte, non rinnovata e ricca di perdite (“la Repubblica”, sez. Palermo, p. IV).-

IV

Trapani ha maggiore disponibilità d’acqua, perché dispone di fonti di prelievo relativamente ricche, quali le sorgenti della zona di “Balata Inici (2 o 3), territorio del Comune di Castellammare del golfo; le sorgenti della zona di “Bresciana”, territorio del Comune di Castelvetrano, nei pressi di Triscina (12 pozzi).-

Deve, tuttavia, provvedere alla guardiania di circa 80 Km. di rete idrica, esterna alla città, ai quali si aggiungono ben 200 km. di rete interna.-

Allo stato, assicurare tale guardiania, specie nelle ore notturne, riesce impossibile a causa della “carenza di personale idoneo”.-

Ne conseguono continui furti con allacci abusivi, guasti alla rete, sottrazioni dei congegni di rame.-

La guardiania notturna viene assicurata, invece,  presso il “serbatoio centrale”, situato nella locale Contrada San Giovannello, dove confluisce l’apporto idrico di tutte le fonti, tra cui quello del dissalatore, che garantisce circa il 40% dell’approvvigionamento totale.-

Il mancato apporto del dissalatore, che si verifica con frequenza anche a causa della interruzione dell’energia elettrica o di guasti alla struttura, cagiona il mancato raggiungimento del livello di riempimento del serbatoio centrale”.-

Tale livello è necessario per determinare la “pressione idonea” ad assicurare una distribuzione del liquido equa e totale in tutte le zone servite, anche in quelle più sottomesse, che per prime ed immediatamente avvertono il disservizio (ad esempio: zona Torre di Ligny, Rione Palme, Via I. Lampiasi, Viale 51 di Contrada Rosian, Via Emilia Romagna, Via Castelvetrano).-

Quando tale disservizio si verifica, l’Amministrazione comunale sopperisce con il “servizio delle autobotti”, che, pur essendo disponibili in numero esiguo, non possono essere utilizzate contemporaneamente per la scarsità del numero degli autisti.-

Per queste ragioni, il “Servizio idrico integrato” del comune di Trapani resta in stato di emergenza da anni.-

Taluno ha parlato di emergenza atavica.-

Lo conformerebbe il detto popolare, secondo cui “Se parla Nasi, l’acqua trasi” (entra, arriva).-

Tale emergenza, ovviamente, si acutizza in determinati periodi dell’anno, e, in particolare, nella stagione estiva .-

V

Al fine di migliorare il servizio di erogazione idrica è stata rifatta e collaudata la “rete idrica del centro storico”.-

Tale opera dovrebbe consentire di recuperare almeno il 30 o 40% delle perdite preesistenti, dovute alla fatiscenza della rete idrica del tempo.-

Altra iniziativa riguarda “l’appalto per il rifacimento della rete idrica del Rione Palma”.-

Esiste, inoltre, un “progetto generale esecutivo” per il completamento della rete idrica di tutta la città, che fruisce già della approvazione, di competenza della Commissione Regionale Tecnica, istituita presso l’Ispettorato Regionale Tecnico dell’Assessorato ai Lavori Pubblici di Palermo, di cui è stata data notizia all’ATO (ambito territoriale ottimale) di Trapani, costituito per il problema idrico di tutti i comuni della Provincia.-

La ragione della creazione dell’ATO consiste nella necessità di operare, tra i vari comuni della Provincia, inseriti per legge in tale organismo, una ottimizzazione delle risorse idriche  e della relativa distribuzione.-

La gestione degli ATO della Sicilia ha creato polemiche di inefficienza e di costi esagerati.-

(I dati esposti risultano aggiornati all’anno 2012, epoca di cessazione delle funzioni dell’unico difensore civico del Comune del comune di Trapani.- L’ipotesi, tuttavia, che la situazione sia cambiata in meglio appare del tutto improbabile).-

Negli ultimi tempi, il Parlamento Nazionale ha discusso della c.d. “privatizzazione dell’acqua”.-

Si sostiene che l’acqua debba restare un “bene pubblico”; mentre la privatizzazione dovrebbe essere limitata alla relativa “Gestione della erogazione”.-

Per quanto attiene alla disponibilità di risorse idriche di Trapani, è notorio che “le pendici del monte Erice” sono ricche di falde acquifere.-

Tuttavia, non esiste una ipotesi di studio della “utilizzazione di tale falde” per l’approvvigionamento idrico della Città.-

Non è mai esistita, probabilmente, “la volontà politica” di concepire un progetto di sfruttamento delle predette falde, che preveda il convogliamento di tutte le acque sorgenti , presenti nelle pendici della montagna, con la realizzazione di un “Acquedotto”, idoneo a servire tutti i paesi circostanti.-

Appare una situazione paradossale, se si considera che l’emergenza idrica esiste da sempre.-

Perché, in tutte le ipotesi di diminuzione o di sospensione della erogazione idrica, i trapanesi si avvalgono dell’acqua dei pozzi, esistenti numerosi lungo le falde sopra menzionate, pagando a caro prezzo la prestazione ai privati proprietari o agli affittuari.-

Di recente, la Regione Siciliana ha nominato “commissari ad acta per il passaggio delle reti idriche, già gestite dall’Eas, ai Comuni interessati logisticamente” (Erice, Paceco).-

Sul piano organizzativo, nulla si sa circa la trasmissione della banca dati delle utenze dagli uffici palermitani ai singoli comuni, del controllo dei contatori obsoleti e inefficienti, del consumo effettivo da parte dei titolari.-

Peraltro i Comuni non dispongono del personale competente per tutte le operazioni relative necessarie (“Giornale di Sicilia”, p. 14 del 27-1-2018).-

 


 

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