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LE COLPE DI CROCETTA E I VINCOLI EUROPEI

di Fabio Pace

Non sarà possibile salvare la programmazione aerea estiva di Ryanair sull’aeroporto di Trapani Birgi. La grande agitazione e le riunioni, tra sindaci della provincia, vertici Airgest, commissario dell’ex Provincia Regionale e assessorati regionali, dei giorni scorsi non sortiranno nessun effetto. La corsa contro il tempo rischia di tradursi in fumo negli occhi per comitati civici, organizzazioni sindacali, forze imprenditoriali, operatori turistici, cittadini. Neppure se si dovessero recuperare alla spesa per la promozione territoriale i due milioni e mezzo di euro che per quasi due anni sono stati fermi nelle casse dell’ex provincia, e che dal primo marzo scorso sono ritornati nella disponibilità della Regione. Non è pessimismo, il nostro, ma ragionevole considerazione di un fatto: Ryanair non ha aeromobili da destinare a Trapani. Tutti i velivoli che facevano il night stop sul piazzale di Birgi, dopo la definitiva chiusura della base, sono stati ricollocati in altri aeroporti. Non poteva essere diversamente. Ogni compagnia aerea che si rispetti programma le stagioni con almeno sei mesi di anticipo. Ryanair non è da meno. Del resto basta leggere con quanta chiarezza e crudezza Ryanair spiega nel comunicato del 27 febbraio scorso la sua posizione rispetto alle vicende dell’aeroporto di Trapani: «Ryanair ha confermato oggi (27 febbraio) che la sua ex base a Trapani (che è stata chiusa a ottobre 2017) non sarà riaperta quest’estate a seguito della decisione dell’Aeroporto di Trapani di annullare il bando di gara per la promozione delle rotte. I tre aeromobili basati a Trapani la scorsa estate saranno ricollocati in altre destinazioni del network». Le date sono chiare: ottobre 2017 chiusura della base; 27 febbraio 2017 l’annuncio che Trapani questa prossima estate non sarà base. Tradotto: la programmazione estiva è già stata fatta, non abbiamo più aerei disponibili. Ancora più netta la dichiarazione di David O’Brien capo dell’ufficio commerciale di Ryanair «la decisione dell’aeroporto (di Trapani, ndr) comporta ora che l’investimento di Ryanair di 300 milioni di dollari in aeromobili dovrà essere allocato altrove». Come si può pensare, dunque, che si possa salvare la stagione estiva? Ryanair non tiene i suoi Boeing 787 fermi negli hangar in attesa delle decisioni dei sindaci della provincia di Trapani, oppure della Regione Siciliana. Un’ulteriore conferma? Il comunicato del giorno dopo, 28 febbraio: «Ryanair ha annunciato oggi (28 febbraio) la programmazione invernale 2018/2019 dall’Italia: 37 nuove rotte verso interessanti destinazioni…». Tra gli aeroporti che avranno alcune delle 37 nuove rotte: Crotone, Brindisi, Pescara. Tutti aeroporti che recentemente, attraverso bandi regionali in linea con le direttive europee, hanno investito per attrarre le compagnie low cost. Altri 18 voli, sempre per la winter 2018/2019 vanno ad incrementare le frequenze settimanali su rotte già servite. E parliamo della winter 2018/2019. Tradotto: forse a Trapani abbiamo perso anche la finestra per la winter 2018/2019? A seguir le logiche delle compagnie aeree si direbbe di sì. Tuttavia la compagnia irlandese ha lasciato una porta aperta al dialogo commerciale con Trapani riconoscendone contestualmente la valenza di destinazione turistica, poiché: «Ryanair continuerà a operare quattro rotte da Baden Baden, Milano Bergamo, Francoforte Hahn e Praga verso Trapani da altre basi del network di Ryanair». Ecco, se proprio si deve, l’impegno di questi giorni per salvare i due milioni e mezzo di euro che l’ex provincia ha dovuto restituire alla Regione Siciliana, si può considerare una specie di “prova di buona volontà politica”. Erano soldi virtualmente destinati all’aeroporto trapanese, che però nessuno, proprio dalla Regione Siciliana, ha mai spiegato come utilizzare nonostante il finanziamento abbia trovato fondamento in due leggi regionali (L.R.16/2011 e L.R. 8/2016 per ristoro dei danni causati dall’interruzione dei voli civili dall’aeroporto di Birgi a causa degli eventi bellici della Libia nel 2011). Se la Regione Siciliana facesse chiarezza, almeno con se stessa, si riuscirebbe a leggere in questo nuovo atteggiamento la volontà di sostenere gli aeroporti minori siciliani. Probabilmente questi soldi, semmai dovessero essere sbloccati attraverso un’architettura tecnico giuridica che potrebbe coinvolgere il Distretto Turistico della Sicilia Occidentale, non troverebbero una vera destinazione. Meglio sarebbe utilizzarli per impinguare il bando che l’Airgest, dopo il ricorso di Alitalia al TAR e la revoca, ha riscritto e trasmesso agli uffici legislativi e agli assessorati regionali competenti (Turismo, Finanze, Autonomie Locali). Un bando da 13 milioni di euro per 28 mesi che dovrebbe, a rigor di logica, consentire l’assegnazione certa delle rotte e i collegamenti a partire dalla stagione estiva 2019 e, forse, qualche scampolo di collegamento per la winter 2018/2019. Una stesura che dovrebbe superare le osservazioni avanzate da Alitalia che, sebbene in crisi e in vendita, nel tentativo di entrare nel mercato low cost intanto ha messo paletti e steccati alle compagnie concorrenti, Ryanair su tutte. Un bando che dovrebbe, nel contempo, superare i rilievi relativi alla violazione delle regole europee sulla libertà di concorrenza. Tutte osservazioni che nel corso dei mesi sono giunte da più parti. Tanto per citarne alcune: il Movimento 5 Stelle, per parte politica; il commissario straordinario del Comune di Trapani, Francesco Messineo, per parte amministrativa. Per altro alcuni dei motivi ostativi avanzati dal commissario Messineo si leggono, con ulteriori e più approfondite articolate considerazioni giuridiche, anche nell’ordinanza del TAR che ha portato alla sospensione del bando e alla successiva revoca. Un pronunciamento, quello del TAR che, comunque è nell’alveo giuridico tracciato sia pur sinteticamente da Messineo. La vecchia architettura secondo la quale i soldi pubblici trasferiti all’Airgest potevano essere “serenamente” girati alla AMS, la società che opera per Ryanair nel settore della “pubblicità e marketing territoriale” non funziona più. Una soluzione per uscire dall’impasse viene suggerita dal gruppo all’Ars del Movimento 5 Stelle che in una mozione, presentata alcune settimane fa, impegna il Governo Regionale a risolvere «la crisi Airgest con aiuti di stato al funzionamento o addirittura con aiuti per il salvataggio, nel rispetto delle regole UE». In buona sostanza «uno stanziamento di fondi che deve essere prima autorizzato dalla Commissione europea perché l’aeroporto torni ad essere competitivo in tempi ragionevoli, ossia entro i termini previsti per ricevere i contributi destinati agli aeroporti che hanno predisposto un piano di risanamento». «Occorre valutare subito un vero e proprio “salvataggio” di AIRGEST SpA – spiega il deputato regionale Sergio Tancredi, primo firmatario della mozione – facendo anche riferimento alla prassi recentemente seguita dalla Regione Marche per Aerdorica SpA, società di gestione dell’Aeroporto di Ancona, con l’Aiuto di Stato notificato dall’Italia la scorsa primavera. Tale intervento è stato autorizzato tempestivamente dalla Commissione Europea pochi mesi dopo. L’autorizzazione in oggetto, riguardava un prestito della Regione Marche di 7,28 milioni di euro con scadenza a sei mesi e un tasso d’interesse pari al tasso di riferimento maggiorato di 400 punti base. La Regione Marche, ha però programmato aiuti per il salvataggio e per la ristrutturazione dell’aeroporto con una legge regionale, prevedendo la ricapitalizzazione della società fino a 20 milioni di euro, da utilizzare in parte per rimborsare proprio il prestito di salvataggio. Stessa identica cosa – conclude Tancredi – dovrebbe fare la Regione Siciliana». Dunque il Presidente Nello Musumeci, o chi per lui assessore della sua giunta, dovrebbe volare a Bruxelles con le idee chiare su cosa chiedere alla Commissione Europea e dare solide motivazioni politiche ed economiche a sostegno della richiesta e con una visione strategica di un sistema aeroportuale siciliano. Insieme alla exit-strategy dalla crisi di Airgest il M5S, però, porta un affondo ponendo una serie di domande, le più importanti della quale ci sembrano essere le seguenti: «Perché il Governo Crocetta non ha informato nessuno della decisione di dismettere Birgi tramite fusione con Gesap o privatizzazione, assunta con decreto presidenziale già il 29 settembre 2017? quali sono i motivi per cui sono stati dati incentivi di co-marketing a Ryanair fino a dissanguare le casse della società senza che l’ENAC e l’Autorità di Regolazione dei Trasporti siano intervenute? Cosa giustifica l’aver portato avanti a tutti i costi un bando di gara, che il TAR stesso ha definito illegittimo e cucito addosso a Ryanair, senza mai percorrere altre strade per l’utilizzazione dei fondi regionali destinati allo sviluppo dell’aeroporto, avviando la procedura solo quando il contratto di comarketing era già scaduto?». Quali che siano le risposte, volte ad individuare responsabilità del passato, oggi serve che la Regione Siciliana getti il cuore oltre l’ostacolo, senza alcuna riserva, e chiarisca con l’Unione Europea la volontà di sostegno ai propri aeroporti minori, nel rispetto delle direttive europee.

 

 

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