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VICERE’ DI SICILIA

di Tonino Perrera

Pietro Faxardo Zuniga Marchese de los Veles era nato a Mula, in Spagna, nel 1602, da Luis Faxardo de Requesenz e da Mariana Engraçia de Toledo e Portogallo.

Non si sa molto della sua vita fino a quando. verso la fine del 1643, trovandosi ambasciatore di Filippo IV di Spagna presso il Papa Urbano VIII, fu nominato viceré di Sicilia. Se la prese comoda, e dopo alcuni mesi prese congedo dal Papa e si recò prima a Napoli e poi a Messina da dove, quasi subito dopo essere arrivato, rientrò a Roma per la morte di Urbano VIII, lasciando al suo posto Giovanni Torresilla arcivescovo di Monreale, che ricopriva la carica di Presidente del regno.

Rientrato dopo questa breve parentesi, si dedicò al miglioramento delle fortificazioni delle città costiere, da sempre minacciate dalle scorrerie barbaresche. Tali lavori interessarono in particolare le città di Messina (dove all’imboccatura del porto fece erigere un forte chiamato Torre di Vittoria), Siracusa, Augusta, Milazzo e Trapani e furono stimati importanti e urgenti perché nel settembre 1644 Malta era stata minacciata di essere occupata dai Turchi e vi era stata una dura battaglia navale, nei pressi di Rodi, nella quale morirono oltre 600 turchi ed altri 380 furono fatti prigionieri. Vista la difficoltà di conquistare Malta, tanto ben fortificata e con un’ottima flotta, i Turchi rivolsero le loro attenzioni all’isola di Candia (Creta), che era di proprietà di Venezia.

Sulle coste siciliane tornò così la calma, ma le opere di miglioramento del sistema difensivo continuarono, a Palermo fece erigere delle trincee dalla parte meridionale e nominò alcuni capitani col compito di girare la città con le loro compagnie, con una sorveglianza speciale durante la notte.

Tutte queste spese per le fortificazioni  ovviamente erano ingenti e il Marchese de los Veles nel mese di aprile 1645 convocò nella Capitale l’ordinario Parlamento nel quale, oltre ai donativi ordinari,  chiese delle sovvenzioni straordinarie destinate, appunto, alla difesa della Sicilia dalle incursioni barbaresche. Tuttavia, le richieste del Viceré furono solo in parte soddisfatte, perché la Sicilia aveva dovuto contribuire pesantemente alle spese per le guerre nelle Fiandre, in Italia, nel Portogallo e in Catalogna, e si trovava stremata anche per via del compromesso commercio. Il marchese de los Veles si rese conto della grave situazione e si accontentò di quanto il Parlamento offrì.

Nel 1646 avvenne un fatto degno di essere ricordato: Maometto Celbes, diciannovenne figlio del re di Tunisi Amar Day,  era fuggito a bordo di un brigantino ed era approdato a Mazara e, da qui, via terra era arrivato a Palermo, poiché desiderava farsi cristiano. Il viceré lo accolse con gioia e, dopo una breve preparazione spirituale, Maometto fu battezzato nella Casa Professa dall’Arcivescovo di Palermo.

Nello stesso anno 1646 in Sicilia ci fu la carestia a causa di avverse condizioni atmosferiche che impedirono il normale raccolto del frumento. Una delle città più colpite fu Messina, dove il Senato ebbe l’idea di diminuire il peso del pane lasciando inalterato il prezzo. La popolazione ovviamente non gradì questo sotterfugio e vi fu una sollevazione generale  che il marchese de los Veles soffocò  nel sangue, facendo giustiziare i capi rivoltosi. Questo duro intervento da un lato, e le promesse dell’ Arcivescovo di aiutare la popolazione affamata dall’altro, fecero rientrare i disordini, ma il focolaio era ancora vivo e l’esempio di Napoli con il pescivendolo Tommaso Aniello, detto Masaniello, rinvigorì gli animi degli insorti. L’insurrezione palermitana fu capeggiata da tale Giuseppe Alesi, che tuttavia si dimostrò peggiore del viceré e fu poi ucciso assieme ad una dozzina di suoi seguaci. Le loro teste furono fatte girare per la città in segno di monito per chi ancora nutriva velleità di ribellione.

Le preoccupazioni e le paure di questo travagliato periodo accelerarono la fine del marchese de los Veles che il 3 novembre 1647 morì, ma prima di morire nominò Presidente del Regno Teodoro Trivulzio.

Pubblichiamo una circolare a stampa del 27 giugno 1644 a sua firma autografa:

Per l’avvisi havuti che il Turco nemico di nostra Santa Fede ha messo in ordine Armata à danni delli Regni di Sua Maestà, e verisimilmente di questo fedelissimo di Sicilia, e che sia detta Armata calata a Navarino, e poi si sia incaminata verso questi Mari.

Parve a noi di congregare il Sacro Conseglio, per prevenire le solite defensioni, con il voto del quale habbiamo per hora deliberato, che si notifichi il servizio Militare valendovi dell’armi conforme alla disposizione delli Privileggi vostri, e delle costituzioni, e Capitoli del Regno, e caso, che non l’havessivo pronti vi valerete dell’Armi conforme alla mostra presa nell’anno 1636. acciò à primo avviso di S.E. possiate conferirvi a prender mostra nel luogo, che vi sarà assegnato, e così esseguirete , senza, fare il contrario per quanto la gratia di Sua Maestà vi è cara, e sotto la pena nelli Capitoli, e Costituzioni del Regno contenta, & in cotesta Città farete pubblicare l’accluso Bando nelli luoghi soliti di essa, & avviserete à Noi per via dell’officio del Sp. Protonotaro la pubblicazione di quello. Dat. In Urbe Messanae Die 27 junius 1644.”

 

 

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