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E’ IL TEMA DEL SINODO DEI VESCOVI DEL 2018.

 

di Mons. Gaspare Gruppuso

Mentre soprattutto in Italia ci si interroga sul perché le famiglie dei giovani non sono aperte alla procreazione e il governo italiano studia nuove opportunità di interventi economici per spingere le nuove coppie ad aprirsi alla vita, non passa giorno che attraverso i vari mezzi della comunicazione sociale non vengano comunicate notizie sui comportamenti dei giovani. Certamente quello che avviene con ritmi sempre più ravvicinati nelle scuole americane è qualcosa che fa riflettere seriamente il mondo intero, dai governi alle istituzioni scolastiche, alle famiglie e alla chiesa in genere. Ci si chiede perché tanta violenza gratuita? Come mai le varie agenzie educative non sono riuscite ad intercettare il problema e a porre rimedio a questa tragedia delle violenze nelle scuole che getta nel panico e nello sconforto gli stessi giovani, i docenti, e soprattutto le famiglie che a gran voce chiedono che si intervenga per bloccare questa spirale di violenza? In America il problema si può risolvere regolamentando l’acquisto delle armi? Probabilmente il problema è molto più complesso e interessa sia il sistema educativo familiare sia le politiche a favore dei giovani, ma soprattutto si tratta di intervenire su un sistema sociale che sicuramente manifesta diverse sofferenze che possono portare veramente ad una crisi profonda per il mondo giovanile. Ormai quasi quotidianamente si assiste ad atti di bullismo becero e gratuito dimostrando in questa maniera che non si ha il minimo rispetto per la dignità della persona umana soprattutto di quella più debole ed emarginata. Fa molto pensare il ripetersi di gesti di insofferenza ed intolleranza nei confronti dei docenti da parte dei giovani. E’ venuta a mancare l’autorevolezza del docente come educatore? La famiglia è alleata con l’istituzione scolastica per un progetto educativo che preveda la formazione integrale della personalità giovanile?  I mezzi della comunicazione di massa aiutano i giovani nel loro processo educativo verso una maturità personale? I figli possono contrapporsi in maniera così violenta contro i genitori? I genitori hanno fatto di tutto per fare emergere la loro autorevolezza genitoriale o ripiegati su se stessi e sui loro problemi di coppia hanno abdicato al loro dovere educativo nei confronti dei figli? E’ possibile che i figli crescano in un ambiente molto individualista ed egoista e che non comprendano che la loro formazione comporta anche l’osservanza di regole familiari, sociali, morali ed educative anche con sacrificio? Un intervento educativo del docente nei confronti dell’alunno, anche se discutibile, non può essere vendicato da parte del genitore. Se al centro dell’interesse educativo c’è il bene del giovane allora scuola, famiglia, società, istituzioni devono concorrere in maniera armonica perché tutto sia a servizio della sua educazione globale senza contrapposizioni violente che distruggono ogni possibile intervento formativo per la personalità del giovane. Di fronte ad una problematica giovanile così impegnativa e che esige interventi urgenti anche la chiesa cattolica si è posto il problema e Papa Francesco ha indetto un sinodo dei vescovi per le problematiche giovanili inserendo tra le priorità nella lista delle “cose da fare” in questo 2018. Una missione alla quale il Pontefice sta invitando tutte le Chiese locali del mondo dall’ottobre 2016, quando annunciò che la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi in programma nell’ottobre 2018 avrebbe avuto come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Afferma Papa Francesco: “Chiamare la Curia, i vescovi e tutta la Chiesa a portare una speciale attenzione ai giovani, non vuol dire guardare soltanto a loro, ma anche mettere a fuoco un tema nodale per un complesso di relazioni e di urgenze: i rapporti intergenerazionali, la famiglia, gli ambiti della pastorale, la vita sociale”. Ma non è solo la chiesa cattolica ad interrogarsi seriamente sulla realtà giovanile, anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha sottolineato il problema nel tradizionale messaggio di fine anno 2017. “In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora, i ragazzi del ’99, vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono – ha ricordato nel suo discorso Mattarella –. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica”. Il richiamo è chiaro: il Paese intero ha bisogno di ridare protagonismo alle nuove generazioni. E non semplicemente in chiave elettorale. Le prossime tappe di avvicinamento al Sinodo dei vescovi sulla realtà giovanile saranno le seguenti: dal 19 al 24 marzo 2018 si terrà una riunione pre-sinodale «a cui sono invitati giovani provenienti dalle diverse parti del mondo – ha sottolineato il Pontefice –: sia giovani cattolici, sia giovani di diverse confessioni cristiane e altre religioni, o non credenti». La prossima estate, poi, l’11 e 12 agosto a Roma tutti i giovani italiani si daranno appuntamento per un incontro con il Papa. Ci arriveranno dopo aver vissuto l’esperienza dei pellegrinaggi di “avvicinamento” in luoghi della nostra Penisola significativi per la fede. E l’onda del Sinodo si estenderà fino alla prossima Giornata mondiale dei giovani, che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019. Nella nostra diocesi di Trapani i giovani si sono da tempo messi in cammino e l’equipe della pastorale giovanile diocesana sono ormai da diverso tempo all’opera e certamente anche i nostri giovani trapanesi daranno un serio contributo di idee e di proposte perché la realtà giovanile degli anni duemila possa trovare quella pista per essere gli attori protagonisti della società odierna.

 

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