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Mentre andiamo in stampa, apprendiamo che il TAR ha accolto il ricorso di Alitalia avverso la gara per le rotte aeree. Si attende di conoscere il dispositivo della sentenza. Intanto ci preoccupiamo per il maggior costo dei biglietti che causerebbero alcuni voli con l’Alitalia, già da noi mantenuta attraverso i soldi di Stato.

 

di Fabio Pace

«La situazione politica non è buona. La situazione economica non è buona. La situazione del mio lavandino non è buona».             Ci soccorre una celeberrima canzone di Adriano Celentano per fare sintesi di alcune vicende che riguardano l’Airgest, la Ryanair e i suoi rapporti con il nostro aeroporto, la politica locale e la gestione delle questioni aeroportuali, il co- marketing, il ruolo della Regione Siciliana nelle politiche infrastrutturali e gestionali del trasporto aereo nell’isola. Ciascuno di questi argomenti potrebbe a buona ragione entrare nel testo della canzone di Adriano Celentano, insieme al lavandino, persino. Perché il territorio della provincia di Trapani sembra essere divenuto una sorta di tubo di scarico nel quale ogni tanto confluiscono questioni che nulla avrebbero a che fare con i problemi del territorio e che originano, invece, altrove: nelle segreterie romane e palermitane dei partiti o dei centri di potere. Anche la vicenda Airgest -Ryanair -aeroporto -comarketing sta assumendo queste connotazioni. I fatti certi non depongono a favore della situazione.

Al momento di andare in stampa con il giornale Franco Giudice, presidente dell’Airgest, uomo d’esperienza nelle questioni aeroportuali per aver svolto funzioni da direttore generale di Aeroporti di Roma, ha lasciato l’incarico. Tecnicamente, dopo aver reso nota la sua decisione al CdA, ha rimesso il mandato nelle mani dell’assemblea dei soci che verosimilmente il 5 febbraio

avrà accolto le dimissioni. Esito scontato per due semplici ragioni: la prima è che Giudice non potrà ricoprire ancora lo stesso incarico, per gli effetti della legge Madia, che limita il mandato a tre esercizi di bilancio; la seconda ragione è politica. Il presidente Nello Musumeci ha chiesto ai presidenti e ai rappresentanti della Regione Siciliana nei diversi consigli di amministrazione delle società partecipate di lasciare gli incarichi entro la metà di febbraio per consentire lo spoils system, cioè il ricambio dei vertici amministrativi perché questi siano in linea con gli indirizzi del Governo (Regionale in questo caso).

Adempimento da compiersi entro 90 giorni dall’insediamento.

Giudice ha precisato che non si tratta di una fuga. «È un atto dovuto -ha detto  -in cui la Regione farà valere le sue opzioni. Io metto a disposizione il mio incarico e faciliterò ogni passaggio di consegne. Quindi, approvato il bilancio non sarà più possibile continuare la mia esperienza a Trapani. Tengo a ribadire, però, che la mia non è una fuga da Birgi, in un momento molto delicato, ma è solo la presa d’atto di quanto prevede la legge».

Perfino apprezzabile la decisione di Giudice, la cui nomina rispondeva al precedente governo regionale di Rosario Crocetta. Quel che più preoccupa, però, è la possibilità che questo Governo regionale interpreti alla lettera lo spoils system. Il termine ha radici nella cultura politica anglosassone e statunitense in particolare. Letteralmente spoil è il bottino di guerra e l’espressione spoils system trae origine dall’intervento del senatore Marcy che per giustificare le nomine del presidente Jackson in seno alla amministrazione USA, nel 1832 pronunciò al Congresso un celebre discorso nel corso del quale affermò: «To the victor belong the spoils of the enemy» che in italiano si traduce con «Al vincitore spetta il bottino del nemico». In quest’ottica sembra si stiano muovendo a Palermo. Giudice potrebbe essere sostituito da Giovanni Maniscalco, palermitano, socio di studio dell’assessore Gaetano Armao. Maniscalo ,per altro, è già stato presidente di Airgest, ai tempi di Giulia Adamo; è stato in Gesap e in Assoaeroporti, con non brillanti risultati.

L’altro nome che circola è quello dell’avvocato marsalese Paolo Ruggeri, molto vicino al movimento Sarà Bellissima di Musumeci. Se le dimissioni di Giudice appaiono legate a vicende anche politiche, quelle che presto giungeranno del Direttore Generale, Giancarlo Guarrera, hanno un sapore più tecnico e societario. Guarrera lascia l’Airgest dopo 10 anni. Vi era giunto nel 2008, proveniente dall’aeroporto di Catania, come indicazione tecnica dei soci privati dell’ Airgest. Molto probabilmente andrà ad assumere un incarico all’aeroporto Marconi di Bologna, come responsabile delle infrastrutture. Lascia

comunque libera un’importante casella che, anche in questo caso, la politica non mancherà di occupare.

Benché con le valigie in mano i vertici aziendali sono comunque chiamati a seguire il pasticciaccio brutto del comarketing con Ryanair. La gara per l’assegnazione delle rotte, da e per l’aeroporto di Trapani Birgi, è stata regolarmente espletata e vi ha partecipato la sola Ryanair, anche se alla vigilia s’era parlato di interessi a prendervi parte di altre compagnie, tra le quali Alitalia.

Ryanair è stata l’unica compagnia ad aver presentato la busta per la gara da 14 milioni di euro per i collegamenti da espletare nei prossimi 28 mesi,

insieme alla richiesta fideiussione. Invece la compagnia di bandiera nazionale (ammesso che questa locuzione abbia ancora un senso), ha battuto un colpo solo ed esclusivamente per presentare un articolato ricorso al TAR di Palermo contro la gara di assegnazione delle rotte. Ricorso velleitario, dicono i soliti ben informati delle questioni che ruotano attorno all’industria del trasporto aereo, scaramucce tra compagnie aree che lottano coltello tra i denti per conservarsi il più insignificante slot di volo, anche se poi non lo utilizzano. Il TAR non s’è pronunciato nel merito, ma nell’udienza del 23 gennaio scorso non ha neppure

concesso la sospensiva, quindi la procedura di gara e l’aggiudicazione, proseguiti regolarmente, suggeriscono che Ryanair sarà il vettore che collegherà Trapani con il resto d’Italia e d’Europa. Anche la compagnia irlandese ci ha messo del suo nel fare crescere le preoccupazioni per lo scalo. A gara aggiudicata è emerso che comunque la documentazione della fideiussione, per alcuni aspetti legati a garanzie di tipo economico e finanziario, non era completa. Per cui, mentre da un lato pende il ricorso al TAR di Alitalia, dall’altro Ryanair ha dovuto integrare la documentazione. Con esito positivo dicono da Airgest.

Sembra più una questione formale che sostanziale, ma il clima generale attorno all’aeroporto non è dei migliori e, quindi, la preoccupazione, anche in vista della stagione è del tutto giustificata. Per altro proprio nei giorni della gara la compagnia irlandese non aveva ancora reso disponibili i voli in partenza e in arrivo per Trapani.

Ma almeno su questo fronte possiamo registrare un dato positivo, qualche giorno dopo l’aggiudicazione, sul sito di Ryanair sono comparsi i voli estivi per Praga e Francoforte e, addirittura, quattro collegamenti settimanali con Bergamo. Un segnale di buona volontà da parte di Ryanair? Si certamente, ma anche un indice di quanto la meta Trapani, per le città del nord Europa, mantenga ancora una forte appetibilità. Il collegamento con Bergamo, poi, è interesse primario di Ryanair, considerato che Orio al Serio è divenuta la base Ryanair più importante nell’Europa meridionale ed è uno scalo baricentrico rispetto a tutte le destinazioni Ryanair, in pratica un hub.

Infine c’è sempre l’interesse a tenere occupati gli slot. Tra le destinazioni italiane dell’operativo estivo compaiono anche Ancona, Bologna, Cagliari, Cuneo, Genova, Milano Bergamo, Parma, Perugia, Pisa, Roma (Fiumicino), Trieste.

L’altro nodo da sciogliere per Airgest e l’aeroporto di Trapani, e che sta rimettendo in discussione il meccanismo del co-marketing, sul quale la  Regione Siciliana potrebbe rimettere mano, è la decisione, resa nota dalla Regione Siciliana, che intenderebbe rimodulare la ripartizione delle risorse da trasferire ai due aeroporti di Trapani e Comiso per «interventi a sostegno delle attività di promozione del territorio» e per l’incremento turistico, come stabilito dall’art. 11 della legge regionale 24/2016.

Una distribuzione che la stessa norma vuole definita dall’assessorato regionale al turismo in funzione delle presenze turistiche nei singoli comuni del territorio di riferimento dell’aeroporto e della loro partecipazione ad azioni di co-marketing territoriale.

La mancata sottoscrizione del co-marketing da parte di alcune importanti amministrazioni comunali della provincia di Trapani, fra le quali il capoluogo per scelta del Commissario Francesco Messineo, ha rimesso tutto in discussione rendendo necessario anche un nuovo calcolo di ripartizione, ferme rimanendo le assegnazioni originarie ai due aeroporti.

Anche in questo caso più una questione di forma che di sostanza che, però, potrebbe rendere ancora più farraginoso il completamento e l’esito finale del delicato meccanismo pensato da Airgest per mettere a bando le tratte aeree.

Sembra che la Regione sia intenzionata ad avocare a sé la gestione diretta dei fondi per il co-marketing, senza più passare dal complesso meccanismo del trasferimento delle somme nei bilanci dei comuni. Appare, infine, ancora irrisolta la questione dei due milioni e mezzo nelle casse dell’ex provincia regionale. Il commissario straordinario del Libero Consorzio comunale di Trapani, Raimondo Cerami, recentemente riconfermato da Musumeci, ha chiesto l’urgente e immediata attivazione di un tavolo tecnico per l’utilizzazione delle somme, concesse come contributo regionale straordinario nel 2011 e integrato nel 2016, per il sostegno alle attività promozionali territoriali dell’aeroporto di Trapani Birgi. Somme che la Regione Siciliana assegnò allo scalo trapanese a risarcimento del fermo delle attività di volo civili (trasferite all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo) in occasione della crisi libica che vide la base militare di Birgi, tra il marzo e l’aprile 2011, impegnata nelle attività belliche nei cieli libici. Somme che la Regione indicò come destinate «all’incremento dei flussi turistici dell’aeroporto Trapani-Birgi ed il relativo piano di promozione». È necessario fare presto tenuto conto che risulta ormai prossimo il termine -28 febbraio 2018 -

entro il quale la stessa Regione dovrà chiedere che venga inviata la rendicontazione dei contributi straordinari. Tale somma è rimasta finora inutilizzata. L’ex provincia ha posto domande semplici: come utilizziamo le somme? Possono essere trasferite direttamente ad Airgest? Come si deve predisporre la programmazione di promozione territoriale? Come si può fare tutto questo a sostegno dell’ economia del territorio senza infrangere leggi e senza violare regolamenti comunitari (ndr: preoccupazione, quest’ultima che ha spinto il Commissario Straordinario Messineo a rimanere fuori dall’accordo di co-

marketing sottoscritto dai sindaci)? La Regione non ha ancora risposto.

 


 

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