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di Salvatore Costanza

Lasciamo agli astrologi del sondaggio politico di prevedere la composizione del Parlamento del 4 marzo p. Se l’astensionismo sarà molto alto, solo la metà degli elettori (forse i più interessati a partecipare al voto) potrà decidere sulla “governabilità”, che in ogni caso è assicurata dall’intesa centrista tra Renzi e Berlusconi, preparata a tavolino con una pasticciata legge elettorale. Liberatosi, il loquace fiorentino, dai pesanti fardelli della Sinistra, e rinsaldato nei favori del Partito Popolare europeo il Cavaliere, non sarà difficile invocare lo stato di necessità per ricostituire il Centrismo moderato.

A Miss Etruria (Maria Elena Boschi), schierata come capolista da Bolzano a Trapani, è stato affidato l’immane compito di unire l’Italia sotto il segno dem. Del resto, l’Italia, turrita e stellata, non ha il volto di una giovane donna? Non certo quello del barbuto Garibaldi, che l’Italia voleva unire, sullo stesso itinerario, da Marsala al Trentino.

Finite le ideologie, sono pure finiti i partiti; e ora proliferano i movimenti fai da te. Alla semantica politica di un tempo si è sostituito un vocabolario di ambigui significati, frutto delle lotte fratricide per le candidature alla Camera e al Senato.  Delusi, sacrificati, autosospesi e, anche, partigiani dem (che vuol dire?). Il Carnevale di febbraio ben propizia il Carro di Tespi elettorale, su cui sono saliti, o da cui sono scesi, i mascariati delle varie liste. Si cambiano casacche e appartenenze dopo “matura” (?!) riflessione, secondo il rituale linguaggio usato dai saltafosso e dai voltagabbana. Ormai piombati nelle lotte tra fazioni (e persino tra famiglie), non vale più scomodare Max Weber per giudicare le nostre vicende politiche. Basterà l’ausilio storico del particulare di Guicciardini.

Impressioni a parte, non si può nascondere il fatto che il “centralismo democratico”, un tempo direttiva del Partito Comunista, sia oggi messo in campo da tutte le formazioni politiche per collocare amici e fedelissimi nel Parlamento. Da qui, una vera e propria implosione della periferia politica, a torto o a ragione dei meriti acquisiti; mentre il groviglio stesso creato dalla legge elettorale sulle preferenze uninominali (e il loro trascinamento automatico sul simbolo dei partiti) priva il cittadino della possibilità di scelte personali.

Se, infine, si è seguìto un metodo ribaltato nella scelta, prima, dei candidati, poi della elaborazione dei programmi, caricati di bonus e riforme più o meno praticabili, è chiaro quali possano essere state le preoccupazioni dei “cerchi magici” di destra e di sinistra.

Roma ladrona! di bossiana memoria ha lasciato le rivalse della Lega Nord, ora che un mediocre parvenus del movimento leghista nutre ambizioni “nazionali”. Ma Roma non ha smesso, per questo, di essere arbitra delle scelte politiche in funzione degli equilibri di potere, centrali e periferici. Il caso, emblematico è, per la Sicilia, la sua subalternità al centro politico romano, nonostante i suoi organismi decisionali autonomi.

 

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