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LA CONDANNA DELLA CORTE DI STRASBURGO E LE VICENDE DEL G8 DI GENOVA

di Pino Alcamo

I

Il Parlamento italiano, con la votazione della Camera dei Deputati del 5 Settembre 2017, ha approvato, in via definitiva, la legge che introduce il “reato di tortura”. – E’ stato necessario un iter di quattro anni, durante il quale il dibattito ha diviso le forze politiche. – La legge è stata voluta dalla maggioranza, è stata criticata da Forza Italia, dalla Lega e dai Fratelli d’Italia.- Su posizioni critiche, si sono astenuti i parlamentari del Movimento 5 Stelle.-

La legge si compone di due articoli, aggiunti al Codice Penale. – L’art. 613 bis introduce il “reato di tortura”; l’art. 613 ter il “reato di istigazione alla tortura”. -

Con il reato di tortura viene punito “chi, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà, provoca acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. -

Per tale reato è prevista la pena della “reclusione da quattro a dieci anni, aumentata sino a un massimo di dodici anni se a commettere il fatto è un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri”. -

Il reato non ricorre se le sofferenze sono conseguenza unica della esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. -

Le pene previste sono aumentate gradatamente se dai fatti derivi una semplice lesione personale ovvero una lesione personale grave o gravissima. – Se ne deriva la morte volontaria la pena prevista è l’ergastolo. -

Si applica la reclusione da 6 mesi a tre anni al Pubblico Ufficiale o incarico di un pubblico servizio che istiga a commettere il delitto di tortura, se l’istigazione non è accolta ovvero se l’istigazione è accolta ma il delitto non è commesso. -

Le informazioni o le dichiarazioni, ottenute mediante il delitto di tortura, non sono utilizzabili nel processo penale, secondo l’art. 191, comma 2 bis C.P.P.-

E’ previsto il divieto di respingimento, espulsione o estradizione di una persona quando vi siano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura. -

 

II

Questo il contenuto della nuova legge, che arriva dopo ben 28 anni dalla ratifica, da parte dell’Italia, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. – Che arriva dopo la condanna della Corte di Strasburgo per le vicende del G8 di Genova e le richieste dell’Ue di colmare il vuoto normativo. -

Che arriva dopo “altri casi ritenuti di tortura”, avvenuti in Italia.-.

Il 7 Aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per le torture subite da Arnaldo Cestaro, un attivista italiano picchiato a Genova nel mese di Luglio del 2001, durante il blitz della polizia alla scuola Diaz.- La condanna fu giustificata dal fatto che l’Italia non prevedeva nel suo ordinamento giuridico il reato di tortura.- Secondo la Corte, il Cestaro venne aggredito da parte della polizia a calci e a colpi di manganello “in assenza di ogni nesso di causalità tra il comportamento dell’uomo e l’uso della forza da parte degli agenti”.

Nel mese di Aprile 2006 il Governo Italiano ha dovuto risarcire i danni morali e materiali, oltre alle spese processuali, sostenuti da sei soggetti, sottoposti a violenze e torture nella caserma di Bolzaneto, in occasione del G8 di Genova del 2001.-.

Nel Dicembre del 2015, la Corte europea ha riconosciuto le ragioni di Andrea Cirino, che aveva presentato denuncia contro 15 poliziotti, dai quali era stato sottoposto a tortura nel 2009 mentre era detenuto nel carcere di Asti. -

I torturatori di costui non sono mai stati condannati perché in Italia non esisteva il “reato di tortura”. -

Da qualche tempo la famiglia Cucchi ha denunciato carabinieri, polizia penitenziaria, medici accusandoli di tortura nei confronti di un proprio familiare (“la Repubblica”, p.2 del 6-7-2015). -

III

Il testo della legge risulta ampiamente criticato. – Da categorie, associazioni, politici, giuristi. -

Gianni Tonelli, segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) ha qualificato la legge “un pasticcio legislativo che mira a compromettere la sicurezza e l’operatività delle Forze dell’ordine, ammanettandole e disarmandole”. – Costui critica, soprattutto, la previsione della c.d. “tortura psicologica” (un verificabile trauma psichico), che potrebbe essere imputabile anche solamente per aver intimato l’arresto. – Conclude sostenendo che “ogni anno 6 mila agenti finiscono in ospedale perché picchiati da criminali e da balordi di strada, e non succede nulla” (“la Repubblica”, p. 7 del 6-7-2015). -

Duro il commento della Lega, secondo cui trattasi di “una legge che non punisce la tortura, ma serve solo a criminalizzare le Forze dell’ordine” (“la Repubblica”, ibidem). -

Il presidente di Amnesty Internazional Italia, Antonio Marchesi, afferma “tra il niente e questa schifezza, Amnesty sceglie di avere qualsoca” (“la Repubblica”, p. 2 del 6-7-2015). -

L’associazione Antigone commenta: “Legge lontana da ciò che volevamo. Da domani al lavoro per farla applicare nei tribunali e migliorarla” (“la Repubblica”, ibidem). -

Il provvedimento, voluto dal PD e appoggiato dalla maggioranza di governo, risulta osteggiato da Forza Italia, il cui esponente Paolo Sisto ha dichiarato: “La maggioranza trasforma il Paese in uno Stato di polizia” (“la Repubblica”, ibidem). -

Sul piano giuridico, il testo di legge è stato criticato dai Giudici di Genova, che decidono sui fatti del G8 del 2001.- Il reato di tortura, difatti, è configurabile nella ipotesi di “una pluralità di condotte”, per cui resterebbe discutibile se applicabile ai fatti del G8.-.

Il promotore della legge Ronconi non ha partecipato al voto al Senato, sostenendo che “il nuovo testo del provvedimento è lontano dalla Convenzione dell’Onu, che prevedeva un reato proprio, vale a dire ascrivibile solamente ad un pubblico ufficiale. – Si rischia l’incostituzionalità” (“la Repubblica”, p. 11 del 4-7-2015). – Nel testo definitivo, invece, il reato di tortura è previsto come reato comune, vale a dire commesso da chiunque, e aggravato se consumato da un pubblico ufficiale. -

Altri punti di contrasto riguardano il “verificabile trauma psichico”. – Resta difficile pensare che, magari dopo tanti anni, sia ancora verificabile simile trauma. -

Il fatto reato deve essere commesso “mediante più condotte”. – Se invece la condotta resta unica, il reato non dovrebbe ricorrere. – Non risulta chi fissa, inoltre, “i parametri per stabilire se il trattamento sia inumano e degradante per la dignità della persona e quale rapporto esiste tra le molteplici condotte e tale trattamento, previsti come alternativi (“la Repubblica”, p. 11 del 4-7-2017). -

Nella nuova legge, ancora, si applica la “prescrizione ordinaria”, mentre secondo molti giuristi il delitto di tortura dovrebbe essere imprescrivibile.-.

Vladimiro Zagrebelsky, già giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), sostiene che “la nuova legge è insufficiente. – Le sentenze di applicazione potranno essere valutate dalla Corte europea, la quale stabilirà se l’Italia continua a violare il divieto di tortura. E’ una argomentazione assurda sostenere che ipotizzare l’esistenza di atti di tortura offende le forze dell’ordine”. -

IV

In altri paesi europei il reato di tortura non esiste ovvero è punito come segue. -

In Francia, il reato di tortura è punito con la pena della reclusione fino a 15 anni. – La pena è aumentata a venti anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale. – Se alla tortura segue la morte della vittima la pena prevista è l’ergastolo. -

In Germania, non è prevista una norma specifica che punisca la tortura. – Tuttavia il pubblico ufficiale che costringe a “dichiarazioni o azioni” è punito con la pena della reclusione sino a 10 anni. -

Nel Regno Unito, il reato di tortura è previsto e ricorre quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, nell’esercizio delle sue funzioni, cagiona sofferenze fisiche o psicologiche. -

La pena prevista è l’ergastolo. -

In Spagna, il reato di tortura ricorre quando il pubblico ufficiale abusa del suo incarico per ottenere confessioni o informazioni ed è punito con la pena della reclusione dai 2 ai 6 anni se il fatto è grave; da 1 a 3 anni se non è grave (“la Repubblica”, p. 11 del 4-7-2017). –

 


 

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