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TURILLO E ATHOS DI SAN MALATO

DUE GRANDI SCHERMITORI TRAPANESI

Di Tonino Perrera

 

 

Il capostipite della famiglia fu Salvatore Malato, che fece fortuna agli inizi dell’ottocento con il commercio di corallo e soda

caustica. Da lui, nell’aprile 1838, nacque Sebastiano, che venne però chiamato “Turillo”, il quale ereditò l’ingente patrimonio

accumulato dal padre. Turillo era poco portato a ricalcare le orme paterne, perché era più propenso alle avventure e ai

divertimenti. Aveva anche velleità di fregiarsi di un titolo nobiliare e, così, dapprima si firmò “S. Malato e poi “Turillo di

San Malato” che aveva un certo sapore di nobiltà. Esuberante e spavaldo, fu per molti tristemente noto come spadaccino,

tanto che fu chiamato “il flagello di Dio” per la sua grande abilità in questa disciplina. Era l’epoca in cui le offese venivano

risolte normalmente con un duello all’arma bianca “all’ultimo sangue”; tuttavia – e per fortuna – l’incontro veniva interrotto

dal giudice appena uno dei due contendenti veniva ferito.

Turillo sposò una nobildonna, Giovanna Maria Staiti, e da questa unione nacque (ancor prima del matrimonio) il figlio Athos,

nome ispirato ovviamente dal famoso moschettiere. La grande passione per la scherma lo indusse a fondare a Trapani una

scuola di scherma, che fu molto frequentata e divenne famosa. Athos crebbe in questo ambiente e, già portato naturalmente

in quella nobile arte, ben presto si affermò, superando la fama del padre. Furono organizzati incontri di duello anche a livello internazionale con tutti i più noti schermitori del periodo, incontri che Athos vinse tutti. Se ne contarono più di quaranta.

Resta memorabile l’incontro con il campione italiano Filippo Salvati, con il campione spagnolo Felix Lyon, con il campione

argentino Rodriguez, con il francese Louis Damotte. Conscio del suo valore e desiderando più d’ogni altra cosa perseguire intenti

di “puro sport”, chiese e ottenne che negli incontri la punta dell’arma fosse arrestata a mezzo centimetro, così da far sgorgare

una goccia di sangue ma senza conseguenze più tragiche. Dell’incontro con Damotte, che si svolse a Parigi dinanzi a folto

pubblico, riportiamo le fasi finali scritte da un cronista dell’epoca: “Improvvisamente Athos di San Malato fa una spaccata e la

sua spada passa sotto il braccio di Damotte, che para e risponde al petto, ma Athos para e manda in aria la spada del suo

avversario nel momento in cui essa passava sotto il suo braccio e la punta penetra sotto l’ascella ferendo Damotte. Lo scontro è

finito, i testimoni portano subito il francese dentro una tenda per le medicazioni e San Malato vi si avvicina dicendo di volere

stringere la mano al suo valoroso avversario e i due si abbracciano”. Altro duello storico fu quello contro Eugenio Pini che si

svolse nel 1904 a Neuilly, alla presenza  di un centinaio di persone. A mezzogiorno preciso i due avversari sono di fronte, a

torso nudo, con l’avambraccio protetto fino al gomito. Il combattimento si sviluppa con assalti da ambo le parti e durante quattro

riprese gli attacchi sono vivacissimi ed emozionanti. Dalla fine della quarta ripresa Pini comincia a perdere terreno e alla settima

ha perduto circa sette metri dei quindici assegnati a ciascuno dei contendenti. Ogni ripresa dura due minuti, con un riposo di

tre minuti per le prime due, di cinque minuti per le  successive riprese. Il Pini continua a perdere terreno, San Malato tocca Pini

alla fronte da cui sgorga copioso sangue e i padrini fermano il combattimento che però viene ripreso poco dopo per espressa

richiesta del Pini. Alla diciassettesima ripresa Pini è sfiorato al petto ma nella successiva ripresa San Malato riporta una ferita al

palmo della mano causata da una vite collocata nell’impugnatura della spada. La ferita è ritenuta dai padrini dolorosissima e

decidono di sospendere definitivamente il duello che così finì sostanzialmente in parità dopo più di due ore e mezzo di durissimo combattimento. Alla fine i due avversari  si abbracciarono  in segno di rispetto per il reciproco valore.

Uno dei segreti dei suoi successi fu l’avere ideato un nuovo tipo di impugnatura della sciabola e inventato una tecnica

schermistica chiamata “ centralizzazione dell’arma al braccio”, tecnica poi adottata dal Regio Esercito. Questa nuova impugnatura

della sciabola è rivoluzionaria e consente una presa più naturale e “anatomica”, che gli americani chiamano “pistol grip” ed è

la più usata anche oggi in pedana.

Athos si propose di regolamentare il duello con una normativa ben precisa, e a questo fine scrisse il libro “La partita d’onore e

le sue leggi”, che tratta la materia sotto il profilo etico, giuridico e tecnico e che costituì la base per ulteriori approfondimenti di

questa disciplina.

Trapani ha voluto ricordare Salvatore Malato intitolandogli una piccola via in una traversa di via Torrearsa.

 

 

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