Archivi
Categorie

di Anna Burdua

Il Balio, ridente giardino pubblico di Erice, può considerarsi un vero e proprio monumento naturale per la sua incomparabile bellezza paesaggistica e ambientale. In questo luogo, il tempo sembra fermarsi, la tranquillità e la pace che si respirano sembrano trasportare il visitatore indietro nel tempo dando libero spazio alla fantasia per rincorrere miti lontani e memorie nascoste. Si estende lungo lo spazio contiguo al Castello di Venere. Affacciandosi da uno dei tanti belvedere del Giardino è possibile ammirare panorami talmente suggestivi e pittoreschi da rimanere col fiato sospeso: a valle la città di Trapani dalla particolare forma falciata, le isole Egadi, lo Stagnone di Mozia, il monte Cofano, Capo San Vito, il canale di Sicilia, il mar Tirreno.  Nelle limpide giornate è facile intravedere, guardando a nord-ovest l’isola di Ustica e a sud Pantelleria. Eccezionalmente Capo Bon. Assistere ad un tramonto da questo Giardino è come assistere ad uno spettacolo di vera magia, per la straordinarietà degli effetti visivi.

Il nome Balio deriva dall’antica fortezza ricostruita al tempo dei Normanni come residenza del Bajulo, il magistrato che, su nomina del Re, rappresentava l’Autorità locale. Il Bajulo amministrava la giustizia civile, penale e curava l’esazione dei tributi; nella stessa sede viveva anche la sua corte e scorta militare.

Ma, andiamo indietro nel tempo per conoscere un po’ meglio la storia di questo meraviglioso e decantato luogo.

Intorno alla seconda metà dell’Ottocento, il giovane Agostino Maria Alberto Pepoli, nobile mecenate discendente dal Casato bolognese dei Sieri Pepoli, venne ad Erice, allora Monte San Giuliano. Rimase incantato dall’incommensurabile bellezza della Città ma anche amareggiato nel costatare come tanti luoghi e monumenti versassero in pessime condizioni. Sentì che non poteva rimanere inerte e impassibile davanti a tutto ciò. Spinto dalla naturale generosità, caratteristica della sua famiglia, che non esitava ad investire il proprio patrimonio per la realizzazione di importanti e grandiose opere pubbliche, decise di intervenire presso le Autorità locali per poter fare qualcosa. Il 29 novembre del 1871 inviò una lettera al Sindaco di Erice in cui scriveva: “ avendo il desiderio che le torri col Muro ossia corpi avanzati del Castello si conservassero e non andassero a deperire fa preghiera alla S.V.I. affinché si voglia degnare esporre al nobile Consiglio Comunale che il sottoscritto sarebbe pronto a restaurarle sul gusto antico senza imbiancarle e far costruire una stradina dalla parte di ponente per la quale si possa andare liberamente al Castello, allorquando il suddetto Consiglio volesse permettere la cessione delle stesse insieme allo spazio che sta tra il Castello e le Torri non che l’altro spazio di terra che sta tra le torri e la città e nel quale verrà formato un giardinetto dove si permetterebbe d’intervenire il pubblico in dati giorni ed in date stagioni… e ciò mediante il canone di lire venticinque annuali… tenendo presente che un locale squallido e pericolante potrebbe diventare solido ed ameno”. Il Consiglio Comunale dopo varie perplessità e indecisioni, approvò la concessione delle torri al Conte “coll’obbligo di mettere a giardino per conto e nell’interesse del Comune quel tratto del terreno comunale appellato del Balio ………… ultimando il giardino nel primo anno della stipulazione del contratto”.  Il contratto fu firmato nel 1872. L’anno successivo iniziarono i lavori diretti dallo stesso Pepoli ed eseguiti a regola d’arte dalle maestranze ericine. Era intendimento del Conte trasformare quell’immensa proprietà in giardino all’inglese alberato di pini, noci, mandorli ed altri alberi da frutto e tutto quanto poteva attecchire in quei luoghi irti e scoscesi.

Per la realizzazione del progetto consultò due tavole del sacerdote ericino don Matteo Gebbia inserite nell’opera del Carvini “ Erice antica e moderna, sacra e profana” della seconda metà del secolo XVII dalle quali si poteva desumere quanto l’incuria di 150 anni avesse danneggiato le antiche strutture del monumento ed in particolare le torri, le più danneggiate. Inoltre, con il trascorrere degli anni, tutta quella ampia consistenza di terreno si era frazionata. Il Conte riuscì, con molte difficoltà, ad unificare ventitré proprietà tutte contigue e sottostanti al Castello per quasi cinquanta ettari di terreno. Si era riproposto, infatti, di ridurre l’intera contrada di Runzi in un unico ampio parco. Per primo si procedette allo spianamento della zona dinanzi le Torri del Balio per proseguire, quasi in contemporanea, con i lavori del primo tratto del sentiero per i Runzi la cui vegetazione selvaggia rendeva difficile e pericoloso il percorso soprattutto dal versante orientale del Balio da dove si giungeva fino alla chiesetta medievale di Santa Maria Maddalena, meta di numerosi fedeli soprattutto in alcuni periodi dell’anno.  La prima serie di gradini, che discendeva lungo un percorso a tornanti, si interrompeva ad un certo punto, su un piccolo spiazzo nel cui lato in pendio il Conte costruì una pittoresca fontana sovrastata da un muro di contenimento alto e robusto, caratterizzata da tre vasche comunicanti con tre nicchie, idonee per la collocazione di sculture ispirate alla mitologia.  Per rendere più sicuro il transito dei viandanti fece, inoltre collocare una serie di eleganti ringhiere lungo i fianchi del sentiero.   Dallo slargo della fontana, percorrendo una siepe si giungeva ad un’altra scalinata seminascosta da muretti disposti a semicerchi contrapposti da ampi pianerottoli, ideali per le soste all’ombra. Da questa scalinata si arrivava, allora come adesso alla Torretta Pepoli, simbolo di Erice per la sua particolare caratteristica copertura a tegole e la cupoletta d’ispirazione arabeggiante.  I lavori di riadattamento volgevano a termine ma perché il parco dei Runzi fosse come il Conte desiderava occorreva deviare la servitù di passaggio per Paparella, antico nome della località Valderice, che attraversava il parco. Il Pepoli si rivolse allora ancora una volta agli Amministratori ericini che rigettarono la proposta. Deluso, tornò a Trapani. Un altro grandioso progetto balenava, intanto, nella sua mente: la costruzione di un grande Museo che sarà intitolato a lui come la strada sulla la quale si trova.

 

I Commenti sono chiusi

Cerca
bed and breakfast RUA NUOVA

Clicca sull'Immagine x Ingrandire la locandina
Bed And Breakfast
RUA NUOVA

Calendario
giugno: 2018
L M M G V S D
« mag    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  
Visite