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VIA LIBERA ALLA PESCA DEL CICIRELLO E DEL ROSSETTO ANCHE IN SICILIA.

Ma Trapani non è inclusa tra gli uffici territoriali della pesca.

Di Filippo Camuto

Finalmente il Ministero delle Politiche Agricole e della Pesca ha autorizzato, con proprio decreto a firma del dirigente generale del dipartimento risorse marittime, Riccardo Rigillo, l’attività di pesca «speciale» del cicirello (Gymnammodites Cicerelus) e del rossetto (Aphia Minuta) in Sicilia, dal primo gennaio al 31 marzo 2018. Ciò è avvenuto dopo lunghi tempi di attesa dei pescatori siciliani discriminati dal Governo Nazionale, in quanto tale attività di pesca veniva praticata particolarmente in Liguria e Calabria e vietata in Sicilia.

Invero, la marineria trapanese, di fronte al divieto del Ministero, nonostante l’impegno profuso dall’Assessorato Regionale Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, dalle Associazioni del settore e dall’armatore Salvatore Bosco, esperto imprenditore del comparto marittimo, già Consigliere Comunale di Trapani, abbia energicamente protestato per iniziare e difendere la propria attività di pesca del cicirello, molto gradito e richiesto dai trapanesi.

Ora, dopo il lungo tempo trascorso, si può dire che il Dott. Dario Cartabellotta, direttore del dipartimento della pesca mediterranea, che sin da quando era Assessore regionale all’Agricoltura e Pesca si è interessato fattivamente della questione, può dire di essere soddisfatto del risultato raggiunto. Infatti, lo stesso afferma: «Si riapre, così, la pesca speciale del cicirello e del rossetto, interrotte diversi anni addietro. Questa autorizzazione rende giustizia alla pesca siciliana assicurando possibilità di reddito e di occupazione ai nostri pescatori. Questa battaglia, ad ogni modo, è servita per affermare la supremazia della pesca artigianale a livello comunitario. In un primo momento non era riconosciuta, poi, invece, l’Unione europea ha dato il via libera alla pesca artigianale. In questo modo coniughiamo ambiente, economia e posti di lavoro». E, aggiungiamo noi, la possibilità di potere comprare serenamente e cibarci di un pescato dalle ottime qualità nutritive. Così si spera che i pescatori possano rimettere in esercizio le imbarcazioni che erano state dismesse e crearne di nuove.

È il caso, ora, di fare una osservazione sulla scarsa presenza di pesce nel Canale di Sicilia, fatta eccezione per qualche zona di mare, ben nota. Secondo le statistiche è emerso che il pesce viene a mancare anche per via delle maglie troppo strette delle reti che catturano il novellame che assicura il ricambio biologico della produzione. Allargare invece le maglie delle reti significa proteggere il novellame, fare il contrario, porta alla distruzione delle risorse della pesca per il consumo umano.

Tale materia è rigorosamente attenzionata dall’Unione Europea che, a Bruxelles, raccomanda con forza la salvaguardia delle risorse marine, ed inoltre che bisogna finirla con l’uso delle reti a maglie strette per la cattura dei pesci «perché è una vera e propria razzia», il mare si depaupera, come è successo per diverse specialità di pesce, ormai quasi inesistenti nel nostro mare.

Altra questione che bisogna risolvere è quella, più volte evidenziata in questa Rivista, della «svista» dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e della Pesca di non avere incluso Trapani, città marinara per eccellenza, fra i nuovi 13 Uffici Territoriali della Pesca in corso di istituzione. E ciò è avvenuto nonostante avessimo indicato per la sua ubicazione, il palazzo sito in via Mazzini n. 2 di Trapani, di proprietà regionale, in atto non utilizzato.

E’ giunto il momento che Trapani chieda con forza l’intervento dell’Assessore regionale competente On.le E. Bandiera e del Dirigente Dario Cartabellotta, affinché venga sanata tale inaccettabile lacuna.

 

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