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di Salvatore Costanza

Adoro le date, ma pur che da molto passate, scriveva Guido Gozzano “al crepuscolo” della poesia civile italiana. Per gli eventi storici, di cui quest’anno ricorrono gli anniversari, e che hanno profondamente segnato la nostra comunità, la memoria ha riservato giudizi controversi, come il ’48 risorgimentale, o il 1918, anno della “vittoria mutilata” dell’Italia nella prima guerra mondiale; o ancora il ’68 della “contestazione globale” di mezzo secolo fa. I “formidabili anni” dell’agiografia sessantottina di Mario Capanna hanno però lasciato il posto al disinganno, o ai saltafosso di quanti si sono allogati negli interstizi del potere. E qualcuno è passato, addirittura, da Lotta continua ai vertici di Forza Italia.

Ceneri di un movimento, che pure aveva rinnovato schemi mentali, e ribaltato usurate ideologie. Del terremoto nella valle del Belìce, il 14 gennaio 1968, sono rimaste altre macerie, a persuaderci della fragilità dell’ambiente come quella delle ideologie.

Ma c’è un anno che bisogna ricordare, per il suo duplice significato: il 1948, anno della nostra Costituzione repubblicana, e quello delle elezioni del 18 aprile per il Parlamento nazionale, il cui esito ha regolato per mezzo secolo, sotto veste democristiana, le vocazioni centriste e moderate degli elettori. Lo scandalo di “mani pulite”, nel ’92, faceva volare gli stracci di un sistema politico logoro e corrotto, ma non rompeva gli equilibri del sistema economico e finanziario, ormai saldatosi ai livelli alti dei partiti.

Negli anni della Seconda Repubblica, la crisi del sistema politico non ha trovato, né poteva trovare, soluzioni nel recupero di personalità più o meno indipendenti dai vecchi partiti (Dini, Monti, Prodi). Peraltro, a destra il velleitarismo berlusconiano, e a sinistra la mancanza di una organica e credibile alternativa al disagio sociale, hanno creato, soprattutto nelle giovani generazioni, sfiducia nelle istituzioni e assenteismo civile.

Di fronte a un tale pesante consuntivo, gli Italiani sono chiamati il 4 marzo a votare con una legge elettorale pasticciata che non aiuterà, certo, a far chiarezza sulla governabilità; e che, per i meccanismi della stessa legge, non lascia gli elettori veramente liberi di scegliere i propri rappresentanti, del resto ben calibrati negli equilibri di potere dei partiti che li avranno  nominati.

L’affluenza dimidiata degli elettori farà il resto, quale segnale del distacco tra il paese reale e il paese legale. Alle formali coalizioni destra/sinistra, il movimento Cinque Stelle, proclamando la propria autonomia dalle stesse coalizioni, si offre (per necessità) ai futuri giochi di potere, non potendo ricevere una maggioranza di voti tale da abilitarlo, da solo, al governo.

I sondaggisti – questa nuova categoria di astrologi del diorama politico – prevedono la vittoria del fronte di Destra coi Tre uomini in barca, per non parlare del cane, che rimanda, per analogia, ai protagonisti del romanzo di Jerome K. Jerome. Il cane è, naturalmente, quello di Berlusconi (Dudù). Ironia a parte, se un giornale come “L’Economist” sostiene che sarà Berlusconi a salvare l’Italia, bisogna pensare che si offra ai lettori un paradosso (considerata l’opinione che del cavaliere si ha all’estero) per dare un’idea della crisi in cui versa il nostro paese. E’ vero però che, frantumato il tradizionale Centro, l’asse politico si è spostato a destra, nel magma tra populismo e falso patriottismo; mentre lo stesso assetto regionale dello Stato mostra le sue carenze, che si vogliono colmare con altre garanzie di autonomia, e quindi con un ulteriore scollamento tra Stato e Regioni.

Al compito di salvaguardare tutto ciò che la Costituzione repubblicana ci garantiva, la Sinistra non ha mostrato di esercitare bene il suo ufficio, disperdendosi in alchimie di fusione politica, fino alla recente scissione. Le ragioni dei “compagni separati” (il recupero dei delusi dalle tentazioni moderate del PD) non militano, comunque, a favore di una strategia alternativa che, elettoralmente, non può che valutarsi sui numeri. Ma resta, comunque, nei disorientati elettori della Sinistra più o meno silenziosa il dubbio che in operazioni del genere prevalgano, pur sempre, rivalse di potere interno.

L’esito delle elezioni del 4 marzo p. dirà se, nel bilancio dei costi della scissione, ci siano i ricavi di una maggiore libertà per Renzi di giungere all’agognato inciucio con Berlusconi, il quale per ora pensa solo a far vincere la coalizione di destra.  

Considerazioni, tutte queste, che non ci fanno prevedere un 2018 ascrivibile alle date “formidabili” della storia d’Italia. E, del resto, speriamo sempre che qualcosa d’altro, di diverso accada. Perciò, ancora col poeta, adoriamo, con le date pur da molto passate, quelle molto di là da venire.

 

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