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di Tonino Perrera

Il fenomeno del brigantaggio, già presente nell’Italia preunitaria, assunse, specialmente nel meridione d’Italia, proporzioni allarmanti dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Ciò perché l’introduzione del servizio militare obbligatorio – che allora durava sette anni -, determinò grande malcontento nella popolazione che basava la propria economia essenzialmente sull’attività agricola e che vedeva, in tal modo, ridotta la propria forza lavoro.  In conseguenza di ciò, numerosissimi furono i renitenti alla leva, che si diedero alla macchia, andando ad ingrossare le fila dei veri e propri briganti.

Per porre un argine a tutto questo, già da alcuni decenni erano stati creati dei corpi di milizia, con lo scopo precipuo di combattere il brigantaggio.  Il dittatore Garibaldi, con decreto del 22 ottobre 1860, trasferì la Milizia nazionale siciliana (comandata da Nicolò Turrisi Colonna) nella Guardia Nazionale e nell’agosto 1861 venne emanata una regolamentazione unica per tutte le unità presenti nel territorio del neonato Stato italiano. Ma la Guardia Nazionale si trovò a dover affrontare anche tutti coloro che si dimostrarono contrari all’avvento sabaudo.

Il 1° gennaio 1862 insorse Castellammare del Golfo al grido “Fuori i Savoia, abbasso i pagnottisti, viva la Repubblica”. Fu ucciso il comandante della Guardia Nazionale, Francesco Borruso, assieme alla moglie e a due ufficiali, furono messi in fuga o uccisi guardie e soldati accorsi da Alcamo e Calatafimi, e la Pirocorvetta “Ardita” fu accolta a cannonate. Successivamente, il generale Quintini, con i suoi bersaglieri provenienti da Palermo e Trapani, ebbe la meglio sui rivoltosi, che furono fucilati in gran numero. E’ famoso l’aneddoto della banda che faceva capo a Pasquale Turriciano che, renitente alla leva, aveva organizzato un gruppo di disertori che si opponevano ai Savoia. I bersaglieri piemontesi, alla ricerca di questa banda, trovarono alcuni malcapitati in contrada Falconeria e li fucilarono. Ecco l’elenco dei “pericolosi banditi”:

-      Mariana Crociata, cieca, analfabeta, di anni 30;

-      Marco Randisi, storpio, bracciante agricolo, analfabeta di anni 45;

-      Benedetto Palermo, sacerdote, di anni 46;

-      Angela Catalano, contadina, zoppa, analfabeta, di anni 50;

-      Angela Calamia di anni 70, handicappata, analfabeta;

-      Antonino Corona, handicappato, di anni 70

- Angela Romano di quasi 9 anni, accusata di “brigantaggio”

 

Successivamente, durante la ricerca di altri insorti, le truppe piemontesi circondarono Marsala e arrestarono oltre tremila persone, – parenti dei ricercati – tra cui donne e bambini, che furono rinchiuse per varie settimane in dei sotterranei privi di aria e di luce.

A Pantelleria il colonnello Eberhard riuscì a convincere 400 isolani a collaborare con l’esercito savoiardo e rastrellò l’isola, catturando così una ventina di rivoltosi, che furono rinchiusi a Trapani nelle carceri della Colombaia, da dove alcuni riuscirono tuttavia a fuggire. Dei rimanenti 14, dieci furono condannati a morte e gli altri ai lavori forzati.

La Guardia Nazionale doveva però avere vita breve, poiché in essa cominciarono a confluire persone di dubbia moralità – se non addirittura briganti – che contaminarono l’essenza di questa istituzione. Il definitivo scioglimento avvenne nel luglio 1876.

 

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