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Non era facile trattare di politica ieri, e continua a non essere facile trattarne oggi.

Lasciamo perdere quella nazionale, inquinata dalla volontà degli ormai arcinoti poteri forti che si sono sostituiti alle sovranità nazionali, Italia in primis, per impedire di raggiungere l’illusione di un obiettivo di coesione europea.                                         Trattiamo piuttosto della politica regionale e, a seguire, di quella locale.  

Nello Musumeci, riconosciuto persona onesta e perbene, avrà l’arduo compito di ricostruire la Sicilia dopo il disastro dell’allegra gestione di Rosario Crocetta. Un disastro che inizia con il gravissimo debito della Regione che rischia il default, per continuare con gli affari correnti lasciati in disordine per gravi negligenze. Tra questi, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani; problema per la cui risoluzione Crocetta aveva avuto dal Governo nazionale ben 18 mesi di tempo (un anno e mezzo) più ulteriori 18 mesi. Così, dopo non essere riuscito nell’impresa, ha lasciato in eredità anche questo nodo da sciogliere. Ovviamente, il Governo nazionale a guida PD, che tanto buono era stato con l’amministrazione regionale di centro-sinistra, ha concesso al neo-eletto Musumeci, del fronte politico opposto, soltanto 3 mesi di tempo, contro i 36 accordati al predecessore.

Ma i problemi di Musumeci non sono soltanto questi. Deve sapersi destreggiare anche all’interno della sua stessa maggioranza, dove il politicamente “vecchio” Gianfranco Miccichè, coordinatore regionale di Forza Italia, famoso per non concedere nulla neanche al suo stesso partito, certamente non sarà generoso con l’alleato Musumeci. Ricordiamo cosa abbiamo scritto nell’editoriale del numero scorso, subito dopo l’elezione del nuovo Presidente e prima ancora che si cominciasse a discutere della composizione della giunta: «L’unico cruccio, a nostro parere, rimane il condizionamento che potrebbe tentare di operare il rappresentante di Forza Italia, Gianfranco Miccichè, forse troppo legato a vecchie visioni politiche della prima e della seconda Repubblica.»

E certi sviluppi – anche in provincia di Trapani – sembrano darci ragione. Ricordiamo che Micciché aveva voluto il ritiro dell’unico candidato trapanese di Forza Italia, Giuseppe Guaiana, per far posto ad un suo “preferito” (poi non andato tanto lontano nelle preferenze degli elettori). A fronte di tale concessione aveva pubblicamente promesso che il trapanese Guaiana avrebbe trovato posto nella squadra assessoriale regionale in quota Forza Italia. Questo, ovviamente, prima delle elezioni. Dopo le elezioni, a quanto è dato sapere, si è rimangiato tutto, ignorando i patti stretti all’interno del suo stesso partito.                            Se questo è il soggetto, c’è da giurare che, qualora l’Assemblea non dovesse votarlo per la presidenza dell’ARS (cosa non difficilissima perché il personaggio non è proprio di quelli simpatici a tutti), la maggioranza andrebbe a farsi benedire, con conseguenze disastrose per gli interessi reali della Sicilia e di tutti i siciliani.

D’altronde, il personaggio era un abile venditore prima di improvvisarsi uomo politico in posti di grande responsabilità. Ci chiediamo: Berlusconi, che lo ha avuto come venditore di pubblicità per le sue televisioni prima di farne un suo pupillo politico, cosa ne pensa? Intanto, grazie al coordinatore regionale di Forza Italia, la città e l’hinterland non sono rappresentati alla Regione. Non ci resta che affidarci alle capacità e al buon senso del neo-Presidente, che nel nostro territorio ha comunque saldi punti di riferimento.  E che Dio ce la mandi buona, perché in questo momento la città non naviga proprio in buone acque.

E veniamo, appunto, ai problemi di casa nostra.  Trapani vive un momento di grande difficoltà, in conseguenza di una precedente amministrazione “condizionata” e della successiva nomina di un Commissario regionale nella persona del dottor Francesco Messineo, forse buon magistrato ma certamente non un fulmine di abilità amministrativa.

Sgombriamo subito il campo da inutili e sterili discussioni circa la nomina del Commissario regionale al comune di Trapani, come conseguenza del voto che avrebbe dovuto essere, secondo le aspettative di qualcuno, un plebiscito per l’unico candidato lasciato in libertà.  Alcuni, infatti, attribuiscono la colpa di questa  amministrazione commissariale ai trapanesi stessi, i quali avrebbero dovuto votare in massa per l’unico candidato sopravvissuto agli avvisi di garanzia.  Omettono, però, di considerare che i trapanesi non hanno gradito i tempi delle iniziative giudiziarie, che hanno interessato – immediatamente prima e immediatamente dopo la presentazione delle candidature – i due candidati di centro-destra. Molti si sono chiesti: perché non intervenire prima? Perché non consentire allo schieramento di centro-destra (largamente maggioritario in città) di trovare altre candidature? Perché lasciare in campo il solo candidato di centro-sinistra? I trapanesi non hanno gradito quella che hanno considerato – a torto, ne siamo sicuri – una ingerenza giudiziaria nella politica cittadina. Così facendo, però, si sono ritrovati fra capo e collo un Commissario straordinario. Il quale – ironia della sorte – è un magistrato.

Sia come sia, comunque, la città è ridotta ai minimi termini di vivibilità, tanto da meritarsi l’ultimo posto nella graduatoria nazionale.   Sarebbe stato necessario tutto l’orgoglio e la trapanesità di un sindaco e di un consiglio comunale per uscire fuori dal fango e dal letargo.  Invece, ci hanno rifilato un Commissario che non conosce la città, la sua vocazione e la sua storia, tanto da bloccare lo sforzo turistico di questi anni che aveva dato la possibilità a migliaia di cittadini disoccupati di crearsi un lavoro senza dovere sottostare agli artigli della criminalità organizzata.

Infatti, cosa ha fatto il commissario-magistrato? Si è precipitato ad annullare l’adesione del Comune Capoluogo al Marketing intercomunale per l’aeroporto, mettendo così a rischio l’intera economia della provincia.  Il motivo appare molto sottile e certamente inadeguato al cospetto dei benefici ottenuti dal traffico aereo nazionale e internazionale che ha portato a Trapani legioni di turisti.

Se non abbiamo compreso male, il dottor Messineo avrebbe voluto ottenere un contratto con il quale la Ryanair (o chi verrà) si impegnasse a portare a Trapani, ad esempio, 2 milioni di turisti; sotto la quale soglia, dovrebbe restituire parte della cifra riconosciuta.

Dall’altra parte si risponde: “ccà nisciuno è fesso”. E hanno ragione. La sola presenza di voli “low cost” da e verso Trapani è già una pubblicità enorme che da sola ripaga il costo dell’operazione. Forse non sa, il Signor Commissario, che la promozione turistica del territorio è compito istituzionale degli enti locali territoriali (Comuni, ex Province e Regione), i quali per la bisogna si servono di agenzia pubblicitarie pagate profumatamente. Cosa che il Comune di Trapani non fa, affidandosi al ruolo supplente delle compagnie aeree. E ignora, il Signor Commissario, che l’aeroporto di Birgi è stato ben risarcito dello Stato per il blocco subìto nel bombardamento della Libia. Ignora, infine, che gran parte della spesa è coperta dalla tassa di soggiorno, senza considerare i proventi dalla tassazione indiretta degli occupati in alberghi, B&B, ristoranti, bar, eccetera. E che dire dell’altro capolavoro del Signor Commissario, il ritiro della adesione di Trapani dal Distretto Turistico della Sicilia Occidentale?

Da trapanesi, amanti della città e della sua storia, ci sentiamo offesi e abbiamo il dovere di reagire con tutti i mezzi legali e democratici a disposizione per convincere il Commissario a rivedere la sua posizione.

Ad oggi, gli unici appoggi il dottor Messineo li ha raccolti in una parte del centro-sinistra, forse ancora adirato per non essere riuscito a prendersi la città che le era stata offerta su un piatto d’argento.

Ma la politica non basta a spiegare il “mistero Messineo”. Perché la regione crocettiana non si è limitata a mandarci un commissario per l’ordinaria amministrazione? Un commissario magari non brillantissimo, che si limitasse a “passare le carte”, ma che si astenesse da iniziative punitive nei confronti dell’economia cittadina?

 

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