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IL DIVIETO DI OGNI FORMA DI VIOLENZA SUI BAMBINI,

COMPRESI SCULACCIATE, SCAPACCIONI, SCAPPELLOTTI

di Pino Alcamo

I

Con sentenza del 1996 la Corte Costituzionale ha motivato il divieto di ogni forma di violenza sui bambini anche per ragioni correttive, come metodo educativo familiare o di educazione scolastica.-

Anche la Corte di Cassazione, con sentenza del 19 Giugno del 2000 ha stabilito che “Lo ius corrigendi del padre o dei genitori o di chi ne fa le veci, in genere, non legittima le lesioni cagionate al figlio o al ragazzo”.-

Una ricerca dell’Endcorporal Punishment.Org ha concluso che in 52 paesi del mondo le punizioni corporali sui bambini sono vietate dalla legge.-

Gli psicologi sono concordi nel sostenere che la punizione corporale o fisica, gli schiaffi non educano.-

Eppure, il 57% degli intervistati è convito che “uno schiaffo ogni tanto non fa male ad alcuno”.-

Secondo il 26% di essi “lo schiaffo risulta educativo”.- Il 5% usa tale mezzo di violenza fisica ogni giorno.- Secondo il parere del 15% la punizione più efficace è la sculacciata.- Mentre il 68% è convinto che il metodo più efficace di educazione sia la restrizione o la proibizione di determinate attività.-

Il 50%  ritiene che il pilastro della educazione consista nel dialogo con i figli, con i ragazzi, con gli studenti, e che l’educatore, in ogni caso, deve “saper ascoltare”.-

Il 27% dei genitori italiani ammette di fare ricorso alle punizioni corporali; mentre il 25% lo esclude categoricamente.-

In Italia la violenza, magari sotto forma di classica sculacciata, è comunemente ammessa e permessa.- Ha radici in un tempo lontano, in cui i bambini potevano essere percossi addirittura a scuola, con l’uso della bacchetta di legno da parte di maestri e maestre.-

II

Le percosse a scuola da parte della maestra mi portano alla mente un episodio molto triste, occorsomi quando, a sette anni, frequentavo la seconda classe elementare.- Erano ancora gli anni della seconda guerra mondiale, i tempi degli “sfollamenti nelle campagne” lontani dalle città.-

A Buseto Palizzolo, contrada Battaglia, la scuola elementare era gestista da un convento di suore.-

Ero molto bravo, attento, curioso, conoscevo molto bene le “tabelline”, che tenevo scritte su un quadernetto molto caro.-

Una mattina mi chiama la suora-maestra ed io mi avvicino alla cattedra convinto di dover ripetere le amate tabelline.- Invece, la maestra intendeva controllare la tenuta del quadernetto ed avendolo trovato ricco di “pupazzetti”, da me disegnati con cura sotto ogni tabellina, mi colpisce ripetutamente, con violenza e rabbia, sulle nocche delle dita con una bacchetta di legno.-

Ricordo l’episodio con una nettezza e con un dispiacere indimenticabili.- Non piansi per orgoglio e per la consapevolezza che la punizione, oltre ad essere eccessiva, non aveva giustificazione.- I pupazzetti non erano scarabocchi perché disegnavo benino, perché ero convinto di avere adornato il mio quadernetto, perché ritenevo di essere uno scolaro attento e meritevole.-

Mia madre venne a scusarsi immaginando una mia “mancanza scolastica”.-

Oggi la realtà è del tutto cambiata.- Una insegnante, che picchia l’alunno, viene querelata o addirittura aggredita e picchiata dai genitori.- Ma, soprattutto, viene aggredita se si permette di redarguire, di vietare una condotta scorretta, di valutare, comunque, negativamente l’alunno.-

III

La Giurisprudenza di questo paese ha sottolineato che l’uso della violenza non può mai avere scopo educativo.-

Infatti, l’ordinamento giuridico attribuisce dignità alla persona anche se minore e la considera, a tutti gli effetti, titolare di diritti.- Deve essere considerato come superato il concetto di “minore solo oggetto di protezione da parte degli adulti”.-

La valenza negativa della violenza è stata, quindi, bandita come finalità e perseguimento dello  sviluppo armonico ed equilibrato del minore.-

Appare, quindi, anacronistica una educazione fondata sulla “vis modica” come strumento di correzione, come era stata espressa nel codice penale del 1930, superato dai tempi e dalla cultura.-

Peraltro, le norme giuridiche vanno interpretate alla luce della normativa internazionale e nazionale.-

Appare centrale la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino” del 1989, che espressamente “riconosce al bambino il diritto al pieno ed armonico sviluppo della personalità, ad essere allevato, istruito e curato nello spirito di pace, dignità e tolleranza, e ad essere tutelato da ogni forma di violenza, fisica o mentale” (Saccucci- Riflessioni sulla tutela internazionale dei diritti dei minori, in Giur. it., 2000,222).-

IV

Dunque, la punizione dietro la lavagna, le ginocchia sui ceci, lo scapaccione, lo scappellotto, la sculacciata debbono ritenersi metodi di educazione superati.- Metodi di tempi in cui i genitori, i maestri, avevano la “mano pesante”.- Si usavano il battipanni, la cinghia dei calzoni, autentiche frustate, che segnavano il corpo per poco, ma l’animo a volte per sempre, in maniera indimenticabile.- Creavano, forse, un seme di odio generazionale, ed è dubbio che facessero crescere migliori.-

L’Università del Texas e del Michigan hanno studiato le reazioni di 160 mila soggetti ed hanno concluso che le percosse peggiorano le persone, quindi, il mondo; che le botte non servono e creano adulti violenti.-

Ovviamente, pericoloso rimane anche il “lassismo assoluto, il permessivismo totale senza controlli”, che conduce a subire qualsiasi azione, comportamento dei figli, dei ragazzi, degli alunni.-

Di recente, il Parlamento francese ha approvato il “divieto di sculacciata” dei minori da parte di maestri e genitori.- La Francia si aggiunge, pertanto, ad un elenco di 51 paesi, da tempo contrari ad ogni forma di punizione corporale, considerata inutile e anche dannosa.- Aveva iniziato la Svezia nel 1979, seguita nel 1983 dalla Finlandia, dalla Tunisia, dalla Polonia, dal Lussemburgo, dall’Irlanda, dall’Austria, da Cipro, dalla Danimarca, dalla Lettonia e dalla Croazia e da molti altri paesi nel mondo.-

Nel 2000- 2006, hanno provveduto  MongoliaParaguay,  Slovenia, BulgariaGermania, Islaele, Turkmenistan, Islanda, Romania, Ucraina, Ungheria, Grecia, Paesi Bassi, Nova Zelanda, Portogallo, Spagna, Togo, Venezuela, Liechtenstein, Costa Rica, Moldavia, Albania, Kenia, Repubblica del Congo, Sud Sudan.- Nel 2012-2014 Honduras, Macedonia, Malta, Brasile, Bolivia, Capo Verde, Argentina, Saint Martin, Estonia, Nicaragua, Andorra, Benin, Perù, Mongolia, Slovenia,   Repubblica di San Marino.-

L’ art. 17 della “Carta Europea dei diritti sociali” vieta le pene corporali.-

Nel 2015 il Consiglio d’Europa aveva condannato la Francia perchè ancora priva di una legge che vietasse le pene corporali.- E’ probabile che anche l’Italia venga presto condannata per le medesime ragioni.-

Anche nei paesi anglosassoni si usa ancora lo scappellotto.-

Bisogna, invece, discutere con i ragazzi trattandoli come pari, dando loro dei consigli su come comportarsi e cercando di far capire dove stanno gli errori e come correggerli.-

Il problema resta quello dei genitori troppo permissivi, che abituano i figli a vivere senza regole, creando poi problemi agli insegnanti, che non sanno come gestirli.- (“la Repubblica”, p. 20 del 2-1-2017).-

 


 

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