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di Fabrizio Fonte

Il «Turismo Lento» – «Slow Tourism» per gli anglofoni – è una filosofia di vita applicata al viaggio. Ovvero promuovere la qualità e l’esperienza contrapponendosi ad un turismo di massa veloce e di consumo, che poco valorizza le tipicità di un luogo e l’Italia è, per fortuna, sempre più meta di un turismo scelto e consapevole di chi viene per la storia del nostro paese, cercando eccellenze e bellezza. Per difendersi, pertanto, dalle masse mordi e fuggi, che rischiano invece di travolgere città, patrimoni e paesaggi, il 2019 (dopo il 2016 anno dei Cammini, il 2017 anno dei Borghi ed il 2018 anno del Cibo) sarà l’anno nazionale del «turismo lento». Il 2019 sarà quindi un ulteriore modo per valorizzare i territori italiani meno conosciuti e rilanciarli in chiave sostenibile con esperienze di viaggio innovative, dai treni storici ad alta panoramicità agli itinerari culturali, i cammini, le ciclovie o i viaggi a cavallo. Intanto, sul portale www.camminiditalia.it, si può partire alla scoperta dei 6.600 chilometri e 147 snodi (dove è possibile cambiare tragitto come sulla Metro) mappati. Si va dai percorsi dedicati ai santi, come i cammini francescani, lauretani e benedettini, a quelli sulle orme dei briganti attraverso l’Aspromonte. E poi il cammino di Dante, nei luoghi dove scrisse la Divina Commedia, e il sentiero della Pace che ripercorre le memorie della Grande Guerra. E ancora la via Appia, la Francigena, la via degli Dei, San Vicinio, la via degli Abati e il Sentiero Durer. In Sicilia paradossalmente sono previsti, al momento, solo due cammini ovvero la «Magna Via Francigena» ed il «Trekking del Santo». Il primo cammino che unisce Palermo e Agrigento non si può definire come un’unica strada, ma un insieme di vie diverse e, a testimonianza che esistesse un collegamento tra le due città fin dall’epoca romana, partendo dalla Cattedrale di Palermo si incontrano, infatti, la Cattedrale di Monreale e la Piana degli Albanesi. Attraversando le distese di grano verso Corleone, si arriva presso la Riserva Naturale di Monte Carcaci, fino a giungere a Castronovo di Sicilia. Le ultime tappe toccano il borgo minerario di Comitini e di Aragona e, superato l’ultimo tratto di campagna, raggiungono la rocca di Agrigento dove la Rupe Atenea si affaccia sul Mediterraneo e sulla Valle dei Templi. Il secondo cammino, invece, prende vita, ripercorrendo il viaggio di San Nicolò Politi eremita, dal Parco dell’Etna al Parco dei Nebrodi. Un trekking di quattro giorni passando per la lava dell’Etna, attraverso ponti su torrenti, nei boschi e nelle radure lungo la Dorsale dei Nebrodi. È tuttavia evidente che l’offerta di sentieri che potrebbero essere perfettamente inseriti nell’elenco dei cammini in Sicilia è invece pressoché sterminato. A partire proprio dalle tratte ferroviarie che se, da un lato, ci fanno vergognare per essere ancora presenti dei vagoni che si muovono su dei mono-binari e con delle carrozze motorizzate a gasolio. Dall’altro potrebbero rientrare pienamente nella logica del «turismo lento» in dei circuiti che garantirebbero a molti piccoli centri, un tempo provvisti di una stazione ferroviaria, di tornare ad essere frequentati da turisti e visitatori. Le premesse, di conseguenza, se s’inserissero queste tappe ferroviarie ci sarebbero tutte per realizzare indimenticabili viaggi indietro nel tempo fra le campagne siciliane. Possibilmente su dei convogli d’epoca dove entusiasti viaggiatori andrebbero ad immergersi in un itinerario ricco di emozioni, per approfondire la conoscenza dei luoghi attraverso delle visite guidate in musei, ma anche per effettuare degustazioni dei prodotti tipici della filiera agro-alimentare. È giunto il tempo di mettere a sistema produttivo tutto ciò che possiamo. Anche gli aspetti negativi se necessario, perché appare ormai non più rinviabile mettere in moto la nostra economia produttiva. E considerato che alle nostre latitudini di lento c’è tutto, a partire dalla burocrazia, almeno affidiamoci a questa tipologia di turismo.                Magari recupereremo qualche “spicciolo”.

 

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